Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 69 del 12 luglio 2011

In Commissione
Affari istituzionali
Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria
Affari esteri, immigrazione
Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria
Modifiche allo statuto del Fondo monetario internazionale
Bilancio
Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria
(audizioni di categorie economiche e sindacali)
Istruzione pubblica
Audizione del Ministro per i beni e le attività culturali sulle linee programmatiche del suo dicastero
Contributi enti di ricerca sul Medioevo
Agricoltura
Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria
Lavoro, previdenza sociale
Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria
Sanità
Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria
Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni
Politiche dell’Unione europea
Atto comunitario che stabilisce il diritto a un difensore nel procedimento penale

In Aula
Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria

LAURA BIANCONI ALLA FESTA DI MIRABELLO: ADESSO AIUTIAMO TUTTI ALFANO NEL SUO COMPITO
Si è conclusa domenica scorsa a Mirabello, in provincia di Ferrara, la Festa della Libertà del Pdl. Suggestivo ed evocativo il titolo della manifestazione, "Il nostro canto libero", mutuato dalla celebre canzone di Lucio Battisti. Alla festa di Mirabello ha partecipato anche la Senatrice Laura Bianconi, intervistata da Dario Caselli.
Senatrice, allora Alfano ha galvanizzato la platea del Pdl?
Senza dubbio. Il Pdl ha bisogno di riaversi attraverso una grande battaglia che è quella di una presenza sul territorio. Del ritorno a parole e valori chiave come l’impegno, l’onestà, la capacità, la partecipazione, la meritocrazia. Tutti concetti che sono sempre stati molto cari al nostro popolo. E credo che Alfano li abbia intercettati ed anche interpretati in maniera molto originale.
Berlusconi attraverso le colonne di Repubblica ha annunciato che il prossimo candidato premier sarà Alfano. Il diretto interessato ha precisato che il leader sarà scelto con le primarie. Che ne pensa?
Credo che Alfano abbia assolutamente interpretato bene la grande generosità del presidente, che già dal Consiglio Nazionale lo aveva indicato come un leader su cui costruire e rivitalizzare il partito. Ma allo stesso tempo Alfano ha lanciato quello che poi era un concetto caro al presidente e cioè adesso l’introduzione delle primarie. La scelta da parte del popolo deve diventare adesso il banco di prova per tutti i prossimi candidati e naturalmente anche del prossimo premier.
Via libera quindi anche nel centrodestra alle primarie?
E’ ovvio. Questo passo si deve compiere al netto della nostra esperienza e dell’essere Pdl. Credo che assolutamente questa sia la strada tracciata e che sia anche una valutazione giusta che fa il nuovo segretario all’indomani dell’esperienza di Fini e Berlusconi.
Alfano ha anche guardato oltre, alla possibilità di un’unità dei moderati. E’ d’accordo sulla road map tracciata?
Alfano ha detto due cose importanti e che mi hanno convinto molto. La prima è che il bipolarismo in Italia è ormai una realtà, accettata dai cittadini. La seconda cosa è che in Europa noi lavoriamo con parlamentari che hanno la concezione della famiglia, della società e dell’impresa che corrisponde totalmente alla nostra. Sono gli amici dell’Udc ma anche parlamentari moderati della sinistra, del Pd che su molti temi in Europa, e non solo, votano con noi. Credo che Alfano voglia seguire questa strada già tracciata.
Un PPE italiano?
I moderati devono ritrovare la loro storia per lavorare ad un contenitore più ampio. Lo costruiremo insieme. Noi lanciamo questa proposta ma sappiamo benissimo che è necessaria una pausa di riflessione e che non bisogna essere precipitosi. Si deve costruire un percorso che ci conduca lì, al PPE italiano. I moderati devono tornare a stare sotto la stessa bandiera. Che è quella della famiglia, della libertà della persona e dell’impresa.
Giovedì all’apertura dei lavori Maroni ha detto che il rapporto con il Pdl è solido e strategico, ieri Alfano ha sbarrato la strada a governi di transizione. Si andrà quindi alla fine della Legislatura?
Certo. Non ci sarà alcun governo di transizione perché significherebbe tradire gli elettori. La scadenza naturale credo sia nei fatti. Questa maggioranza a tutti i voti di fiducia ha reagito addirittura aumentando il consenso. Sono in cantiere tutta una serie di strategiche riforme e poi, diciamocelo chiaramente, questa situazione economica dovrebbe imporre anche alla sinistra una maggiore prudenza. Le elezioni anticipate e la confusione potrebbero lanciare ai mercati esteri cattivi messaggi, mettendo in pericolo quello che stiamo costruendo e facendo con molta fatica, grazie anche all’impegno dei cittadini.
Tra tutti questi applausi e questa festa, vede però dei rischi per Alfano?
Il rischio maggiore è se tutti insieme non l’aiutiamo a fare quello che lui ha promesso. E non è il suo rischio personale ma quello di un popolo. Io vedo soltanto questo. Capisco che ci possano essere sottolineature, sensibilità diverse. E’ comprensibile perchè il Pdl è un grande contenitore di anime e pensieri, ma se non si capisce che in questo momento bisogna mettere da parte la tattica per arrivare alla sostanza siamo tutti a rischio. E’ il momento di tracciare davvero una nuova prospettiva per il futuro. Se non si capisce questo significa che si è miopi e se si è miopi è bene che il popolo italiano ci mandi a casa.

TUMORE SENO: PRESENTATA IN SENATO LA PUBBLICAZIONE DELL’INDAGINE CONOSCITIVA
"La Commissione Igiene e Sanità del Senato ha compiuto un atto istituzionale molto importante affrontando con questa Indagine conoscitiva alcune patologie degenerative che colpiscono gran parte della popolazione".
Questo quanto ha dichiarato oggi la Senatrice Laura Bianconi nel corso della presentazione del volume che raccoglie il lavoro svolto dalla Commissione. "Dai dati emersi durante l'indagine - sottolinea Bianconi, che ha seguito la parte relativa al tumore al seno - risulta che l'incidenza di questo tumore ha registrato un aumento negli ultimi anni, accompagnato però da una diminuzione della mortalità grazie alla diagnosi precoce e alle migliori terapie integrate. L'indagine ha anche messo in luce come il trattamento di questo tipo di tumore sia basato su un approccio sempre più multidisciplinare, in cui chirurgia, radioterapia e farmacologia sono integrate. Il carcinoma alla mammella colpisce in Italia 1 donna su 8, i casi diagnosticati ogni anno sono 40.000 e rimane sempre il tumore più frequente nel sesso femminile. Lo scopo dell'indagine – continua Bianconi - era anche quello di analizzare l'accesso alle cure previste dal Servizio Sanitario Nazionale e, soprattutto, i livelli dei programmi di screening nelle varie realtà regionali. E' emerso che al Nord 8 donne su 10 dichiarano di essersi sottoposte almeno una volta ad un esame mammografico, al Sud questo accade solo per 2 donne su 10. Alla luce di questi dati, ciò che si raccomanda è di migliorare gli screening già attivati per innalzare a 74 anni il range di età delle donne coinvolte e supportare la sperimentazione di nuove modalità di diagnosi per le donne dai 40 - 50 anni. L'Italia - insiste Laura Bianconi - è chiamata dal Parlamento europeo ad attivare entro il 2016 un numero adeguato di Centri di Senologia certificati (Breast Unit), questo è un obiettivo che non possiamo fallire. Ma - conclude - vorrei che fosse dato un grande messaggio di speranza a tutte le donne: oggi dal tumore alla mammella si può guarire, le molecole dei nuovi farmaci, i programmi di screening sempre più accurati e la cura in centri di riferimento come le Breast Unit sono un'arma vincente, unitamente al supporto informativo e psicologico delle tante Associazioni che assistono le donne colpite da questa patologia".


PIANO SANITARIO NAZIONALE - PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE
La scorsa settimana la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha concluso l’esame del PSN, un documento fondamentale per la programmazione dell’assistenza sanitaria. Di seguito riportiamo il parere approvato dalla Commissione Igiene e Sanità.

La 12a Commissione permanente, esaminato lo schema in titolo, rilevato che il Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 ha il grande merito di cogliere i cambiamenti intervenuti nei bisogni di salute, esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:
1) appare opportuno un ulteriore approfondimento riguardo ad alcune criticità evidenziate nello stesso documento, a partire dall'annosa questione delle liste d'attesa che rischiano di compromettere il diritto all'accesso alle cure per le classi economicamente svantaggiate. Sebbene il Piano preveda già una rosa di interventi e di strumenti a livello regionale per un appropriato accesso alle prestazioni sanitarie, evitando quel ricorso al settore privato che è più difficile per i ceti meno abbienti, sarebbe opportuno incidere ulteriormente a livello locale per una sostanziale riduzione dei tempi d'attesa.
2) Al Capitolo 1 il PSN affronta il nodo della governance del Servizio sanitario nazionale (SSN), legandolo alle esigenze derivanti dalle modifiche introdotte con il federalismo. A tale riguardo, sarebbe d'uopo definire regole certe nella governance dei diversi livelli istituzionali nel settore sanitario che, alla luce di un più marcato avanzamento verso il federalismo fiscale e il rafforzamento delle autonomie, contemplino un necessario sistema di contrappesi, delineato da uno Stato centrale forte, capace di esprimere indirizzi e garantire un'adeguata azione di monitoraggio attraverso un aggiornamento degli indicatori sull'efficacia e sull'efficienza delle prestazioni, in particolare nelle Regioni sottoposte a Piano di rientro.
3) Nell'ambito delle sfide e delle azioni per lo sviluppo del Servizio sanitario nazionale sono compresi, tra le priorità, investimenti per l'ammodernamento strutturale, presa in carico del paziente, ottimizzazione dell'impiego delle risorse umane. A tale proposito occorre comprendere che tipo di investimenti potranno essere destinati alle alte tecnologie, da impiegare nei centri di eccellenza, e indicare misure concrete per una reale presa in carico del paziente soprattutto in ambito territoriale. Per ciò che concerne le risorse umane andrebbe incoraggiata una migliore distribuzione dei medici, maggiormente rispondente alle effettive esigenze di sanità, attraverso l'adozione di linee di indirizzo rivolte alle Regioni, affinché possano essere individuate piante organiche corrispondenti ai reali fabbisogni. In tal senso sarebbe auspicabile uno sblocco del turn over, in particolare nelle Regioni con piano di rientro, anche in risposta ai fabbisogni sanitari, in particolare per alcune specialità.
4) Inoltre, in considerazione dell'invecchiamento della popolazione, dell'incremento della cronicità e dell'incidenza di patologie connesse all'aumento dell'età anagrafica, si segnala l'esigenza di avviare un'organica riflessione in merito ad un piano nazionale per il diabete, anche alla luce della mozione recentemente approvata dal Senato sulle malattie croniche (n. 1-00388).
5) Si osserva che nella sezione percorso nascita non c'è menzione alcuna relativamente alla nascita pretermine, nonostante le gravose conseguenze che ne possono scaturire e la necessità di un'adeguata strategia di prevenzione, trattamento e follow up.
6) Sarebbe opportuno introdurre specifici riferimenti alla spesa farmaceutica ospedaliera e ai relativi livelli di appropriatezza, efficienza ed economicità.
7) Infine, nella parte del Piano che tratta della sanità pubblica e benessere animale, andrebbe maggiormente accentuata la parte che riguarda il benessere animale sulla base del principio che riconosce gli animali come esseri senzienti.




La situazione economico-finanziaria del nostro Paese, e non solo, continua ad essere al centro dell’agenda politica. Questa settimana inizia l’esame del decreto di stabilità, all’ordine del giorno di tutte le commissioni e che da anticipazioni dovrebbe essere votato giovedì.  La scorsa settimana invece c’è stato il voto di fiducia sul cosiddetto decreto sviluppo. Per comprendere l'importanza di questo provvedimento Spazio libero propone ai suoi lettori l’intervento del vicepresidente Vicario del Gruppo Pdl, Senatore Gaetano Quagliariello.

DECRETO SVILUPPO, MISURE NECESSARIE E POSITIVE PER IL PAESE
Signor Presidente, colleghi senatori, signori del Governo, avevamo promesso che avremmo dato un segnale al Paese e oggi iniziamo a mantenere la promessa.
Fin qui abbiamo assicurato la stabilità nonostante la più grave crisi economico - finanziaria dal 1929; abbiamo garantito la coesione sociale e la tenuta dei conti del Paese; abbiamo fatto sì che l'Italia, di fronte allo spettro del fallimento di Stati sovrani, si trovasse dalla parte di chi era in grado di aiutare e non fra coloro che avevano bisogno di aiuto.
Oggi ci accingiamo ad approvare un provvedimento che fin dal suo nome, decreto sviluppo, segna una ripartenza ed un rilancio. Un rilancio non effimero, perché poggia sulla stabilità e non si nutre di quella spesa in deficit che scaricherebbe il nostro presente sul futuro dei nostri figli. Un rilancio non episodico, non contingente, poiché è solo il primo passo di un percorso che da qui al 2014 porterà l'Italia a pareggiare il proprio bilancio così come non questa maggioranza, ma il Paese intero si è impegnato a fare con l'Europa.
Presidente, sarò ingenuo, ma mi ero illuso che al dunque l'opposizione avrebbe messo da parte la propaganda e la strumentalità per scrivere insieme una pagina per il Paese, approvando misure che non si possono non condividere perché agevolano l'impresa, incentivano l'occupazione dei più deboli e lo sviluppo delle aree sottoutilizzate, valorizzano le nostre specificità e puntano a ridurre la distanza fra Nord e Sud.
Allentano le maglie soffocanti di una burocrazia divenuta nei decenni ipertrofica, mettono fine a vessazioni inique, smentiscono la falsa e fuorviante equazione secondo la quale, a procedure più snelle ed efficienti, dovrebbe corrispondere una minore trasparenza. Questo provvedimento dimostra che è vero l'esatto contrario.
È tutto ciò che serve? Certamente no, ma è tanto di ciò che in questo frangente storico ci è consentito fare, anche con un pizzico di fantasia alla quale la limitatezza delle risorse disponibili impone di far ricorso.
Eppure, colleghi della sinistra, voi vi opponete oggi a questo provvedimento per lo sviluppo. Lo fate un po' per strumentalità politica e un po' nascondendovi dietro quella singolare professione chiamata "benaltrismo" di cui qui vi sono alcuni professori emeriti. Per cui, di fronte a qualsiasi proposta, invece di valutarla nel merito, si dice che ben altro servirebbe al Paese.
E allora, se è sul metro del "ben altro" che dobbiamo misurare le nostre risposte di Governo, cominciamo col dire che ben altri sono i sacrifici che Paesi civilissimi dell'Occidente hanno imposto ai propri cittadini per far fronte alla crisi. Ben altri sono stati i tagli alla spesa e la stretta sui servizi. Ben altre sono state le ricadute in termini di disoccupazione e impoverimento in certi Paesi socialisti dai quali l'opposizione di casa nostra ci ha a lungo invitato a prendere esempio: valga su tutti la Spagna di Zapatero. Mentre in Italia il Governo e la maggioranza hanno destinato decine di miliardi di euro agli ammortizzatori sociali. Smentitelo, se avete la possibilità.
Signor Presidente, molti non se ne sono accorti, probabilmente neanche in quest'Aula, ma nel pieno della crisi l'Italia è scesa dal podio nero dei maggiori debiti pubblici del mondo: se prima eravamo al terzo posto ora la Germania ci ha superato, perché la sua situazione pregressa le ha dato la possibilità di reagire alla crisi aumentando la spesa pubblica. Noi questa opzione non l'abbiamo avuta, nemmeno come possibilità, a causa della zavorra di debito pubblico che grava sulle nostre spalle. Se l'avessimo praticata, per il nostro Paese sarebbe stata la catastrofe.
Nel cortile di casa nostra l'opposizione ha preferito non considerare tutto ciò per crogiolarsi sulla scia di recenti e singolari sortite di qualche agenzia di rating sulle cui tempistiche e modalità la CONSOB fa bene a chiedere chiarimenti.
E allora c'è da chiedersi, e senza retorica: perché la nostra opposizione sembra gioire ogni volta che un'agenzia di rating solleva un dubbio per l'Italia e tace quando la stessa agenzia, qualche giorno fa, evidenzia rischi per la Spagna, per il Portogallo, per la stessa Francia, mettendoli a confronto con il differente percorso del nostro Paese? Non c'è in questo atteggiamento una sindrome antinazionale, la stessa che si può ritrovare nel modo in cui vengono alimentate campagne denigratorie sui giornali stranieri, manovre di palazzo e aggressioni mediatico-giudiziarie?
In piena coerenza con questo atteggiamento, colleghi della sinistra, oggi dite ancora una volta no, e, quando vi si è chiesto di suggerire qualche alternativa, avete saputo proporre soltanto nuove spese, senza copertura.
Dovrete spiegarlo agli italiani perché dite no al credito d'imposta per le imprese che finanziano la ricerca, che investono nelle aree sottoutilizzate e che nelle Regioni del Sud assumono lavoratori svantaggiati; perché dite no a misure che autorizzano l'emissione di titoli di risparmio per l'economia meridionale fiscalmente agevolati e perché dite no a nuove forme di contratti di programma per la ricerca strategica destinati soprattutto alle aree più disagiate e al Mezzogiorno.
Dovrete spiegare perché dite no a un provvedimento che mette un freno a misure di riscossione coattiva eccessivamente rigide, che rende meno farraginose le detrazioni fiscali e le procedure contabili, che incentiva la riqualificazione urbanistica ed edilizia garantendo al tempo stesso maggiore trasparenza, che interviene sulla pianta organica di settori strategici, che incrementa la digitalizzazione della pubblica amministrazione, che rende più attrattivi gli investimenti nel nostro Paese, che valorizza le specificità italiane nel settore turistico, portuale ed agricolo.
L'unica cosa su cui oggi non dovrete dare spiegazioni, colleghi dell'opposizione, è il vostro voto contrario a misure che rendono più semplice far nascere un'impresa: in questi giorni, infatti, avete dimostrato che voi le imprese preferite farle morire.
Per noi, signor Presidente, colleghi senatori, la difesa dell'impresa ha un valore sociale primario perché significa difesa dei lavoratori, delle loro famiglie, dell'avvenire dei loro figli, e lo consideriamo un principio assoluto, indipendentemente da questioni di metodo, di grammatica istituzionale e di galateo; soprattutto, senatore Latorre, è per noi un principio che vale se l'impresa fa riferimento a un nostro amico politico ma vale a maggior ragione se l'impresa è dì un nostro avversario.
Per questo, signor Presidente, nelle prossime ore insieme al presidente Gasparri e a tutto il Gruppo del PdL presenteremo un disegno di legge che riproponga in termini strutturali e ben articolati quella norma su cui tanto si è polemizzato e che, proprio per via di queste polemiche, è stata eliminata dalla manovra Tremonti appena licenziata dal Governo. Ne parleremo a tempo debito.
Crediamo però che tutto questo abbia molto a che fare con l'economia e abbia molto a che fare con lo sviluppo. A proposito dello sviluppo, Presidente, l'Aula si accinge a licenziare un provvedimento importante, che tocca nodi nevralgici dello Stato sociale e del sistema produttivo del Paese. Non siamo così presuntuosi da ritenere che da oggi le difficoltà siano superate. Crediamo però che sia un buon inizio, e che per inseguire il «ben altro» impossibile l'opposizione abbia perso un'occasione per contribuire al rilancio possibile.
Noi questa occasione non la vogliamo perdere, ed è per questo che annuncio il voto favorevole del Popolo della Libertà.

(Sen. Gaetano Quagliariello – Vicepresidente Vicario del Gruppo Pdl)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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