Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 61 del 24 maggio 2011

In Commissione
Affari costituzionali
Definizione dei nuovi servizi ausiliari di attività di polizia affidati agli steward
Semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi
Programmazione economica, Bilancio
Carta delle autonomie
Finanze e Tesoro
Atto comunitario relativo alla definizione della base imponibile consolidata comune per le imposte sulle società
Indennizzi per le aziende creditrici della Libia
Sanità
Indagine conoscitiva sulla Croce Rossa Italiana: audizioni di esperti
Riordino del servizio farmaceutico


In Aula
Disciplina della rappresentanza istituzionale locale degli italiani residenti all'estero
Mozione sulla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare italiana

OMOFOBIA: I DIRITTI DEVONO ESSERE UGUALI PER TUTTI
La scorsa settimana a tenere banco non è stato solo l’esito delle elezioni amministrative e il conseguente prolungarsi della campagna elettorale in attesa dei ballottaggi. La Commissione Giustizia della Camera ha infatti respinto il disegno di legge dal titolo “Norme contro le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere” presentato dall’Onorevole Concia, ieri il testo è passato all’esame dell’Aula, anche se la conferenza dei capigruppo ha stabilito che il voto slitterà dopo i ballottaggi. In attesa di come evolverà il dibattito a Montecitorio non è superfluo fare alcune considerazioni in merito alle presunta arretratezza del nostro Paese rispetto alle norme europee che, come sempre, sono invocate o vituperate a seconda della convenienza. “Quando si entra nella sfera del privato e di scelte così importanti come quelle che riguardano l’orientamento di genere occorre grande equilibrio e pacatezza – commenta la Senatrice Laura Bianconi – il nostro non è un Paese intollerante, meno che mai omofobo. Il punto, come è stato da più parti osservato, è che l’omosessualità da orientamento da tutelare da ogni forma di violenza e discriminazione è diventata prima un diritto poi una condizione superiore. Il tanto invocato articolo 3 della Costituzione (tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge) pare non essere più così importante quando si tratta di introdurre nel codice penale l’aggravante nel caso di lesioni, minacce e ingiurie nei confronti di omosessuali. Picchiare un omosessuale, nelle intenzioni di chi si è espresso a favore di questa legge, è più grave che picchiare un eterosessuale (uomo o donna che sia). Anni di battaglie civiche per condannare la violenza in ogni sua forma spazzati via come per incanto, così pure come anni di battaglie femministe. Il cammino per superare le discriminazioni è ancora lungo, ma potrà essere compiuto solo se esse verranno individuate nella loro esatta realtà e consistenza”. 

AMBIENTE: I CORMORANI METTONO A RISCHIO L’ECOSISTEMA DEI NOSTRI FIUMI
La Senatrice Laura Bianconi ha presentato interrogazione parlamentare (di seguito riportata) ai Ministri dell' Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, della Salute, delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per chiedere interventi urgenti per preservare l’habitat dei nostri fiumi dalla minaccia rappresentata da una sempre maggiore presenza dei cormorani. “Negli ultimi anni – commenta Bianconi - non trovando specie antagoniste i cormorani hanno trovato un ambiente ideale in diverse aree fluviali italiane, creando delle vere e proprie colonie stanziali. Il problema è costituito dal fatto che ciascun cormorano ingerisce circa mezzo chilo di pesce al giorno e questo sta provocando il progressivo impoverimento delle specie ittiche presenti nei nostri e un grave danno per l’ambiente e l’economia".

Premesso che,
- nel settembre del 2008 si è concluso il progetto di monitoraggio dell’ittiofauna del Fiume Po commissionato dall’Autorità di bacino del Fiume Po. Si tratta del primo studio sperimentale sulla fauna ittica compiuto lungo l’intero corso del fiume, dalle sorgenti fino al delta e alle zone marine limitrofe. Oggetto del lavoro è stata la realizzazione di uno studio della fauna ittica del fiume ai fini della redazione della Carta Ittica, dell’individuazione delle strategie ottimali di gestione e di tutela dell’ittiofauna e dell’ecosistema fluviale e dell’applicazione della Direttiva 2000/60/CE;
- l’estensione e la complessità, insieme alla sua collocazione geografica, la geomorfologia, la connessione con una vasta e intricata rete idrica che annovera tra gli affluenti numerosi corsi d’acqua di grande importanza, rendono il Fiume Po un ecosistema fluviale unico e ineguagliabile, in grado di accogliere, in condizioni di naturalità, la più grande biodiversità esprimibile in un corso d’acqua italiano, nonché in grado di rappresentare, tranne poche eccezioni, l’intero campionario delle specie;
- l'area del delta del Po unitamente a tutta la costa, a causa delle alterazioni dell’habitat acquatico, vedono fortemente minacciato tutto il delicatissimo sistema della fauna ittica. Le cause principali di queste alterazioni non sono però da imputare solo a fattori ben noti quali una navigazione poco controllata e il bracconaggio ma, soprattutto negli ultimi anni, la causa principale è l’incremento della pressione predatoria da parte degli uccelli ittiofagi, che ha notevolmente concorso ad impoverire l’ittiofauna secondo dinamiche che sono purtroppo poco controllabili ed evidenti;
- anche molte associazioni ambientaliste di tutta Europa sono unanimi nel sostenere che in particolare l'azione predatoria dei cormorani è una seria minaccia per il mantenimento di un giusto equilibrio della fauna ittica di molti fiumi e di molte coste europee infatti, sono già diversi i Paesi europei che hanno dovuto affrontare i pesanti danni economici ed ambientali provocati da questi volatili;
si chiede di sapere:
- se i ministri interrogati sono a conoscenza che i cormorani non sono più una specie di passaggio sui nostri bacini idrici ma che sono oramai una specie divenuta stanziale, soprattutto nelle zone summenzionate in cui il numero è in costante aumento, pari a circa 3/ 4 mila cormorani, diventando fin troppo eccessivo per il nostro territorio, tanto da diventare un problema serio per la fauna ittica che rischia così la distruzione visto l'elevato numero di pesci di cui si ciba quotidianamente un cormorano, pari a 500 grammi al giorno. Risulta, pertanto, evidente che questo significa l'annientamento di tonnellate di pesce in pochi giorni ed anche una seria crisi economica per tutte le aziende ittiche della zona;
- se non si ritengano necessario, per prevenire un vero e proprio disastro ambientale, agire in tempi rapiti con azioni volte ad una riduzione selettiva di questa specie di volatili partendo da un accurato controllo della nidificazione, così come ad adottare sistemi di protezione della fauna ittica della zona in modo da non rendere idoneo il sito ambientale, soprattutto quello delle Valli di Comacchio, ad una stanziale presenza di questa specie di volatili.



Pur se non con l’attenzione che meriterebbero (ma si sa che i media vogliono sempre carne fresca per le loro tavole) continuano, per iniziativa di amministrazioni, enti e associazioni gli incontri e i dibattiti sul 150° dell’Unità d’Italia. Questa settimana Spazio libero propone un altro dei propri personalissimi contributi ricordando che nel 2011 ricorre il 100° anniversario della morte di Pellegrino Artusi, l’uomo che con la sua opera La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, pubblicato nel 1891, ha contribuito a unificare l’Italia dal punto di vista gastronomico. Non vi daremo la ricetta della Minestra del Paradiso o del Bue alla California (tanto se cercate bene un’edizione magari d’antan in casa la trovate), ma un originale ritratto di un aspetto meno noto e indagato di Pellegrino Artusi scritto da Elsa Mazzolini, Direttore responsabile de “La Madia travelfood”, bellissimo mensile di economia e cultura del cibo, della ristorazione, dell’acoglienza.

LEI E ARTUSI
Non proprio da gentiluomo il rapporto dello scrittore forlimpopolese con le donne

C’erano una volta i “mestieri” femminili, esercitati in casa senza clamore, senza enfasi, senza storia: imprigionate in un ruolo fisico e mentale smisuratamente sottovalutato, le donne erano cuoche, sarte, educatrici, artigiane di piccoli e grandi capolavori privati.
La dimensione domestica era una misura obbligatoria che precludeva ogni possibilità di affrancamento.
I “mestieri”diventavano per incanto professioni, espressioni d’arte, di cultura, di creatività, mezzo privilegiato per emergere soltanto in mano agli uomini.
Sono loro che hanno fatto le leggi e scritto la storia, e poco importa se dietro al successo di un uomo si è sempre nascosta l’abnegazione, la collaborazione, la solidarietà di una donna.
Questo è accaduto, ovviamente, anche in cucina dove gli scippi di ricette e di abilità femminee sono stati una prassi consueta ed abusata.
Fino a quando la cultura è accessibile solo agli uomini, i testi sono scritti da uomini, e uomini sono gli chef, la discriminazione sessista in cucina è stigmatizzata da dichiarazioni di questo tipo: “Sessant’anni fa solo le case di prima categoria avevano cuochi; più della metà delle autorità si serviva di semplici cuoche”.
La brillante osservazione risale al 1765 ed è di Charles Duclos, ma ci suona stranamente attuale.
Più tardi Jean Francois Revel sentenzia che “ci sono più grandi cuochi fasulli che vere buone cuoche” e che il professionismo culinario è appannaggio del sesso forte in quanto “c’è una distinzione netta tra la cucina della cuoca, trasmessa dall’abilità manuale e dall’istituzione familiare e la cucina del cuoco, che si richiama all’invenzione e alla riflessione “.
In parole povere: ripetitiva lei, geniale lui, secondo un razzismo ideologico ancor oggi diffuso.
Eppure è proprio da questo mondo di muliebre ripetitività silenziosa, codificata e manipolata anche da altri prima di lui, che l’Artusi trae ispirazione per realizzare un’opera destinata alle donne borghesi del tempo e poi, per naturale e imprevista palingenesi, a innumerevoli altre fino ad oggi.
Dunque a sessant’anni, ultimo approdo dopo alcune deludenti esperienze letterarie, l’Artusi decide di riciclarsi nel ruolo di demiurgo della gastronomia e di mettere insieme quel frammentario patrimonio di tradizioni casalinghe, di polverose e paludate ricette antiche, di conoscenze apocrife, adatte a confluire nel microcosmo ordinato, livellato, asettico e rassicurante che è la “Scienza in cucina”.
E qui le informazioni via via fornite dalla misteriosa “Egregia signora” con la quale Pellegrino ha un proficuo carteggio, quella della signora Adele, di Giulia Lazzari, della fedele Marietta, finiscono come nella pentola dello chef che, coscienzioso, aggiusta di sale, aggiunge qualche ingrediente, dosa quantità e tempi.
In particolare, il debito morale con la domestica Marietta, donna fiorentina di bell’aspetto e di soavi maniere, dovette per forza essere consistente se è vero che l’Artusi si sentì in dovere di lasciarle un’ eredità di 8 mila lire, di non cambiare mai il nome “Panettone Marietta” con quello corrente di “Panettone Milanese” e se è vero, come è vero, che gli ospiti in casa Artusi ricordano questa importante figura che alterna al ruolo di cuoca eccellente, quello di amabile padrona di casa e di domestica fidata del banchiere – letterato.
Ma più in generale, quale rapporto intercorreva tra il vate della cucina borghese e l’altra metà del cielo? Di diffidenza, di ipocondriache attenzioni quando non era di stizzosa avversione.
Ricordo qui l’accenno ad una giovane che fornì al Nostro la ricetta del “Pudding Cesarino” e che egli descrive come “giovane e piuttosto bella, religiosa e onesta, ma di quei tipi che, senza volerlo, sono capaci, per leggerezza, di compromettere le persone che li avvicinano”.
Questa donna è in gamba e Pellegrino ne è spaventato: la bellezza e l’intelligenza femminile sono vissute come una minaccia, capace di turbare (o compromettere, come dice questo ammiratore molto probabilmente respinto) l’ordinato mondo virile.
Ma badiamo a come l’Artusi non faccia differenza solo tanto tra uomo e donna, bensì anche tra donna e donna .
Mentre con le signore della borghesia è formale o legnosamente ossequioso, con le popolane è violento: “Mal si prestano le cameriere – egli scrive - a portare in capo quelle berrette bianche chiamate altrimenti cuffie, infatti quando non sono più giovani e non sono belle, con quell’aggeggio in capo sembrano la bertuccia”.
Le balie, al contrario, con quei tanti fiocchi e nastri di vario colore adornante, risvegliano l’idea della “mucca quando è condotta al mercato”.
Lui invece, vestito ad oltranza come un dandy, in redingote scura, scarpe con le ghette, cilindro su ampi basettoni bianchi, difende il proprio stato di scapolone fino a 90 anni, autocitandosi e celebrandosi nei convivi e disprezzando - attraverso quella “signorina educata in un collegio del cantone francese che colà si era provveduta dal trattato di cucina di Madam Roubinet e volgendo a questo tutta la sua simpatia, poco si curava del mio”- la propensione di alcuni verso quella certa cucina francese che Artusi si piccava di non definire “grande”.
Malgrado il suo codice culinario fosse destinato, nelle intenzioni sempre chiaramente espresse, ad un pubblico medio-alto femminile, alle donne il Nostro riserva quei consigli infastiditi che di solito si danno ai malati e ai deboli di spirito e di corpo.
“Avverto le signore di non debilitarsi coi continui dolciumi”, scrive nella prefazione alla “Cucina per gli stomachi deboli”. La ricetta numero 257 reca invece la seguente introduzione: “Il cibreo è un intingolo… opportuno alle signore di stomaco svogliato e ai convalescenti”.
Pure schizzinose le donne incontrare dall’Artusi che annota nella ricetta 53 (Zuppa alla Stefani): “Delle Signore alla mia tavola, per un poco di odore di noce moscata, facevano boccacce da spaventare”.
Solo quando sono ormai sul viale del tramonto le rappresentanti del sesso debole non intimoriscono più il Santo Pellegrino che parla di una “buona vecchia signora, la cui memoria porto scolpita nel cuore” e che gli ispira la stesura di una “Conserva di Rose”.
Ma non starò qui oltre a dilungarmi sulla misoginia di un uomo che alle donne, come tanti, deve molto (forse pensò di mettersi in pari con un lascito in denaro destinato alle fanciulle forlimpopolesi fino ai 35 anni di età, purchè illibate (!!).
Mi piace concludere pensando alla riscossa di M.me Blanc (2 stelle in Francia prima ancora di suo figlio George), di Luisa Valazza del “Sorriso” di Soriso in provincia di Novara, di Annie Feolde dell’Enoteca Pinchiorri che ha saputo abbinare ai grandi vini selezionati dal marito, i suoi piatti geniali, di Nadia Moroni di Aimo e Nadia a Milano, di Valeria Piccini, grande nella piccola Montemerano, ora famosa grazie a lei e ad altre che, con o senza i precetti dell’Artusi, davanti o dietro la figura dei loro uomini, hanno scritto e stanno scrivendo le più belle pagine della  "GASTRONOMIA”.

(Elsa Mazzolini – Direttore responsabile de “La Madia travelfood”)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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