Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 73 del 4 agosto 2011

In Commissione
nessuna convocazione

In Aula
Nessuna convocazione

Tra mille polemiche i palazzi della politica italiana sospendono i lavori per la consueta pausa estiva (e necessariamente non vuol dire che i politici stiano i famosi 40 giorni senza lavorare). E chiudono  mentre sui media campeggia il tema della crisi economica (e la serie di attacchi speculativi nei confronti del nostro Paese) e, mai sopita, l’antipolitica. Su questi due temi, sui quali un di più di informazione non è mai troppo, proponiamo ai lettori si Spazio di Libertà l’intervento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sulla crisi economica e l’intervento del Senatore Benetetto Adragna, componente del Collegio dei Questori, sul Bilancio del Senato e il contenimento dei costi programmato per le prossime annualità. Per finire, dopo il disegno di legge sulle persone scomparse, un altro punto messo a segno dalla Senatrice Laura Bianconi, relatrice del disegno di leggo sulle professioni sanitarie approvato all’unanimità dalla Commissione Sanità.
A tutti, buonissime vacanze!


INFORMATIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI SILVIO BERLUSCONI SULLA CRISI ECONOMICA
Signor Presidente, chiedo scusa a lei e a tutti i signori senatori di questo ritardo, ma abbiamo ritenuto di dover mantenere la nostra presenza fino alla fine ed ascoltare tutti gli interventi che i deputati hanno voluto fare a seguito dell'intervento che ho svolto, appunto, alla Camera dei deputati.
Sono stato alla Camera e sono qui per fare il punto sulla attuale situazione economica del nostro Paese, sulle conseguenze della crisi internazionale e sulle decisioni che il Governo ha assunto e che intende assumere. È a tutti chiaro che i problemi e le emergenze che in queste ultime settimane abbiamo dovuto affrontare sono la diretta conseguenza di una crisi di fiducia che scuote i mercati internazionali, una crisi che non accenna a placarsi tanto per l'incertezza sull'euro, quanto per la spinta della speculazione finanziaria. Questa crisi deve essere fronteggiata con fermezza, con coerenza, senza inseguire i nervosismi del mercato finendo così, se li seguissimo, per alimentarla.
Il nostro Paese per fortuna ha un sistema politico solido, che si è dimostrato capace, con il concorso responsabile dell'opposizione, di approvare in soli tre giorni una manovra di quasi 80 miliardi di euro, raccogliendo in questo modo l'invito alla coesione nazionale avanzato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Abbiamo fondamentali economici solidi. Le nostre banche sono liquide, sono solvibili ed hanno superato brillantemente gli stress test voluti dall'Unione Europea. Abbiamo registrato segnali significativi di ripresa, pure in una congiuntura che è altalenante. Nel mese di luglio si è registrata una decisa diminuzione delle ore complessivamente autorizzate della cassa integrazione guadagni rispetto a quelle dello stesso mese di un anno fa: meno 28,8 per cento. Quindi, non è venuta meno, in Italia, la voglia di fare impresa, di investire, di superare le criticità che pure permangono.
Il Parlamento ha approvato il 6 luglio una manovra economica diretta ad assicurare, attraverso provvedimenti adottati nell'immediato, l'obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2014, condizione che determinerà la conseguente stabilizzazione strutturale del debito e la sua progressiva riduzione in rapporto al PIL.
Qualche minuto fa, alla Camera, un deputato dell'opposizione intervenuto ci ha domandato: ma perché l'Italia in questo momento appare essere meno brillante degli altri Paesi, soprattutto per quanto riguarda la differenza, lo spread con i titoli germanici? Credo che tutti siamo consapevoli del perché: oggi l'Italia ha il quarto debito pubblico del mondo: abbiamo il 120 per cento rispetto al prodotto interno lordo, ed è un'eredità che ci è stata consegnata dai Governi precedenti, che dal 1978 al 1980 hanno moltiplicato per molte volte il debito pubblico. (Commenti dal Gruppo PD).
La manovra che abbiamo approvato il 6 luglio è stata concepita in coerenza con gli obiettivi fissati in sede europea, secondo quanto ci è stato richiesto dalla Commissione europea ed è stata dall'Europa giudicata adeguata e sufficiente, così come da tutti gli altri osservatori internazionali, anche e soprattutto, direi, in relazione ai tempi in cui è stata approvata.
Questa stessa mattina il presidente dell'Eurogruppo, Juncker, ed il commissario agli affari economici, Olli Rehn, ricevendo il ministro Tremonti, hanno manifestato il loro apprezzamento e la loro fiducia rispetto alla situazione che l'Italia sta affrontando. Successivamente al Consiglio dei ministri di questa mattina ho avuto una cordiale telefonata con il presidente del Consiglio europeo, Van Rompuy, che mi ha manifestato gli stessi apprezzamenti.
Quindi, io credo che dobbiamo approfondire l'analisi della situazione per cui oggi siamo qui, a cominciare dall'andamento dei mercati finanziari: ovunque è aumentata l'incertezza sull'intensità della crescita nel mondo, in particolare nei Paesi che trainano tutte le altre economie, in America ed in Giappone. Anche la robusta attività produttiva dei Paesi emergenti - che sono ormai delle grandi potenze - tende a rallentare. Negli Stati Uniti le difficoltà di raggiungere un accordo sull'innalzamento del limite del debito pubblico ed il conseguente rischio di default hanno indotto una ricomposizione dei portafogli degli investitori tutta a favore degli investimenti a breve termine. L'accordo bipartisan tra democratici e repubblicani che è stato appena raggiunto non pare avere ridotto le tensioni internazionali.
Le turbolenze sui mercati finanziari hanno tratto alimento anche dalla percezione di un'eccessiva lentezza nella reazione delle autorità europee alla crisi del debito sovrano innescata dalla situazione greca. Il 21 luglio scorso il Consiglio europeo ha approvato un nuovo programma di assistenza per la Grecia, volto ad assicurarne pienamente le esigenze di finanziamento e a migliorarne radicalmente la sostenibilità del debito, con tassi di interesse più bassi, con scadenze più lunghe e, alla fine, anche con il coinvolgimento del settore privato. Il Consiglio ha anche ampliato la capacità del Fondo europeo di stabilità finanziaria di intervenire nella gestione delle crisi con maggiore flessibilità e con maggiore forza economica. Sono decisioni importanti, di grande portata, anche se i mercati non riflettono ancora l'importanza degli interventi che sono stati così deliberati. È quindi essenziale dare certezza ai mercati definendo con chiarezza i tempi, gli strumenti e le risorse a disposizione rispetto agli interventi che sono stati decisi.
I rischi di contagio influenzano le scelte degli investitori istituzionali europei, orientandoli in favore delle attività ritenute meno rischiose, in primo luogo i titoli del debito pubblico tedesco, a scapito dei titoli del debito sovrano di tutti gli altri Paesi. Le tensioni si sono estese al nostro Paese ma - insisto - non solo al nostro, considerato che problemi analoghi si sono avvertiti anche in molti altri Paesi dell'area dell'euro. Queste tensioni hanno elevato il differenziale tra il rendimento dei buoni del tesoro decennali e quelli del corrispondente titolo tedesco fino ai massimi storici dall'avvio dell'unione monetaria, tanto è vero che in occasione dell'ultimo collocamento dei titoli pubblici - come sapete - i rendimenti sono saliti di oltre un punto percentuale.
Come spesso accade nelle crisi di fiducia, i mercati non appaiono valutare correttamente il merito di credito: le valutazioni degli investitori sui nostri titoli non tengono nel giusto conto la solidità del nostro sistema bancario, la salda posizione patrimoniale delle nostre famiglie e delle nostre imprese, il contenuto indebitamento estero del Paese, l'assenza di squilibri nel settore immobiliare, la nostra politica commerciale, che ci vede in avanzo, la prudenza seguita nella conduzione della politica di bilancio durante la crisi. Si tratta di punti di forza che in più di un'occasione hanno spinto le autorità europee a considerare l'Italia in condizioni di assoluta sicurezza, e lo ha riconosciuto poco tempo fa anche il presidente della Commissione europea Barroso, che ha definito «chiaramente ingiustificate» le pressioni sul nostro mercato.
Le nostre banche hanno superato con le loro sole forze la crisi finanziaria, hanno assorbito le ingenti perdite sui crediti provocate dalla profonda recessione dell'economia reale; nei mesi scorsi hanno fatto ricorso con assoluta tempestività al mercato dei capitali, dotandosi delle risorse patrimoniali sufficienti a fronteggiare anche eventi particolarmente sfavorevoli e hanno superato brillantemente gli stress test condotti a livello europeo. Anche la raccolta obbligazionaria effettuata nei primi mesi di quest'anno, non sul mercato interno ma sui mercati internazionali, è stata cospicua e sufficiente a far fronte al rimborso dei titoli nell'intero anno. Le banche italiane dunque si presentano oggi ben capitalizzate, in grado di sostenere la ripresa dell'economia ed in grado di soddisfare le esigenze finanziarie delle famiglie e delle imprese. Anche per questo motivo, da noi la crescita del credito al settore privato è attualmente superiore a quella degli altri grandi Paesi.
Il saldo radicamento sul territorio ha consentito alle banche di espandere la raccolta presso le famiglie, sotto forma sia di depositi sia di obbligazioni. La redditività, già in miglioramento, beneficerà dell'espansione dei prestiti, del miglioramento della qualità del credito e del contenimento dei costi perseguito dalla quasi totalità degli istituti bancari.
I ribassi dei corsi azionari delle nostre banche che si stanno verificando sono assolutamente eccessivi. Per i maggiori istituti, i valori di mercato oggi sono di gran lunga inferiori ai valori di bilancio. Questo per quanto riguarda la borsa.
Anche il settore privato italiano - famiglie e imprese - è caratterizzato da condizioni finanziarie solide. Le famiglie sono contraddistinte dal più basso indebitamento in rapporto al PIL tra i maggiori Paesi, con un valore pari a meno della metà di quelli del Regno Unito e degli Stati Uniti, e tre quarti di quello della Germania. La loro ricchezza finanziaria è particolarmente elevata nel confronto internazionale.
Se aggiungiamo al debito pubblico il debito privato, saliamo al secondo posto in Europa, appena sotto la Germania, e prima di Paesi come la Svezia, la Gran Bretagna e la Francia.
Anche i debiti delle nostre imprese sono assolutamente contenuti in rapporto al loro fatturato. Questa è la situazione che riguarda la nostra economia.
Ma veniamo al nostro debito pubblico, che è la grande eredità negativa, lo voglio ripetere, perché ancora non vedo consapevolezza di che cosa significhi per un Paese avere questo debito pubblico ereditato dal passato. Dopo lo scoppio della crisi, l'evoluzione dei nostri conti pubblici è risultata, nell'insieme, più favorevole di quella della gran parte dei Paesi avanzati. Con la recessione, anche la situazione del nostro bilancio era evidentemente peggiorata; nel 2009 il deficit aveva superato il 5 per cento del PIL, valore che però era, ed è, inferiore a quello registrato dagli altri grandi Paesi dell'area dell'euro. Con la ripresa dell'attività economica e grazie alla nostra azione di finanza pubblica, questi conti sono migliorati.
Nel 2010 l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è sceso di quasi un punto percentuale in rapporto al PIL e il disavanzo primario si è sostanzialmente annullato. Il deficit di bilancio è risultato meno ampio di quanto avevamo noi stessi prudenzialmente indicato come obiettivo: come ricorderete, il 5 per cento, per l'anno in corso. Ancora una volta questo deficit è risultato significativamente più basso di quello degli altri Paesi dell'area dell'euro, che si è situato su una media del 6,3 per cento. Il sentiero di riduzione del deficit che abbiamo concordato in sede europea viene percorso nei fatti più rapidamente: è quello che ci chiedono ancora la Commissione europea e gli altri Paesi europei, ed è quello che cercheremo assolutamente di fare.
Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone hanno registrato disavanzi annuali compresi tra il 9 e l'11 per cento del loro PIL. Nel maggio scorso, invece, noi abbiamo definito la manovra di bilancio per il triennio 2010-2012, volta a condurre il disavanzo al 3,9 per cento del PIL quest'anno e al 2,7 per cento del PIL l'anno prossimo, in linea con il piano concordato in sede europea per il rientro dalla situazione del disavanzo eccessivo. I dati relativi al fabbisogno del settore statale per i primi sette mesi di quest'anno sono coerenti con l'obiettivo che ci siamo posti, e cercheremo nei prossimi mesi di ridurre assolutamente questo fabbisogno.
Con il decreto-legge manovra il Consiglio dei ministri ha approvato un percorso di finanza pubblica che porterà quindi al pareggio di bilancio entro il 2014. Le misure del decreto-legge sono state, come sapete, ulteriormente rafforzate nel corso dell'iter parlamentare di conversione in legge. Questi interventi ci consentiranno di avviare una rapida riduzione del peso del debito pubblico in rapporto al PIL, cioè sotto il 113 per cento nel 2014, sette punti in meno di quanto registrato nel 2010: è un grande risultato che sono certo riusciremo a registrare.
Con il collegamento, fin dal 2013, dell'età di pensionamento all'andamento delle aspettative di vita e con gli altri interventi in materia di previdenza abbiamo ulteriormente rafforzato la solidità dei conti pubblici nei prossimi decenni. Le riforme introdotte negli ultimi anni, infatti, pongono l'Italia tra i Paesi europei in cui la pressione esercitata dai regimi previdenziali sui conti pubblici sarà la più contenuta. La riforma che abbiamo, che avete approvato in questa legislatura è stata presa a modello da molti Paesi europei. Quindi, non abbiamo fatto poco. Sappiamo - certo - che c'è ancora molto da fare.
Lo sforzo di contenimento della spesa deve fondarsi sempre su efficaci procedure di spending review (direi che questo è uno sforzo che dobbiamo perseguire quotidianamente), che rendano strutturali i risparmi di spesa. Occorre anche un piano di azione immediata che risponda agli sviluppi dei mercati. Dobbiamo considerare interventi che sostanzialmente azzerino - l'ho appena detto, ma voglio ripeterlo - il fabbisogno finanziario nell'ultima parte di quest'anno. Questo sforzo dovrà integrarsi con il crescente decentramento delle decisioni previste dal federalismo fiscale.
Dobbiamo migliorare la qualità dei servizi pubblici e della regolamentazione, che sempre più incidono sulla nostra capacità competitiva e sulle nostre prospettive di crescita. Dobbiamo - infine - liberare maggiori risorse per investimenti, chiamando alla collaborazione anche gli investitori privati. Quindi, è essenziale che Governo e Parlamento attuino in tempi brevi la delega fiscale e assistenziale, definendo un regime di tassazione che modernizzi l'Italia e che sia più favorevole alla famiglia, al lavoro e all'impresa.
Ma, certamente, è la crescita l'obiettivo essenziale. In quest'ottica, il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha questa mattina dato concretezza al Piano per il Sud, con la destinazione immediata di 7,4 miliardi di euro per la realizzazione di circa 130 interventi che rilanceranno l'economia del Mezzogiorno. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN-Io Sud-FS).
Oggi ho anche firmato due decreti. Il primo istituisce la Commissione governativa, affidata all'autorevole guida del Presidente dell'ISTAT, che fornirà le informazioni necessarie per procedere al livellamento retributivo dei titolari di cariche elettive e dei vertici delle Amministrazioni italiane rispetto agli standard europei. Il secondo decreto definisce invece modalità e limiti di utilizzo delle auto di servizio - le cosiddette auto blu - al fine di ridurne il numero e i costi. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati, nell'incontro che avremo domani con le forze sociali il Governo proporrà una collaborazione per la stabilità, per la crescita e per la coesione sociale, che dovrà accompagnare il Programma di stabilità e il Piano nazionale delle riforme che abbiamo presentato a Bruxelles nel maggio scorso. La crescita dell'economia e dell'occupazione è la conseguenza soprattutto della positiva convergenza dei comportamenti responsabili degli attori istituzionali, economici e sociali. Per questo ci adopereremo per un'intesa tra Governo e organizzazioni rappresentative delle imprese e del lavoro sui modi con cui realizzare un'efficace unità di intenti. Questo confronto dovrebbe riguardare, in particolare, quattro punti: la gestione della manovra e dei provvedimenti per lo sviluppo; gli investimenti nelle infrastrutture; il ruolo delle banche e dei finanziamenti alle imprese; le relazioni industriali, tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico.
L'emergenza della situazione finanziaria ed economica descritta ci impone, come ho già detto, di dare una risposta ancor più forte, immediata e visibile sul piano dell'impegno per la crescita, che renderà credibile e sostenibile il piano di stabilizzazione finanziaria.
Nel merito, desidero anticipare al Parlamento i temi del confronto con le parti sociali. La gestione della manovra riguarda tanto le misure approvate che quelle da approvare attraverso il disegno di legge delega di riforma del sistema fiscale e assistenziale.
Il monitoraggio congiunto degli investimenti infrastrutturali consentirà di verificare tempi e modi dell'effettivo trasferimento di risorse pubbliche, consentirà di controllare la spesa effettiva dei concessionari e licenziatari di servizi nazionali di pubblica utilità, a partire dalle nuove reti di telecomunicazione, consentirà di verificare l'efficacia delle misure rivolte ad accelerare i procedimenti di esecuzione (questa è davvero una piaga del nostro sistema) e consentirà di rimuovere, insieme, le strozzature che rallentano l'esecuzione delle opere.
Il ruolo delle banche e della finanza di impresa è ancor più necessario in un contesto di prolungata difficoltà per molte attività produttive. Oltre alle intese tra banche e associazioni di imprese per garantire la necessaria liquidità, Governo e parti sociali verificheranno tempi e modi di operatività dei nuovi strumenti di sostegno finanziario alle imprese.
Le relazioni industriali, soprattutto in un Paese che ha conosciuto elevati livelli di conflittualità sociale, costituiscono uno strumento fondamentale per attrarre investimenti quando garantiscono un'adeguata produttività attraverso la piena utilizzazione degli impianti e la tregua sociale. Il Governo ha da tempo proposto alla valutazione delle parti sociali una bozza di riforma dello Statuto dei lavoratori che abbiamo voluto chiamare Statuto dei lavori. È giunto il momento di verificarne il grado di consenso, per procedere all'esame parlamentare.
Lo sviluppo della contrattazione territoriale o aziendale è altresì sostenuto dalla proroga della detassazione e della decontribuzione degli incrementi retributivi che genera. Al tempo stesso, il Governo garantisce, anche per il prossimo anno, un'adeguata dotazione di risorse per gli ammortizzatori sociali che dovremo, ancor più, collegare con le attività di ricollocamento e riprofessionalizzazione dei lavoratori. Le nuove norme in materia di pubblico impiego incentivano interventi di razionalizzazione e riqualificazione delle amministrazioni pubbliche garantendo incrementi retributivi legati alla produttività individuale e collettiva attraverso la contrattazione.
Non intendo sorvolare sui costi della politica, di cui si fa un gran parlare. Cerco di farlo senza demagogia.
Sulla base di quanto previsto dal decreto-legge manovra, il Governo agirà per contenere tutti gli emolumenti delle alte professionalità pubbliche, elettive e non, riconducendole ai valori medi europei. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e della senatrice Magistrelli). Inoltre, il Governo, attraverso la riorganizzazione delle Province (difficile ma necessaria), riorganizzazione connessa con la diffusa aggregazione delle funzioni fondamentali dei Comuni, già prevista dal decreto sul federalismo municipale, potrà pervenire ad un ulteriore contenimento della pressione fiscale e ad una ben maggiore efficienza nella gestione dei servizi locali. Sapete tutti, del resto, che il Consiglio dei ministri ha già approvato la riforma costituzionale che porterà a dimezzare il numero dei parlamentari e a contenere i tempi e i costi dell'attività legislativa. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Rizzotti).Sarà possibile anche compiere una verifica congiunta sulla ragione di essere di società ed enti dello Stato, chiedendo la stessa riflessione in ciascuna dimensione regionale con lo scopo di procedere a liquidazione o perlomeno a fusioni.
Onorevoli senatori, prima di concludere vorrei ricordare che la crisi finanziaria ha colto il nostro apparato produttivo nel corso di un processo di adattamento alle nuove tecnologie ed alla globalizzazione. Ne ha risentito la crescita, da tempo meno intensa di quella degli altri Paesi dell'area dell'euro, per effetto delle eredità del passato e dei nodi strutturali che frenano il nostro sviluppo. Prima con il decreto sviluppo e poi con la manovra di bilancio triennale, il Governo, coerentemente con quanto fatto fin dal 2008, ha introdotto ventisette misure concrete per sostenere la crescita economica del Paese: quattro relative alla fiscalità di vantaggio per imprese e cittadini; cinque in materia di semplificazione e liberalizzazione; quattro per aumentare l'efficienza della giustizia; ben undici di incentivazione al sistema produttivo; tre di valorizzazione del capitale umano. A questo riguardo, mi preme sottolineare le misure che riconoscono un credito di imposta a favore delle imprese che investono in ricerca scientifica e una tassazione secca del 5 per cento, l'aliquota più bassa d'Europa, a favore delle imprese guidate da giovani sotto i 35 anni (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN-Io Sud-FS, dai banchi del Governo e della senatrice Sbarbati) .
Il Governo si è fortemente, direi quotidianamente, impegnato anche per la soluzione delle crisi aziendali. Solo negli ultimi otto mesi sono state risolte ben trenta vertenze. Grazie all'azione del Governo, alla voglia e alla capacità di reagire del tessuto imprenditoriale italiano e alla stretta collaborazione con i sindacati, siamo riusciti a garantire un futuro stabile e produttivo a tante aziende e a tante famiglie. Restare al fianco di chi lavora e produce è uno dei modi più efficaci che abbiamo per contrastare la crisi. Continueremo a lavorare su questo fronte difficile, consapevoli che la difesa e l'innovazione del nostro apparato produttivo sono fondamentali per la ripresa economica del Paese.
La nostra economia, dunque, è vitale, forte della capacità innovativa degli imprenditori e del senso di responsabilità delle parti sociali, che si è riflesso anche nel loro recente appello sulla necessità di accelerare l'azione di rilancio della crescita. Ricordiamo a noi stessi e a tutti: il Paese è economicamente e finanziariamente solido. Nei momenti difficili sa essere coeso e sa affrontare le difficoltà. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN-Io Sud-FS e dai banchi del Governo).
Il Governo e il Parlamento agiranno - mi auguro - con un ampio consenso politico-sociale per affrontare ogni minaccia alla nostra stabilità finanziaria. Oggi più che mai dobbiamo agire tutti insieme. Raccolgo con convinzione l'invito alla coesione nazionale che il presidente Napolitano ha sollecitato più volte: è un monito saggio che faccio mio: nelle difficoltà tutti hanno il dovere di rimboccarsi le maniche. Il nostro dovere, quale che sia la nostra collocazione politica, è di operare per il bene dell'Italia e per costruire la ripresa dell'economia, facendo ciascuno la propria parte e ricordando che la stabilità politica è da sempre l'arma vincente contro la speculazione.
Onorevoli senatori, in conclusione, ovviamente nessuno nega la crisi; tutti dobbiamo lavorare per superarla, ciascuno - ripeto - facendo la propria parte. Non chiedo alle opposizioni di condividere il nostro programma, ma auspico vivamente che possano contribuire con le loro idee e con le loro proposte a fare emergere sempre di più ciò che serve al Paese. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN-Io Sud-FS, dai banchi del Governo e della senatrice Sbarbati).Auspico, cioè, che le opposizioni facciano ciò che sono state chiamate a fare, ma lo facciano senza mai perdere di vista il comune obiettivo, perché comune sono certo che sia l'obiettivo di portare l'Italia fuori da questa crisi, che non è italiana ma planetaria. Assicuro che il Governo non resterà sordo alle vostre idee e alle vostre proposte quando esse saranno animate da questo spirito patriottico.
Al Governo spetterà di fare per intero il proprio compito di completare il proprio lavoro, un lavoro cui gli italiani ci hanno chiamato nel 2008 e che completeremo nel 2013, quando ci sottoporremo nuovamente al loro giudizio, con la serena coscienza di chi ha fatto tutto il possibile per il proprio Paese in anni così difficili.
Nei venti mesi che ci separano da quell'appuntamento, il Governo farà il Governo: completerà il percorso delle riforme già all'attenzione del Parlamento, rafforzerà sempre di più il rapporto con le parti sociali e proporrà un'agenda di interventi per sostenere la crescita e lo sviluppo economico dell'Italia.
Agli italiani diciamo che il Governo è pronto a fare fino in fondo il suo dovere. Abbiamo la maggioranza parlamentare, una forte determinazione, abbiamo la piena consapevolezza delle responsabilità e dell'impegno che ci attendono e il desiderio profondo e sincero di consegnare agli italiani, fra due anni, un Paese più forte e più sicuro di sé. È una sfida difficile, ma gli italiani meritano che venga giocata fino in fondo con tutte le nostre forze, e siamo convinti che sapremo essere, tutti insieme, all'altezza di questa sfida. Vi ringrazio. (Prolungati applausi dai Gruppi PdL, LNP, CN-Io Sud-FS,dai banchi del Governo e della senatrice Sbarbati).



BILANCIO DEL SENATO; INTERVENTO DEL SENATORE QUESTORE BENEDETTO ADRAGNA
Signor Presidente, onorevoli colleghi, anticipo subito che il compito di replicare agli interventi svolti, oltre che da me, sarà continuato dal collega Cicolani attraverso l'espressione dei pareri sugli ordini del giorno.
Se dovessi dare un titolo sintetico di taglio giornalistico all'indicazione principale che emerge dai contributi dei colleghi intervenuti (che ringrazio a nome del Collegio dei senatori Questori, sia per le parole di apprezzamento e sostegno espresse riguardo al nostro operato, sia - soprattutto - per i suggerimenti, le sollecitazioni e anche, ovviamente, le inevitabili sottolineature critiche), parlerei di un invito a progettare il cambiamento.
Stiamo vivendo un passaggio molto delicato per la vita del Paese e non possiamo sottrarci a una riflessione radicale sul nostro modus operandi, che però non si limiti più a generiche promesse o a prospettare in modo vago futuri interventi. Noi tutti siamo chiamati - nell'esercizio della nostra piena autonomia, che è poi responsabilità - a dare risposte credibili e concrete qui ed ora, come abbiamo appena sentito dal Presidente e dal collega Franco.
Nell'ambito delle proprie competenze, i senatori Questori e il Consiglio di Presidenza si sono mossi nella ferma consapevolezza che, in un difficile momento dell'economia del Paese e nel contesto delle manovre di risanamento tracciate dai decreti-legge n. 78 del 2010 e n. 98 del 2011, i documenti di bilancio di previsione per l'esercizio 2011 e per il triennio 2011-2013 dovessero essere una doverosa risposta di adesione e d'impegno concreto da parte del Senato.
Ciò significa che la manovra prospettata, ponendosi in diretta continuità con l'indirizzo già fissato nei bilanci degli anni precedenti, doveva tracciare un percorso di grande rigore per gli anni a venire, dovendo al contempo essere sostenibile, concretamente praticabile, e contemperare tale finalità con l'efficiente funzionamento dell'istituzione parlamentare, dal quale - non dimentichiamolo - dipende il funzionamento della stessa democrazia.
È bene ricordare che in effetti questo percorso di attenta gestione delle risorse finanziarie non nasce oggi, ma trae inizio già a partire dal 2006, quando l'incremento annuale della spesa ha cominciato drasticamente a scendere dalle percentuali prossime al 10,2 per cento del 2002 a quelle più modeste del 2,88 per cento, del 2,77 per cento e del 2,11 per cento, rispettivamente, per gli anni 2006, 2007 e 2008, fino ad arrivare ai bilanci a crescita zero negli ultimi due anni.
Ma alla fase di forte contenimento delle spese interne, oggi dobbiamo fare in modo che segua una fase del tutto nuova, caratterizzata da un'incisiva - sia pur progressiva - riduzione della spesa stessa. Una fase che non può che essere frutto di un'opera di razionalizzazione strutturale, da portare avanti con l'obiettivo di coniugare rigore finanziario e piena funzionalità dell'organo parlamentare.
Si tratta di una sfida impegnativa, che può essere superata con successo attraverso il costante incremento dell'efficienza amministrativa, il ripensamento di tutte le spese, in particolare di quelle che non trovano una ratio giustificativa nel diretto rapporto con l'attività parlamentare, nonché attraverso la migliore allocazione delle risorse.
Ciò che mi preme sottolineare a tale riguardo è che già nei documenti inizialmente sottoposti all'esame dell'Aula era contenuto questo cambio di marcia, ma in effetti ci siamo resi conto - e a tal fine è risultato senz'altro prezioso il contributo, in termini di stimolo e suggerimenti, di tutti voi, anche attraverso la presentazione dell'ordine del giorno G100, ampiamente condiviso - che l'assoluta eccezionalità del momento richiedeva uno sforzo aggiuntivo, un segnale più chiaro e deciso che si stava facendo ancora di più sul serio e che si stava ponendo in atto un approccio ancor più rigoroso e incisivo alla gestione delle risorse a nostra disposizione.
Tutto ciò è evidenziato anche dalla eccezionalità della procedura che stiamo seguendo, innovando nella prassi del Senato con l'introduzione di una sorta di Nota di variazioni. Questa procedura, infatti, ha consentito correttamente al Consiglio di Presidenza, in considerazione del dibattito svolto in Aula, di adottare fin da subito e all'unanimità le decisioni ritenute opportune, al fine di dare risalto contabile a quello sforzo supplementare.
Per effetto di queste ultime modifiche, si prevede quindi un'ulteriore riduzione, così come abbiamo sentito, rispetto a quella già conseguita dello 0,34 per cento delle spese relative all'esercizio 2011, fino a concorrenza dell'1 per cento, espresso in termini nominali, per un valore complessivo di riduzione pari a euro 5.952.816 euro rispetto al 2011.
Per effetto poi dell'altro impegno contenuto nell'ordine del giorno richiamato, in sede di presentazione del bilancio di previsione per l'esercizio 2012 dovremo prevedere interventi chiaramente di natura strutturale, volti a rafforzare nell'entità il trend di riduzione della spesa complessiva, per portarlo a valori pari a meno 1,5 per cento, meno 3,5 per cento e meno 6 per cento, rispettivamente, nel 2012, 2013 e 2014, sempre con riferimento ai valori del 2010. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, il senatore Adragna sta leggendo una relazione che ritengo abbastanza apprezzabile e significativa, principalmente per i suoi contenuti, al di là della bontà del lavoro svolto dai senatori Questori in occasione di questa attività.
ADRAGNA, senatore Questore. Grazie, Presidente.
È opportuno sottolineare che si tratta di interventi di riduzione reale della spesa, ai quali, per valutarne l'intera portata, andrebbero sommati gli effetti derivanti dal tasso di inflazione che interverrà nel periodo considerato. Si tratta quindi di obiettivi particolarmente ambiziosi, per mantenere fede ai quali sarà necessario uno sforzo di analisi della spesa e dei meccanismi che la regolano davvero considerevole. Essi dovranno poi necessariamente tradursi in tempi rapidi (non dimentichiamo infatti che i primi effetti andranno contabilizzati già dal prossimo bilancio annuale e triennale) in vere e proprie riforme strutturali, a partire dai principali ambiti di intervento, che mi sembrano tutti richiamati e riassunti nell'ordine del giorno di cui dicevo prima. È questa la sfida alla quale nessuno può sottrarsi. Ma questo, come dicevo pocanzi, è il punto di approdo di un quadro organico di interventi delineati nel corso dell'ultimo anno. Ritengo perciò doveroso provare a ricostruire, seppur velocemente, il percorso compiuto, che si compone di vari momenti.
Il primo step è caratterizzato dalle misure proposte dal Collegio dei senatori Questori, d'intesa con il Presidente, in varie riprese, approvate dal Consiglio di Presidenza (dapprima il 7 giugno e poi il 26 luglio), quindi calate nel bilancio presentato all'Aula. Voglio ricordarle in breve, partendo dalla decisione di bloccare, per il triennio, la crescita della dotazione ordinaria, mantenendola al livello del 2010, conseguendo per tale via già un primo consistente risparmio per il bilancio dello Stato pari a circa 50 milioni di euro. Ciò significa che le risorse finanziarie a disposizione del Senato nei prossimi anni, alla luce delle previsioni relative al tasso di inflazione medio atteso per gli anni 2010-2013, si ridurranno del 10 per cento. Si tratta per il Senato di un vincolo così stringente sul versante delle entrate (rispetto alle quali la dotazione costituisce l'88 per cento), che, inevitabilmente, le spese, le quali, com'è noto, rispondono in larghissima parte a dinamiche di crescita obbligatoria, dovranno essere contenute almeno nella stessa misura.
È all'interno di questa cornice che è stato calibrato il quadro programmatico degli interventi di risparmio da effettuare. I settori di intervento sono noti.
Sul versante del trattamento economico dei parlamentari e degli ex parlamentari, vi sono le riduzioni sulle competenze accessorie dei senatori e l'applicazione del contributo di perequazione del 5 e 10 per cento ai vitalizi.
Per quanto attiene al trattamento retributivo del personale in servizio, vi sono le riduzioni del 5 e 10 per cento sulle retribuzioni più elevate, il blocco degli adeguamenti contrattuali e la non applicazione dell'aumento del 3,2 per cento riconosciuto ai dipendenti della Camera. Permettetemi di chiarire questo concetto: noi non ci siamo iscritti al club della gara a chi è più bravo fra Camera e Senato (ovvero: ognuno faccia quel che può quando non c'è materia comune), ma se citiamo il dato è per un rispetto doveroso nei confronti dei nostri dipendenti, la quasi totalità dei cui sindacati, con grande senso di responsabilità, ha sottoscritto con la Rappresentanza guidata dalla senatrice Mauro il congelamento di tali adeguamenti, che erano previsti in base ad una norma di salvaguardia. Sullo stesso contributo responsabile contiamo anche nella fase che si apre ora di riforme e, soprattutto, di riorganizzazione. Cito anche il trattamento di quiescenza, con il blocco dell'adeguamento delle pensioni e il contributo di perequazione del 5 e 10 per cento sulle pensioni più elevate.
Il terzo settore d'intervento attiene agli stanziamenti di bilancio a carattere non vincolato, rispetto ai quali sono previsti risparmi derivanti dalla dematerializzazione degli atti parlamentari e dalla dismissione di locazioni e da contratti di utenze.
Non sono interventi di poco conto, se si pensa che il loro importo complessivo porta, tra riduzione delle spese ed entrate, ad un totale di 120 milioni di euro fino al 2014.
Corre l'obbligo di precisare che, per quanto riguarda i risparmi da versare al bilancio dello Stato ai sensi dei due decreti citati, la struttura del documento di bilancio si è dovuta in qualche modo adattare alle disposizioni di legge, computando e rappresentando come "spesa effettiva" somme che si configurano sostanzialmente come "tagli" e "risparmi". Appare corretto quindi a mio avviso computarli nella sostanza come tali.
Tuttavia, va precisato che tale pacchetto di misure non si esauriva qui. I senatori Questori - lo ha già detto il senatore Questore Franco nella sua relazione iniziale - avevano già assunto l'impegno di proporre al Consiglio di Presidenza, in tempi assai rapidi, ulteriori, mirati interventi, al fine di dare autonoma e corretta attuazione, sia ad altri indirizzi di contenimento della spesa previsti nella manovra recentemente approvata dal Parlamento sia all'improcrastinabile processo di riorganizzazione e razionalizzazione della struttura amministrativa.
Quanto ai primi, è evidente che occorre intervenire, d'intesa con la Camera dei deputati, a rivedere istituti attinenti alle competenze dei parlamentari in genere. È noto peraltro che l'intervento riguardante le indennità, previsto dall'articolo 1 del decreto-legge n. 98 del 2011, richiede una modifica legislativa; tuttavia, appare opportuno che i due rami del Parlamento rivendichino su questa materia una piena autonomia, non solo formale, nelle decisioni da assumere in modo responsabile e non eterodiretto. Allo stesso modo occorre poi rivedere l'istituto del vitalizio attraverso una riforma, da realizzarsi avendo al riguardo un doveroso sistema di valorizzazione della contribuzione e fermi restando i diritti acquisiti.
Non dobbiamo dimenticare peraltro che, come il collega senatore Questore Franco ha ricordato, in questo settore non si parte da zero. Il processo di riduzione del trattamento complessivo dei senatori al fine di partecipare al generale sforzo di riduzione della spesa pubblica è partito con la legge finanziaria 2006 (con cui l'importo dell'indennità parlamentare è stato ridotto strutturalmente del 10 per cento) ed è poi successivamente proseguito con la legge finanziaria 2008 (che ha bloccato per cinque anni gli incrementi dell'indennità spettanti a diritto vigente, dal 2008 al 2012, con effetto anche sui vitalizi). Non si dimentichi inoltre che nel 2007 è stata approvata una riforma degli assegni vitalizi, che ha sensibilmente ridotto la misura di tali prestazioni e ha raddoppiato il periodo minimo di mandato richiesto per maturare il diritto all'assegno vitalizio.
Lasciatemi poi dire che il fermo proposito di ridurre ulteriormente e in tempi ravvicinati le nostre competenze economiche non deve farci perdere di vista un dato: il trattamento economico dei parlamentari, nel complesso, è concepito come condizione dell'esercizio indipendente di una fondamentale funzione costituzionale e, al tempo stesso, come garanzia che tutti i cittadini, senza riguardo al patrimonio o al reddito, possano realmente concorrere alle elezioni delle Camere.
Ho fatto poi accenno alla riorganizzazione amministrativa. In effetti, sul versante della spesa obbligatoria l'obiettivo del controllo sugli andamenti della spesa é affidato anche ad un piano di riduzione dell'organico in un quadro di riorganizzazione dell'Amministrazione. A tale riguardo, non posso mancare di sottolineare che, se negli anni 2001-2005 si è registrato un deciso aumento del personale (passato da 869 a 1.100 unità), l'inversione di tendenza si è potuta realizzare solo a partire dal 2006, per arrivare, oggi, ad una consistenza numerica di 952 unità. Ed è previsto che questo trend continui, stante il blocco del turnover.
Ecco perché ritengo utile soffermarmi un attimo sul tema della riorganizzazione, che è stato toccato anche in alcuni ordini del giorno e interventi. Dopo un decennio dall'approvazione della riforma organizzativa del 2001, appare venuto il tempo di operare una ricognizione sulla rispondenza del progetto fatto allora. Sono passati molti anni, ci sono state forti innovazioni anche nel modo di lavorare (ad esempio esternalizzazione e devoluzione di molte attività), vi è stato un forte impulso alla informatizzazione delle attività, sia amministrativa che parlamentare (anche con effetti di sinergie ed economie in termini di fabbisogno di risorse di personale).
Più in generale, si è registrata un'evoluzione delle funzioni del Parlamento, sia nei mutati rapporti di fatto con il Governo, sia nell'ambito di un contesto di produzione normativa multilivello (Regioni, Stato, Unione europea).
Occorre interrogarsi sulle ricadute organizzative di questa evoluzione. Ma oltre a ciò, si tratta di interrogarsi sulla validità e l'efficacia di scelte organizzative fatte in passato, nonché dei principali processi amministrativi di supporto all'attività istituzionale, analizzandone i costi/benefici e, conseguentemente, fissando precise strategie di intervento, in grado di produrre effettivamente la riduzione degli organici prevista in decisioni del Consiglio di Presidenza, ma garantendo al tempo stesso gli usuali standard dei servizi di supporto all'attività parlamentare.
Ecco quindi la sfida che siamo certi l'Amministrazione del Senato saprà affrontare: approntare un rigoroso piano di riduzione della pianta organica in un quadro di riorganizzazione da definire in modo da costruire un modello organizzativo che, a fronte dei risparmi ottenuti, sappia garantire un elevato livello dei servizi.
In tale contesto si inseriscono diversi interventi dei colleghi, che come noi avvertono anche la necessità di operare per dare vita a forme di cooperazione strutturata tra le Amministrazioni delle due Camere, anche alla luce dei passi concreti che sono stati già compiuti in qualche settore, ad iniziare dalla realizzazione del polo bibliotecario e dagli interventi in ordine alle segreterie delle delegazioni parlamentari presso gli organismi internazionali.
L'idea fondante deve essere quella per cui - fatta salva l'esigenza di assicurare l'assoluta indipendenza e parità di poteri di ciascuna Camera nella fase della deliberazione - è ragionevole ricercare sinergie sempre più forti nella fase anteriore, quella conoscitiva, nonché in tutte le attività nelle quali il Parlamento si presenta come soggetto unico. La questione è sollevata anche in diversi ordini del giorno e, più dettagliatamente, nel G2 a firma del senatore Grillo, al quale risponderà compiutamente il collega Cicolani.
Tengo solo a sottolineare, in merito, che oggi è necessario compiere un balzo in avanti su questa strada al fine di garantire una maggiore funzionalità degli apparati, con l'eliminazione di superfetazioni di strutture, nonché favorire l'utilizzo sempre più efficiente delle risorse disponibili, il contenimento dei costi e il miglioramento della qualità di alcuni servizi resi sia all'utenza parlamentare sia a quella esterna. Nel pieno rispetto del principio di autonomia costituzionale di ciascuna Camera, si deve pertanto procedere per ricercare intese volte a definire nuove ed ulteriori forme di collaborazione, integrazione e unificazione tra le attività delle due Amministrazioni.
Queste innovazioni di natura organizzativa dovrebbero poi accompagnarsi ad un processo di omogeneizzazione delle norme che regolano il personale delle due Amministrazioni, per tendere ad una regolamentazione comune sia dei profili giuridici sia di quelli economici.
Sempre in tema di organizzazione, colgo l'occasione per rispondere a rilievi fatti dalla senatrice Leddi; in proposito, desidero sottolineare che il piano di razionalizzazione dell'Amministrazione è in fase di definizione ed il ricorso a consulenze copre funzione di supporto diretto all'attività politica non di competenza del personale del Senato.
Quanto poi all'aspetto, sottolineato negli ordini del giorni dei senatori Giaretta, Astore, Lannutti e nell'intervento della collega Leddi, concernente il sensibile incremento della spesa per le segreterie particolari, esso è da ascrivere alle modifiche normative introdotte da deliberazioni del Consiglio di Presidenza del dicembre 2009 e del 2010 che hanno disposto, in primo luogo, l'introduzione della possibilità che i collaboratori delle segreterie particolari - così come avviene da lungo tempo presso l'altro ramo del Parlamento - possano essere inquadrati anche con contratto di lavoro subordinato a termine, oltre che nella forma della collaborazione coordinata e continuativa. Tale sostanziale innovazione, sollecitata da autorevoli componenti del Consiglio di Presidenza allo scopo di offrire una maggior tutela al lavoratore, ha determinato l'innalzamento considerevole degli oneri riflessi a carico dell'Amministrazione (l'aliquota contributiva INPS a carico del datore di lavoro è più elevata, e a ciò deve aggiungersi il costo relativo al TFR). In secondo luogo, le modifiche hanno comportato l'istituzione di dotazioni di segreteria per Presidenti di organi che ne erano sprovvisti: Commissione contenziosa, Consiglio di garanzia, Consiglio di disciplina. Ciò ha determinato un conseguente maggiore onere.
Mi sia consentito infine di fornire una breve risposta sull'ordine del giorno G28 del senatore Mascitelli. Essendomi occupato personalmente della questione relativa alle riprese TV dell'attività parlamentare, ricordo che, oltre al satellite, in questi giorni è stata rinnovata la Web-TV del Senato, che consente adesso di seguire i lavori con qualità video migliorata, e anche da dispositivi tablet.
Miglioramenti e potenziamenti del sito sono comunque allo studio ed in parte già pianificati (usabilità attraverso open data e standardizzazione formati XML).
Per la parte del canale satellitare, va considerato che è già in corso un potenziamento dei contenuti realizzati dall'Ufficio stampa. Si sta lavorando sia per ampliare la visibilità delle attività delle Commissioni, nei casi di sedute pubbliche, sia per i periodi di sospensione dell'attività parlamentare, nonché con la messa in onda in diretta, compatibilmente con i lavori dell'Aula, delle iniziative istituzionali svoltesi in Senato.
Già dal luglio dello scorso anno, dal venerdì al lunedì di ogni settimana, viene riproposta attraverso un progetto grafico dedicato il resoconto dell'attività parlamentare svolta dall'Aula e dalle Commissioni e la presentazione delle attività culturali ed istituzionali promosse dal Senato. Durante la pausa estiva è prevista la messa in onda di contenuti che riprodurranno in particolare le iniziative realizzate dal Senato per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Verranno anche utilizzati materiali messi a disposizione dall'Istituto Luce e dalla RAI. Verranno riproposte le principali iniziative istituzionali svoltesi nell'Aula di Palazzo Madama con la riproposizione delle iniziative promosse dal Senato nell'anno 2011 rivolte ai giovani, nonché il resoconto dell'attività legislativa. Si tratta ovviamente di un primo passo, senatore Mascitelli, realizzato a costo zero - ci tengo a dirlo - dall'Ufficio stampa, che merita di essere ringraziato per l'iniziativa volta a rendere il canale satellitare un sempre più valido strumento di comunicazione istituzionale e di trasparenza dell'Istituzione.
Dicevo, progettare il cambiamento: tutto questo si può fare se, cercandone la strada, non prendiamo scorciatoie, soprattutto in momenti come questi dove la risposta al solo percorso mediatico confonde inevitabilmente gli sforzi fatti sul concreto. Ecco perché le regole da esercitare sono ancora di più quelle della trasparenza. Insieme alla riorganizzazione e razionalizzazione della struttura amministrativa, di cui ho detto, occorre la riforma delle disposizioni sul bilancio, con la possibilità di prevedere un bilancio pluriennale che traguardi, così come evidenziato dal dibattito, un orizzonte più vasto e una programmazione funzionale delle spese e degli interventi, la possibilità di dividere ed evidenziare dettagliatamente le singole poste che riguardano spese direttamente connesse al funzionamento delle Istituzioni e quelle di natura previdenziale.
Mai più un preventivo nel preventivo, ha ragione il senatore Mercatali, e l'obiettivo, a partire dal prossimo anno, di presentare, discutere ed approvare nel mese di marzo il consuntivo 2011 e il preventivo 2012 rappresenterà un altro passo in avanti sulla credibilità degli impegni presi in quest'Aula. Certamente non ci illudiamo, onorevoli colleghi, di convincere noi in questa sessione di bilancio i mercati, perché le spese del Senato sono troppo basse rispetto alle spese dello Stato, (meno dello 0,08 per cento), ma siamo altrettanto consapevoli che con l'esempio che riusciremo a dare con questo bilancio e quelli che verranno, e soprattutto con l'attività legislativa con cui il Senato insieme alla Camera produrrà interventi significativi, che vadano ad incidere sulla stessa struttura delle nostre istituzioni, a cominciare dalla riduzione del numero dei parlamentari, la politica riacquisterà credibilità e vigore.
Molti colleghi intervenendo si sono preoccupati dell'onorabilità del senatore, altri della sua dignità; a noi, Questori del Senato della Repubblica, spetta di preoccuparci di seguire scrupolosamente i nostri compiti, dettati soprattutto dalle linee guida assegnateci, senza cadere nella trappola di chi, parlando di responsabilità, pensa sempre a quella degli altri e mai a cominciare ad esercitare la propria. A noi interessa, certamente, l'onorabilità dei nostri senatori, ma soprattutto che rimanga sempre alta l'onorabilità del Senato della Repubblica italiana. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).


PROFESSIONI SANITARIE: VIA LIBERA IN COMMISSIONE
Grande soddisfazione è stata espressa dalla Senatrice Laura Bianconi, relatrice del provvedimento, per l’approvazione da parte della Commissione Sanità del Senato del disegno di legge, a firma Boldi, Rizzi, Vicari, che consentirà l’istituzione di nuovi Ordini per le professioni sanitarie non mediche. Il riordino riguarda dunque le professioni infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione per le quali è prevista la nascita di venti nuovi albi all’interno di tre macro-aree di aggregazione. Una novità importante riguarda il Collegio infermieri che diventerà un vero e proprio Ordine con due specializzazioni: “tradizionale” e “pediatrico”. "Mi auguro - dichiara Laura  - che alla ripresa dei lavori, il testo venga licenziato dall'Aula in tempi brevi. La logica del provvedimento approvato va nella direzione di assicurare ai cittadini il diritto di avere cure di qualità e servizi sanitari efficienti, garantendoli da fenomeni di abusivismo e di mancanza di regole. Un significativo passo avanti - conclude Laura Bianconi -  di cui ringrazio tutti i colleghi della Commissione, il presidente Tomassini ed il ministro Fazio per la sensibilità dimostrata".


Ultima newsletter prima della pausa estiva (ma c’è tanto materiale che basterà per tutto il mese), ci ritroveremo a settembre. E come al solito, nel prenderci questa pausa non potevano mancare i nostri specialissimi e mai banali consigli per vacanze che siano comunque ricche di significato. Lo scorso augurammo buone vacanze con le letture consigliate dal senatore Gianrico Carofiglio, quest’anno musica e cinema e approfondimento politico saranno i nostri suggerimenti per trascorrere quel che resta dell’estate.. Per cui, se vi trovate a passare dalle parti della Romagna, e se ci siete già a maggior ragione, non perdete l’occasione di ascoltare buona musica. Quest’anno compie 10 anni la manifestazione Strade Blu, interessante e ricca rassegna di provincia ma, ci tiene a specificare il suo direttore artistico Antonio Gramentieri, mai provinciale. Rimangono ancora due date in cartellone, il 9 agosto a Brisighella (RA) con STEVE WYNN’S ALL STAR e il 22 agosto a Faenza (RA) con la straordinaria performance di DAVID HIDALGO & MARC RIBOT. Ma agosto è anche il periodo del cinema in piazza, di quelli che una volta si chiamavano cineforum. Se vi capita, seguite il consiglio dell’amico Gianni Varani e non perdetevi THE TREE OF LIFE. E se la politica è ancora la vostra passione, se ancora credete che fare politica bene possa fare la differenza, cogliete l’occasione della Summer School organizzata da Italia Protagonista e Magna Carta.

STRADE BLU, DOVE I SOGNI SI AVVERANO
David Hidalgo e Marc Ribot. Insieme, solo per una sera, in esclusiva europea, nell'ultima serata di Strade Blu. Come cantava il vecchio amico Stuart: “Alla fine i sogni servono a questo”. David Hidalgo e Marc Ribot. Cosa si può dire che non risulti già chiaro dallo stesso suono dei loro nomi, in quella inflessione quasi mistica che ci si trova ad assumere ogni qual volta li si nomina? Tom Waits li conosce bene tutti e due, e ne parla spesso. Hidalgo l'ha definito: “Il cubista per eccellenza della musica americana, uno dei pochi geni che ho conosciuto”, mentre dell'altro ha detto: “Ci sono un sacco di chitarristi bravissimi. Poi c'è Ribot”. Anche tenendo a bada l'enfasi è difficile tracciare una storia della musica americana più aperta che non li veda fra i protagonisti assoluti. Uno, David Hidalgo, leader dei Los Lobos, creatore di un suono meticcio (forse l'unico suono americano possibile) dove tutti i confini vengono abbattuti e dove la musica del nord del Messico si ammala di blues, saltella sul country, balla il rock and roll e poi prende il treno della contemporaneità, del rumorismo, della psichedelia californiana. Chiunque non possieda Kiko”nella sua collezione dovrebbe uscire da casa in questo esatto momento, cercare un negozio di dischi e rimediare. Ribot ha lavorato dietro le quinte con Tom Waits, con John Zorn, fino a Robert Plant e Marianne Faithfull, giocando con il jazz e con Cuba, con il rock e con il rumore. Creando, soprattutto, un'idea nuova di chitarra e di chitarrista. Un'idea tutta centrata sul suono, su un orgoglioso primitivismo blues, da rimodulare ai confini estremi del jazz, sull'avanguardia, seguendo la pulsazione e la cacofonia della città (New York, of course). Insieme suonano Border Music, musica del confine. Confine di tutto. Ma con le radici sempre ben piantate, e il coraggio di girarci intorno. Un pezzo unico, per salutare un percorso unico. il 22 agosto a Faenza. Per chi proprio non potrà esserci ecco la migliore colonna sonora dell’estate: Los Lobos – Kiko, Marc Ribot - Marc Ribot & Los Cubanos Potizos, Latin Playboys – Dose.
(Antonio Gramentieri – direttore artistico Strade Blu)


IL PARADISO DI “THE TREE OF LIFE"
Non è un film, l’ultima fatica di Terence Malik, il regista schivo per eccellenza. Se andate a vedere “The tree of life” (L’albero della vita) – e sarete inevitabilmente in pochi – troverete due ore di un affresco gigantesco,un viaggio in una sorte di mostra d’arte straordinaria, assolutamente atipica e inquieta sulla vita e il cosmo, attraversata da domande radicali tra l’uomo e Dio, con immagini di una bellezza sfolgorante e potente sulla natura, la vita, l’acqua, i pianeti, il piccolo e l’infinitamente grande. Cosa ha voluto raccontare? Ad una famiglia texana – il padre è Brad Pitt – muore all’età di 19 anni uno dei tre figli. Lo si deduce, non lo si vede. Ed iniziano così flash back della vita degli adolescenti, rivissuti a ritroso da uno dei figli – interpretato da adulto da Sean Penn,nel cuore di una “city moderna e astratta – con voci fuori campo impegnate, più che a narrare, a fare domande assolute a Dio stesso,  come quelle di Giobbe,che accompagnano quest’affresco cosmico. E poi le tensioni drammatiche nella famiglia, l’incoernza, il male, il perdono. Ma non è un racconto. E’ un tumulto, sono quadri, sono folgorazioni di luce e oscurità, voci sussurrate e qualche raro grido. Certamente c’è qualcosa di autobiografico nel film di Malik, figlio americano di una famiglia nestoriana. Il regista è stato paragonato per la sua ritrosia a Salinger, l’autore del “2Giovane Holden”, preticamente scomparso dopo il successo. E’ solo questo però il neso. Così come non reggono, per la grandezza assoluta del film, paragoni con Tarkowskij, Bergman o Kubrick. Il dibattito, tra addetti e amnti di cinema è stato inevitabile e polarizzato., come un gruppetto di bolognesi che s’è ritrovato a discuterne a notta fonda, all’uscita di una proiezione. Chi lo ha stroncato. Chi lo ritiene uno spot promozionale del National Geographic. Chi un film panteista. Chi ritiene manchi la figura di Cristo. Chi lo sente oppressivo. Chi è rimasto completamente attonito dalla bellezza delle immagini folgoranti. Ogni obiezione troverebbe possibili risposte nell’affresco di Malik, a cominciare sul finire dall’intuizione di un paradiso in cui tutto si riconcilia e ricomprende, in un perdono scandito dallo straordinario “Agnus Dei” che fa da colonna sonora finale. Ortodosso? Cattolico? Protestante? O nulla di tutto ciò? Non lo sappiamo. La voce narrante inizia parlando di grazia. Alla fine Penn s’inginocchia nel paradiso intravisto in cui abbraccia il fratelo morto. Qualunque cosa sia il film di Malik, è profondamente religioso, questo sì.

(Gianni Varani – giornalista, pubblicista)
Pubblicato domenica 19 giugno 2011 su Bologna 7 - Avvenire


SUMMER SCHOOL: DAL 4 AL 9 SETTEMBRE A FRASCATI
Si svolgerà dal 4 al 9 settembre, nella suggestiva cornice di Villa Tuscolana.la sesta edizione della Summer School organizzata dalla Fondazione Italia Protagonista e dalla Fondazione Magna Carta. Si tratta di un’opportunità importante per chi aspira a diventare la nuova classe dirigente del centrodestra e basa il proprio impegno in politica sul pensiero critico e la responsabilità personale. Particolarmente significativo l’incontro di apertura, dal titolo “Caro Pdl ti scrivo”, un incontro sul futuro del centrodestra che avrà come protagonisti i senatori Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Ma non mancheranno altri big della politica come Maria Stella Gelmini, Angelino Alfano, Giorgia Meloni, così come economisti giornalisti, scrittori.
Per il programma completo e le iscrizioni consultare il sito
www.magna-carta.it (sezione eventi annuali)




 

 

 

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