Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 74 del 6 settembre 2011

In Commissione
Affari costituzionali
Riduzione del numero dei parlamentari
Affari esteri, immigrazione
Audizione del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, sugli sviluppi della situazione in Libia
Ratifiche di accordi internazionali
Agricoltura
Misure per la competitività e per il sostegno al settore agricolo
Prodotti agro-alimentari locali di qualità
Imprenditoria giovanile in agricoltura
Semplificazione normativa agricola
Industria, commercio, turismo
Turismo sportivo e impianti da golf
Statuto delle imprese
Royalties per la coltivazione di idrocarburi

In Aula
Conversione del decreto 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo

Riprende il settimanale appuntamento di approfondimento e informazione politica di Spazio di Libertà, dopo una pausa estiva dominata dalle vicende della situazione economica, del nostro Paese e non solo. Una pausa estiva che per la verità per la politica non c’è stata, in cui le sedi istituzionali e i parlamentari non hanno praticamente mai interrotto la loro attività. Il resoconto del convegno internazionale di Praga a cui ha partecipato la Senatrice Bianconi e una breve sintesi sul dibattito che interessa il mondo del lavoro, l’articolo 8 della manovra, ne sono la dimostrazione.

LA MANOVRA ECONOMICA: ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL’ARTICOLO 8
Uno dei punti a cui l’Europa ci chiede, da molto tempo per la verità, di mettere mano è quello che riguarda le regole del mercato del lavoro. In merito all’articolo 8 della manovra, che introduce la possibilità di deroghe a quanto stabilito dai contratti nazionali e dalle leggi, riportiamo una sintesi delle interviste pubblicate ieri da La Stampa a tre autorevoli conoscitori del mondo del lavoro.
Maurizio Castro – Senatore PdL, esperto di relazioni industriali
“E’ chiaro che stiamo parlando di una rivoluzione. Il contratto viene spostato dall’aspetto delle regole del contratto nazionale al contratto di prossimità. Dobbiamo sempre tenere presente che stiamo parlando di norme che varranno in soli due casi: se l’azienda ristruttura perché rischia di fallire o se è in una fase di rilancio e di investimenti.Facciamo un salto in avanti di 60 anni. Anzitutto, finalmente i lavoratori saranno liberi di partecipare agli utile e alla gestione. E un’altra novità importante è che questi accordi derogatori avranno effetto erga omnes, finalmente”.
Raffaele Bonanni – Segretario nazionale CISL
“Io faccio il sindacalista e il mio obiettivo è difendere i lavoratori e ottenere per loro condizioni sempre migliorative. Quindi non firmo accordi per mandare la gente al macero. Ciò detto – e veniamo alla questione – mi posso trovare di fronte a casi eccezionali, drammatici, di aziende in forte crisi. Di fronte al mangiare la minestra, per poca che sia, o saltare dalla finestra, io scelgo la minestra così almeno qualcuno ce l’ha. E allora io faccio di tutto per salvare anche un solo posto di lavoro. All’interno, beninteso, di un sistema di accordi interconfederali, come per esempio quello del giugno scorso e all’interno di un sistema di regole”.
Pietro Ichino . Senatore PD, giuslavorista
“Si rischia un aggravamento del dualismo, nel nostro tessuto produttivo, tra i lavoratori regolari delle aziende medio-grandi, per i quali presumibilmente non cambierà nulla, e i poco e per nulla protetti delle imprese più piccole, che rischieranno di perdere anche il poco che hanno. La Bce ci chiede anche, nell’area del lavoro regolare, il passaggio dalla vecchia tecnica protettiva, consistente nell’ingessatura del posto di lavoro, a una protezione nuova del lavoratore, costituita dalla garanzia economica e professionale del mercato del lavoro. E’ evidente che la contrattazione aziendale, abbandonata completamente a sé stessa, senza neppure qualche linea-guida, non è in grado di produrre una riforma di questo genere e di questa complessità”.


A PRAGA PER ANALIZZARE I NUOVI SCENARI INTERNAZIONALI
Il 29 agosto a Praga, presso il Palazzo del Parlamento, si è tenuta la conferenza internazionale”Europa Centrale, Unione Europea e la nuova Russia” organizzata da FONTES RERUM (Centro di studi economici, politici e sociali). Nel corso delle due tavole rotonde è stato affrontato il tema del ruolo di Russia e Germania nella politica dei Paesi dell’Europa centrale esi è parlato dei futuri scenari internazionali alla luce delle elezioni che nel 2012 interesseranno Russia, Francia, Spagna e Stati Uniti. Oltre al Presidente della Repubblica Ceca hanno preso parte ai lavori politici ed esperti di relazioni internazionali provenienti da Stati Uniti, Russia e Paesi dell’Europa centrale. Per l’Italia, assieme al Senatore Benedetto Adragna, è stata invitata la Senatrice Laura Bianconi di cui si riporta l’intervento.

EUROPA CENTRALE, UNIONE EUROPEA E LA NUOVA RUSSIA
intervento della Senatrice Laura Bianconi

Pregiatissimo Presidente, Klaus,
Pregiatissimo Presidente Mlàdek,
Pregiatissimi Signori,

Vi ringrazio di avermi invitato a questo importante momento di confronto e di riflessione su temi che sono particolarmente vicini alla mia sensibilità politica e sui quali, alla luce degli avvenimenti degli ultimi mesi, è necessario interrogarsi per non trovarsi impreparati.
Parlare della politica degli Stati dell’Europa Centrale che, oggettivamente, per storia e posizione geografica, vede come nazioni leader la Germania (in questo momento motore economico dell’Europa) e la Russia, e soprattutto, parlare delle elezioni politiche, che il prossimo anno interesseranno Paesi importanti come la Federazione Russa, gli Stati Uniti, la Francia e la Spagna, dà a questa conferenza un’apertura, un respiro di grandissima importanza, per il quale rivolgo i più vivi complimenti agli organizzatori.
Quello da cui vorrei iniziare, la premessa a mio parere imprescindibile, è la crisi dei mercati finanziari che, negli ultimi mesi ha colpito le principali piazze d’affari del mondo. Una crisi che potremmo definire l’onda di ritorno della crisi scatenata dal fallimento della Lehman Brothers nel 2007. Una crisi da cui, e parlo per il mio Paese, l’Italia, stavamo uscendo, grazie a molti sacrifici e massicci interventi a sostegno del reddito e dell’occupazione messi in campo dal Governo Berlusconi. Una crisi che aveva drammaticamente rivelato le difficoltà di Stati come Grecia, Irlanda e Portogallo, per i quali si è reso necessario l’intervento e il sostegno dell’Unione Europea: E, voglio sottolineare che, anche in questa circostanza, il mio Paese ha fatto la sua parte sostenendo queste economie in difficoltà.
Ma nonostante questo, nonostante il richiamo e la primaria attenzione a politiche di rigore nei conti pubblici, l’Europa si è nuovamente trovata negli ultimi mesi sotto l’attacco della speculazione finanziaria, principalmente in seguito al rischio di default degli Stati Uniti, che ha fatto rimbalzare su tutte le borse mondiali la crisi di fiducia di chi aveva investito in titoli USA. Si tratta di una crisi finanziaria planetaria e certamente la più grossa crisi economica dopo il 1929.
Una realtà, questa, inevitabile con cui dovremo sempre più fare i conti e, soprattutto, un rischio contro cui dovremo attrezzarci. E’ innegabile infatti che la fine dell’ordine mondiale stabilito a Yalta, il declino, non solo economico dell’America, l’ascesa di quella che un giornalista italiano ha definito la CINDIA (Cina e India), ma anche le economie emergenti come quella del Brasile, la globalizzazione, la fine dell’euforia per l’euro, sono dati di fatto che non possiamo più permetterci di ignorare. Così come non possiamo più ignorare che, se una parte del mondo ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, l’altra parte sprofonda sempre più in uno stato di povertà.
In tutto questo come si deve posizionare l’Europa, o meglio, l’Unione Europea? Vorrei ricordare che il percorso di unificazione dell’Europa deve ancora essere completato, l’Europa di cui possiamo parlare ora è l’Europa di Maastricht, un’Europa unita monetariamente ma ancora lontana da quell’Europa “una dall’Atlantico agli Urali” di cui parlava il Santo Padre Giovanni Paolo II, il cui pensiero condivido assolutamente. Questa Europa arranca, è in difficoltà, a livello monetario perché è indubbio che è solo la politica che può fare le scelte e guidare l’economia. E noi invece ci troviamo di fronte a un’Europa che non ha una politica estera unitaria, non ha un adeguato sistema di controllo dei meccanismi economici e bancari.
Per cui alla domanda che ho posto poco fa, avendo ben chiare le difficoltà appena descritte, io penso si debba rispondere con il rafforzamento del dialogo con la Federazione Russa. Se, come europei, vogliamo mantenere un ruolo da protagonisti nello scacchiere internazionale, se vogliamo assicurare il benessere dei nostri cittadini e il futuro delle nuove generazioni, l’unica strada percorribile è questa.
In questo senso, mi fa piacere segnalare di fronte a questa importante e qualificata platea due iniziative che vanno proprio in questa direzione.
La prima riguarda l’abolizione dei visti. Recentemente l’Ufficio Affari interni della Commissione europea e il Dipartimento cooperazione europea del Ministero degli esteri russo ha concordato il percorso per arrivare al superamento del visto di ingresso da e per la Russia.
Nell’Europa di Maastricht di cui si parlava prima questo avrà sicuramente un effetto positivo per i processi di interscambio economico. E questo è uno dei punti su cui aveva posto l’accento l’ambasciatore russo in Italia, Sua Eccellenza Alexey Meshkov, nel corso di una conferenza tenutasi lo scorso 6 luglio al Senato italiano.
Ma sappiamo che i rapporti di amicizia e partnership veri e duraturi si fondano, prima che sugli affari, sulla libera circolazione delle idee e delle persone. Quindi io vedo positivamente questo primo passo, e sono certa che quando sarà il momento di dare applicazione a questo impegno il mio Paese farà la sua parte.
La seconda iniziativa che voglio qui ricordare è l’ANNO EUROPEO DELLA CULTURA E DELLA LINGUA ITALIANA IN RUSSIA E DELLA CULTURA E DELLA LINGUA RUSSA IN ITALIA, che si è aperto lo scorso 15 febbraio a Roma. Una grande iniziativa ricca di oltre 500 eventi che si terranno nei nostri due Paesi. L’amicizia tra Italia e Russia, pur attraverso i diversi momenti storici e politici, ha una storia di cinque secoli, Noi italiani conosciamo l’amore che i Russi hanno sempre avuto per la cultura e l’arte italiana, e lo stesso vale per noi italiani, che peraltro già solo quando siamo a San Pietroburgo respiriamo un po’ l’aria di casa vedendo i tanti palazzi progettati, sotto il regno di Pietro il Grande, dai nostri architetti Rossi e Rastrelli.
Questo nuovo vento di coscienza di rapporti tra i singoli Paesi e la Russia, ma anche una nuova coscienza tra l’Europa e la Russia, nasce e si consolida con la leadership di Vladimir Putin.
Questo obiettivo, di una sempre maggiore interazione tra Europa e Russia, che per adesso è solo un sentiero tracciato, può diventare una grande strada che unisce popoli e nazioni solamente se chi la deve costruire ci crede fino in fondo, e io sono certa che Putin ci crede fino in fondo.
Le elezioni che si terranno in Europa il prossimo anno saranno sicuramente influenzate dalla risposta che i governi in carica sapranno dare all’attuale crisi economica e finanziaria. Oltre gli schieramenti politici, oltre all’adesione, in alcuni casi anche storica e fedele, ad un determinato partito politico, gli elettori di Spagna e Francia guarderanno anche a chi maggiormente potrà dare rassicurazioni sulla tenuta del sistema economico del loro Paese e sul loro futuro. E’ difficile fare previsioni, ma le difficoltà dei due leader uscenti, Sarkhozy e Zapatero sono sotto gli occhi di tutti. Il primo vede la propria riconferma fortemente schiacciata dall’avanzata dei socialisti da un lato, e dell’estrema destra dall’altro. Il secondo, che aveva ereditato da Aznar un Paese in grande crescita (vamos a mas era il motto di Aznar), messo alle strette da una crisi economica che non ha saputo governare, si è visto costretto a ricorrere a elezioni anticipate e ha già annunciato che non si ricandiderà.
Sugli Stati uniti è ancora più difficile pensare come andrà a finire. La regola dei due mandati, praticamente garantiti a quasi tutti i presidenti americani, rischia di saltare per Barak Obama, che non ha mantenuto i principali impegni della sua campagna elettorale, tra cui il progetto di estensione dell’assistenza sanitaria gratuita alle categorie più deboli, e ha gestito con molta difficoltà la crisi economica, tanto che per la prima volta per la più grande potenza economica del pianeta si è parlato di rischio default.
E a questo punto veniamo alla Russia. Chi sarà il nuovo Presidente?. Ovviamente a decidere saranno gli elettori, ma come “osservatori” una qualche riflessione la possiamo fare, sia per quanto riguarda la politica estera che per quanto riguarda la politica interna. E soprattutto da italiana non posso non partire da quel rapporto privilegiato di amicizia che si è stabilito tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. Questo è potuto avvenire grazie al superamento di fatto delle vecchie diffidenze, e al riguardo desidero ricordare l'accordo di cooperazione siglato a Pratica di Mare, in Italia, con l’impulso determinante del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, tra la NATO e la Federazione Russa e la conseguente creazione del Consiglio permanente NATO-Russia.
E non va inoltre dimenticata l’importanza dell’ingresso di Mosca nel club dei Paesi del G7, successivamente rinominato, appunto, G8.
A Vladimir Putin va inoltre riconosciuto l’indubbio merito di essere stato uno strenuo sostenitore di una politica "multipolare" contrapposta alla politica "unipolare" degli Stati Uniti. E questa è un’ottica estremamente importante, per noi Europei, se vogliamo essere protagonisti della costruzione del mondo di domani.
La posizione della Russia le permette, infatti, di estendere le sue strategie e azioni verso l’Europa o verso l’Asia, e il potere economico, che le deriva dalle sue potenzialità energetiche, si è trasformato per il Cremlino in un punto di forza nelle relazioni con i restanti Paesi. La politica di Mosca è riuscita a diversificare le relazioni e a rompere quella visione eurocentrica, secondo cui la Russia “aveva bisogno” dell’Europa. In alternativa Vladimir Putin non ha avuto dubbi a stringere legami con due potenze emergenti come Cina e India.
Ma anche sul fronte interno ci sono molti aspetti che devono essere riconosciuti a Vladimir Putin, innanzi tutto la realizzazione di una serie di riforme che non erano riuscite ai suoi predecessori, ed in primis l’aver dato alla Russia quella stabilità politica indispensabile per renderla protagonista di una crescita economica senza precedenti che sarà coronata dall’ingresso di Mosca nel WTO (World Trade Organization).
Uguale interesse assumono inoltre i piani di azione in materia di politiche per la famiglia, sistemi di welfare e assistenza sanitaria diffusi, nuovi modelli di rapporti tra sindacati e imprese.
Questi sono temi che sono prioritari nell’agenda politica italiana perché fanno parte della nostra cultura e della nostra tradizione politica. Sono temi che prima che a un programma politico appartengono alla concezione antropologica che l’Europa, per la sua storia e la sua tradizione, ha della Stato, della Società, dei Corpi intermedi.
Di fronte a questa situazione è indubbio che il particolarismo deve lasciare il posto a un respiro più ampio, il che non significa abbandonare la propria tradizione e la propria cultura, ma anzi significa aprirsi a una visione più ampia del mondo.
E non c’è dubbio che per raggiungere questo obiettivo l’Europa deve tornare, per usare la bellissima metafora, coniata da Giovanni Paolo II ben prima degli avvenimenti che portarono alla fine dell’esperienza sovietica, a respirare con il suoi due polmoni, quello dell’occidente e quello dell’oriente.

SCOMPARSO MINO MARTINAZZOLI, ULTIMO SEGRETARIO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA
Mino Martinazzoli è scomparso scorsa all'età di 79 anni nella sua casa di Caionvico, nel Bresciano, dove ha vissuto la sua lunga malattia. Ultimo segretario della Dc nel '92 e primo del Ppi, tramite il quale tentò di risollevare lo scudocrociato, è considerato un grande interprete degli ideali del cattolicesimo. Uomo schivo e appartato, ha svolto un ruolo importante per la democrazia italiana, grande protagonista del rinnovamento della Dc, rispettato per le sue qualità intellettuali e morali anche da coloro che si opponevano al suo processo di riforma del partito, un combattente dell’ideale democratico-cristiano con il quale in tanti hanno condiviso numerose battaglie politiche.


Una volta c’era l’autunno caldo, adesso si anticipa tutto. Per cui anche gli scioperi generali si fanno quando ancora il calendario ci dice che siamo in estate. Una volta si aspettava che fossero iniziate le scuole, che tutti fossero tornati dalle ferie, cosa che sarà anche avvenuta per le grandi aziende manifatturiere, ma che non è ancora avvenuta nel settore del terziario dove per le ferie ci si turna durante tutta l’estate. E così è capitato che la CGIL, senza neppure attendere la votazione della manovra economica, ha indetto lo sciopero generale, uno sciopero a prescindere come giustamente è stato evidenziato parafrasando Totò. Uno sciopero al quale ovviamente non mancheranno di farsi vedere le anime belle della sinistra (vuoi mai che ci perdiamo un passaggio tv?). Con buona pace dei tanti sacrifici fatti, come ci racconta l’amico Luigi Migliori, in nome dell’unità sindacale.

L’UNITA’ SINDACALE: UN BENE PER TUTTI
Ho ricevuto sul telefonino una nota della CGIL di Cesena sullo sciopero di oggi, 6 settembre, e la prevista locale manifestazione: il mio primo pensiero si rivolgeva allo stato dell'unità sindacale. Sono iscritto alla CGIL da quasi un quarantennio, ho svolto attiva militanza e ricoperto incarichi fino alla segreteria generale provinciale, a Ravenna, del sindacato della CGIL per la scuola; sul tema dell'unità sindacale mi sono formato e, al di là delle varie vicende politiche e personali, l'unità dei lavoratori resta un punto fermo nella mia coscienza civile.
Fui intensamente attivo nel sindacato durante il decennio '75/'85, cominciai presto a lavorare con i colleghi di CISL e UIL, in nome dell'unità sindacale ingoiai molti rospi e, col tempo, mi accorsi che anche gli altri soffrivano per analoghe difficoltà; però, continuammo a rinunciare per un bene superiore e comune: di rinuncia in rinuncia, fra scontri e confessioni, divenimmo amici rispettosi delle identità personali.
Con l'unità sindacale contribuimmo ad affrontare gli anni di piombo, il peggior rischio corso dalla democrazia italiana: abbiamo vinto chi voleva introdurre la violenza fisica nella lotta politica, senza deflettere dai valori di libertà tipici della democrazia. Abbiamo evitato la legittimazione politica di personaggi che definii, senza mai pentirmene, fascisti rossi.
Queste posizioni non sempre trovarono consenso unanime all'interno dell'universo dei lavoratori: c'erano e ci sono ancora aree, sedicenti alternative, che, seppur indirettamente, supportarono e supportano tutt'ora gli interpreti e gli eredi del terrorismo. Non ho udito cori unanimi sulle vicende, sia francesi che brasiliane, di un assassino come Cesare Battisti; personalmente, stante il rigore contro il terrorismo e le espressioni di se, ma e però, di tanti massimalisti nostrani, fui destinatario, a più riprese, di lugubri previsioni di gambizzazione, allora tristemente di moda.
Ricordo tante notti di vigilanza, i servizi d'ordine sotto i palchi dei dirigenti nazionali, gli attacchi respinti di autonomi e sigle varie, tre giorni di presidio, a Bologna nel '77, perché non si ripetesse quanto accaduto nel '22, allorché le squadre delle camicie nere di Arpinati occuparono Palazzo d'Accursio, la sede del municipio, (nella contigua prefettura resistette, armi in pugno e a rischio della vita, un giovanissimo prefetto, Mori).
Rammento bene la prima significativa e tragica rottura del patto unitario, con il referendum dell'84 sulla scala mobile; segnò una frattura, anche all'interno della CGIL con la componente socialista, mai più ricomposta definitivamente.
Da allora le anime massimaliste, (quelli del se e del ma, quelli convinti dell'indipendenza del salario dall'andamento dell'economia, quelli dell'alternativa, nonostante la caduta del muro di Berlino, per intenderci ), hanno, con alterne fortune, condizionato la CGIL, producendo immediati riflessi negativi sull'unità sindacale.
Olof Palme, padre svedese della socialdemocrazia nord europea, soleva affermare: "viviamo in un paese freddo, dobbiamo ben alimentare la pecora, ci fornirà un soffice ed ampio vello che toseremo per riscaldarci". Possiamo dividerci sul come alimentare o quando tosare la pecora, il capitale, ma non potremo mai concordare con chi la vuole uccidere.
Continuo a sperare, anche se viepiù flebilmente, che le componenti riformiste sappiano imporsi con maggior coraggio nella vita della CGIL, altrimenti l'unità dei lavoratori, specialmente in presenza di una crisi internazionale di immane portata e di difficile lettura,sarà solo slogan buono per i comizietti, (in tal caso, veramente pagherebbero solo i più deboli).

(Luigi Migliori - già Dirigente Scolastico in Cesena)


 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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