Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 70 del 19 luglio 2011

In Commissione
Affari istituzionali
Attuazione delle direttive per la libera circolazione dei cittadini comunitari e rimpatrio dei cittadini irregolari di paesi terzi
Carta dei doveri della Pubblica Amministrazione
Giustizia
Prescrizione e durata del processo
Remissione tacita di querela
Affari esteri, immigrazione
Proroga missioni internazionali
Bilancio
Disposizioni a favore dei territori di montagna
Riforma dell’ordinamento portuale
Istruzione pubblica
Interventi per il dissesto finanziario delle Università
Problematiche in materia di diritto d’autore nel settore internet
Sanità
Norme per la commercializzazione delle acque minerali naturali
Alimenti per bambini e alimenti speciali
Professioni sanitarie (relatrice Bianconi)

In Aula
Istituzione della Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani
Nuova disciplina del prezzo dei libri

MANOVRA ECONOMICA: EVITARE LA DEMAGOGIA SUI TICKET SANITARI
"Quando si parla di un bene prezioso e importante come la salute, che interessa tutti i cittadini, occorre che la politica percorra la strada dell’aderenza alla realtà e dell’onestà intellettuale. Strada che sembra veramente sconosciuta a molti amministratori locali che hanno dato un’interpretazione demagogica e fuorviante sull’introduzione dei ticket per diagnostica, visite specialistiche e pronto soccorso prevista dalla manovra economica”.
Inizia così l’invito alla chiarezza della Senatrice Laura Bianconi che ricorda come, prima di qualsiasi polemica, occorra riandare al 2001, anno in cui allo scadere della legislatura il Governo dell’Ulivo modificò il Titolo V della Costituzione e cancellò il ticket sanitari. “La frettolosa modifica della Costituzione operata dalla sinistra – commenta Laura Bianconi – ebbe come risultato quello di creare una grande confusione sulle materie concorrenti tra Stato e Regioni e di fatto diede il via a 21 sistemi sanitari diversi, problema questo che dovette risolvere il Governo Berlusconi con l’introduzione dei LEA (livelli essenziali di assistenza). Sempre la stessa maggioranza dell’Ulivo, con una manovra di bassa propaganda, cancellò i ticket, un’operazione che giudicai irresponsabile perché d’un colpo furono cancellati 8 mila miliardi delle vecchie lire dalle risorse a disposizione del servizio sanitario, senza alcun miglioramento apprezzabile da parte dei cittadini. In seguito molte Regioni, in virtù del nuovo dettato costituzionale e con tempi e modalità diverse, hanno reintrodotto i ticket. Stupisce dunque che oggi a campeggiare sulla stampa ci siano le dichiarazioni di governatori che al grido di giammai si dichiarano contrari ai ticket introdotti dal Ministro Tremonti. Mi riferisco soprattutto a quanto avviene nella mia Regione, l’Emilia Romagna, dove il Presidente Errani e l’Assessore alla Sanità Lusenti hanno dichiarato che la scelta di introdurre i ticket è sbagliata e ingiusta. Sia chiaro, mettere le mani nelle tasche dei cittadini non piace a nessuno e capisco la difficoltà di quei Governatori che non avevano voluto ricorrere ai ticket e che ora si trovano costretti a metterli, ma in Emilia Romagna dimenticano che i ticket sono stati introdotti già da tempo per pagare gli ingenti mutui accesi per coprire il deficit sanitario. E mentre per i codici bianchi del Pronto Soccorso la cifra è uguale a quella prevista del Governo (25 euro), per specialistica e esami diagnostici le cifre vanno anche oltre i 10 euro. Certo, tra i ticket di Errani e quelli di Tremonti c’è una sostanziale differenza: i primi hanno una valenza educativa, mirano cioè a disincentivare approcci impropri ai servizi sanitari (esami non necessari, accessi al pronto soccorso senza il carattere dell’urgenza), i secondi sono invece considerati una punizione. Purtroppo ci si dimentica che con la retorica e la demagogia non si rende mai un buon servizio ai cittadini”.

IN RICORDO DI PAOLO BORSELLINO
“Una pagina tragica della vita della nostra Nazione, un evento che scuote ancora le nostre coscienze e che invita a riflettere e a meditare sulla ferocia e sulla pericolosità della criminalità organizzata che allora non esitò a commettere un delitto così efferato per colpire il cuore della Nazione”.
Con queste parole il Presidente Schifani ha ricordato il giudice Paolo Borselllino, nel diciannovesimo anniversario della strage di Via D'Amelio, nella quale persero la vita anche gli agenti della Polizia di Stato di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina.


Cui prodest? Il susseguirsi delle turbolenze dei mercati, l’attacco alla stabilità finanziaria del nostro Paese, sono oggetto di riflessione da parte di economisti e commentatori. Cosa c’è dietro? Chi si vuole veramente colpire colpendo l’Italia? Una risposta a quanto sta avvenendo nelle ultime settimane l’ha data il senatore Cantoni sulle pagine di Economy. Spazio libero la propone ai suoi lettori come contributo al dibattito in corso.


CONDANNATI DA KEYNES E DA 40 ANNI DI CLIENTELISMO
Meno di due settimane fa, che il contagio greco potesse arrivare in Italia pareva una possibilità remota. Con un po’ di cinismo, dovendo individuare la prossima vittima della “crisi del debito”, si facevano i nomi del Portogallo, della Spagna, dell’Irlanda. Tutti Paesi in cui la crescita del debito pubblico non ha preceduto ma invece seguiva la crisi finanziaria. L’esplosione del debito era sostanzialmente figlia del salvataggio del sistema bancario locale con i quattrini dello Stato: una terribile evenienza che noi italiani non abbiamo dovuto fronteggiare.
Pensando che l’Italia fosse relativamente al sicuro, si facevano i conti su tre fattori: il fatto che l’alto debito pubblico ha in Italia il suo contraltare in un forte risparmio privato, la buona gestione del debito nella crisi e la consolidata tendenza al pareggio di bilancio entro il 2014. Ci si dimenticava però che, nel mondo moderno, la benzina nei mercati la mette l’informazione. I mercati sono ingranaggi costantemente al lavoro per stimare il valore effettivo (“prezzare”) di beni, servizi, o titoli di debito pubblico. Per stimare il valore effettivo, gli operatori di mercato, che non sono onniscienti e non sono infallibili, si affidano alle informazioni che riescono a captare dalle fonti più diverse. Statistiche ufficiali, ma anche giornali, dibattiti politici, inchieste giudiziarie, voci di corridoio.
Che cosa nelle scorse settimane ha portato l’Italia nella zona insicura? Precipuamente due cose. Numerosi osservatori internazionali hanno notato, non proprio a ragione ma nemmeno del tutto a torto, che alcune delle ragioni sono anche fra le determinanti storiche dell’alto debito pubblico italiano. In un caso e nell’altro, i problemi attuali sono figli della sbornia ideologica degli anni Settanta, che sul piano economico ha prodotto una apparente invincibile saldatura di keynesismo e clientelismo: alto indebitamento, pubblico impiego usato come ammortizzatore sociale, alta tassazione e iperregolamentazione dell’economia. La differenza cruciale tra Grecia e Italia però è che il nostro paese fa i conti da vent’anni con questa ingombrante eredità, e nel bene e nel male c’è stata una vasta continuità bipartisan nel mettere al centro dell’agenda politica il rigore dei conti pubblici: da Amato a Ciampi, a Tremonti. Se i mercati non ne hanno tenuto conto, è perché nelle scorse due settimane la politica italiana ha dato un pessimo spettacolo. L’opposizione ringalluzzita da amministrative e referendum si è esibita in un attacco al governo ai limiti del sedizioso. La grande stampa (poco) indipendente ha scommesso contro la capacità della maggioranza di convergere su una manovra correttiva: bugia! La manovra è stata mal raccontata e trasformata in una caricatura da un giornalismo troppo politicizzato.
La maggioranza, che in Parlamento è salda, non lo è stata per nulla nella comunicazione, facendo prevalere critiche disastrose sulle note chiare e forti messe in luce a ragione da Bonaiuti e dai ministri più attenti al convento che al loro tornaconto di monaci. E si è lasciata trascinare in un gioco di specchi deformanti.
Il risultato è stata un’accelerazione dei mercati, sulla base di informazioni erronee sullo stato del Paese. Per fortuna in Italia esistono ancora personalità con senso dello Stato, come il governatore Draghi che si è speso convintamente per certificare la bontà della manovra in barba allo spirito di fazione. Ma sono poche. E’ un paradosso: i conti sono in ordine, l’impegno del governo c’è tutto. Ma finiamo nell’occhio del ciclone per colpa dell’irresponsabilità di chi preferisce i regolamenti di conti al bene del Paese.

Giampiero Cantoni
(Docente di economia internazionale, senatore pdl e presidente della commissione Difesa)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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