Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 80 del 25 ottobre 2011

In Commissione
Tutte le Commissioni esaminano per le parti di loro competenza la Legge di stabilità

In Aula
Delega al Governo per l'emanazione della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche
Informativa del Ministro dello sviluppo economico sulla vicenda Irisbus e ad altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del Mezzogiorno

LA POLITICA AL SERVIZIO DEL BENE COMUNE
Venerdì 21 ottobre, al Teatro Testori di Forlì, si è tenuto un interessante incontro pubblico organizzato dal mensile Forza Romagna dal titolo “La politica al servizio del bene comune”.
All’incontro hanno preso parte Alessandro Rondoni, capogruppo Pdl nel Consiglio Comunale di Forlì, Enrico Benagli, consigliere Pdl della Provincia di Forlì, Roberto Buda, Sindaco di Cesenatico, Romano Colozzi, Assessore al Bilancio della Regione Lombardia, oltre alla Senatrice Laura Bianconi che ha iniziato il suo intervento sottolineando come, rispetto al fanatismo laicista che sembra essere predominante nella gran parte dei Paesi occidentali, l’Italia conservi ancora una straordinaria consapevolezza del valore di quei principi cristiani sui quali è costruita l’Europa. “Soprattutto – ha precisato Laura Bianconi – questa cultura è patrimonio comune delle diverse componenti in cui si articola il Pdl. Non c’è dubbio, infatti, che a Silvio Berlusconi debba essere riconosciuta l’opera meritoria di aver dato una casa comune a credenti e non credenti che, insieme, hanno percorso una medesima strada avendo come bussola quei principi della tradizione cristiana che costituiscono l'identità del nostro popolo.  Nel Pdl convivono forze con identità proprie, senza che nessuno si senta un ospite, e questo è stato possibile grazie alla condivisione di un programma e, soprattutto, di valori su cui oggi più che mai abbiamo il dovere di metterei in gioco tutto il nostro senso di responsabilità”. Nel corso dell’incontro non potevano ovviamente mancare le riflessioni sul ruolo dei cattolici in politica, alla luce soprattutto degli incontri avvenuti quasi in contemporanea a Norcia e a Todi. Su questo argomento Laura Bianconi ha chiaramente espresso la sua contrarietà ad un ipotetico partito dei cattolici. “I temi e le provocazioni che sono emersi dagli incontri di Norcia e Todi evidenziano un dato di fatto: la cultura cattolica è quella che meglio di altre ha saputo comprendere le grandi sfide del nostro tempo.  Penso soprattutto al contributo che ha dato in materia di identità europea, integrazione tra le diverse culture, lavoro come ambito fondamentale per la realizzazione della persona, scuola, famiglia, diritti delle donne, bioetica. Tutto questo grande patrimonio culturale e di consapevolezza sui temi più caldi dell’agenda politica può essere vissuto a volte con frustrazione da un cattolico; ma questo non implica che sia ragionevole e percorribile la strada della costruzione di un partito cattolico italiano che, a mio parere, non riuscirebbe comunque a conglobare quella ricchezza di culture che in Europa è rappresentata dal PPE”. a conclusione dell’incontro sono arrivate anche le  riflessioni su quello che sarà il futuro della politica italiana. “Quello a cui dobbiamo guardare – ha detto nelle sue conclusioni Laura Bianconi – è una nuova fase costituente che abbia come elementi fondanti le grandi questioni che sta vivendo il nostro Paese, in primis lo stallo politico e istituzionale e il clima di antipolitica manovrato e dominato dai nuovi profeti di turno. Se questa è la cornice di riferimento, il punto non è far fare un passo indietro a Berlusconi ma fare tutti noi un passo avanti per il bene del nostro Paese”.

BUONE NOTIZIE (1): DALL’EUROPA STOP AI FARMACI CHE UTILIZZANO EMBRIONI
A volte, anche in periodi come quello attuale che possono indurre a più di un pensiero pessimista, arrivano notizie che rinfrancano la fiducia nelle istituzioni, nei giudici, nell’umanità. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha deciso che non sarà possibile brevettare un procedimento che, ricorrendo al prelievo di cellule staminali da un embrione umano, comporta la distruzione dell’embrione. Grande soddisfazione è stata espressa dalla Senatrice Laura Bianconi che dai tempi della discussione della legge 40 in materia di fecondazione medicalmente assistita si è sempre battuta per la tutela dell’embrione. “Nella mia attività di parlamentare – commenta Laura Bianconi - ho sempre ribadito la necessità della difesa della vita in tutte le sue fasi, dal momento del concepimento sino alla morte naturale. Non posso dunque che essere contenta per la sentenza della Corte di Giustizia che riconosce che l’embrione, in quanto stadio iniziale di un processo di sviluppo da cui scaturirà un essere umano, non può essere oggetto di sfruttamento commerciale”.

BUONE NOTIZIE (2): UN’ITALIANA CREA A NY IL PRIMO HOSPICE PER NEONATI
Un’altra buona notizia ci viene dalla Fondazione Enzo Piccinini (grande uomo, grande amico, grande medico) di Modena che quest’anno ha deciso di premiare la dottoressa Elvira Paravicini, neonatologa che, alla Columbia University di New York, ha dato vita ad un reparto speciale in cui accoglie bambini nati troppo prematuramente o affetti da malformazioni o malattie così gravi che non consentono altro che una breve sopravvivenza. E’ lei stessa a dire il perché del suo impegno: “Ogni volta c’è un nuovo dramma da affrontare, un dramma che non va eluso o censurato. Quando la nostra conoscenza scientifica ci suggerisce che un bimbo è troppo prematuro per farcela, la nostra responsabilità medica non finisce lì. Non lo posiamo guarire questo bimbo, ma possiamo curarlo, cioè prenderci cura di lui. E dei suoi familiari”.

ALLA SVEGAS
Una volta si ballava il valzer alla Filuzzi, si cucinava la sogliola alla mugnaia, si vestiva alla marinara. Ci sarà mica stata anche una svegas, a significare un modo particolare di fare qualcosa? Ovviamente no. Paura e delirio a Las Vegas è il film preferito di er pelliccia, uno degli indignados che due sabati fa ha messo a ferro fuoco Roma, uno che ha impiegato così bene il tempo passato sui banchi di scuola da non sapere neppure come si scrive la città più importante dello Stato del Nevada. Peccato non abbia ancora dato la sua ricetta per ridurre il debito pubblico. Bruciare tutti i Bot, i Bpt e via discorrendo?

CIAO MARCO
Romagnolissimo nel nome, romagnolissimo nei modi, esuberanti e generosi. Così era Marco Simoncelli, il campione di motociclismo che domenica scorsa ha perso la vita in un fatale quanto assurdo incidente di gara. Una vita troppo giovane per essere spezzata, un campione che rimarrà nel cuore di tutti gli italiani e di tutti i romagnoli.




Giova sempre dedicare un po’ del proprio tempo a riflessioni su fatti già avvenuti e che la velocità del tempo in cui viviamo vorrebbe già archiviati se non dimenticati.
Primo, il rendiconto generale dello Stato, quello per cui alla Camera è stata invocata la crisi di Governo. La votazione avvenuta la scorsa settimana al Senato ha dato al Senatore Azzollini l’opportunità di mettere in luce elementi positivi della nostra economia che, con buona pace dei nostri detrattori d’oltralpe, dimostrano che i conti li abbiamo sempre fatti non solo come si deve ma forse meglio di qualche altro partner europeo.
Secondo, la manifestazione degli “indignados” di Roma. L’Onorevole Cazzola sulle pagine de Il Resto del Carlino ha fatto una seria analisi, analizzando l’origine del fenomeno e la consistenza delle proposte.
Come abbiamo detto, due letture interessanti che Spazio libero vuole condividere con i suoi lettori
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RENDICONTO GENERALE DELL'AMMINISTRAZIONE DELLO STATO PER L'ESERCIZIO FINANZIARIO 2010
Signor Presidente, non mi soffermerò sulle questioni procedurali perché già l'ho fatto nelle occasioni precedenti in cui si è discusso di questa vicenda del rendiconto, e solo alla fine farò alcune osservazioni specifiche sul rendiconto, anche sulla base del dibattito che ho ascoltato.
Ma intanto, siccome questo dibattito, come è giusto, si è trasformato anche in un dibattito sulle grandi questioni di finanza e di economia dell'Italia, voglio osservare (mi si scusi per un attimo il tono lieve iniziale) alcune questioni importanti.
Com'è noto, non leggo sempre i giornali del giorno, ma questa mattina mi è capitato di leggerli, ed esattamente questo accade: «L'Italia è un po' più ricca di quello che pensavamo, importiamo ed esportiamo di più di quel che sapevamo, abbiamo un rapporto tra il debito e il prodotto interno lordo più basso di quello che finora ci hanno detto».
Si penserebbe che sia l'Ufficio stampa e propaganda del PdL a dire questo, ma è l'ISTAT, che ha ricalcolato le serie storiche, cioè i metodi statistici di calcolo di queste grandezze e ha trovato quanto abbiamo detto, cioè che per l'Italia le cose stanno meglio di come si diceva. Qualcuno potrebbe dire che è soltanto l'ISTAT che lo ha fatto, ma questi nuovi parametri di calcolo ovviamente sono stati concordati a livello comunitario, e quindi Eurostat, che è l'organismo che giudica i nostri conti, adesso calcolerà i nostri conti sulla base di questi nuovi parametri, con i risultati che ci siamo dati.
Per ovvi motivi non mi soffermo sulla questione se invece qualche altro Stato, a seguito dei nuovi conti, debba limare al ribasso i propri parametri: non è questo il nostro problema. Osservo però che i calcoli statistici talvolta vengono revisionati, e nel caso dell'Italia hanno portato a risultati migliori di quelli che fino a ieri ci erano stati detti.
Non credo che naturalmente le agenzie di rating, che sono molto attente sui conti italiani, dopo aver letto queste nuove statistiche rialzeranno almeno di un notch - mi pare che si chiami così - il rating sull'Italia. Forse, siccome sono molto attente, pur potrebbero farlo sulla base di queste notizie, ma ovviamente capiamo il rigore con cui l'Italia viene giudicata, capiamo anche che talvolta è eccessivo, ma siamo abituati a confrontarci con questo nostro rigore.
Dico, però, che la situazione è quella che ho descritto e che viene disegnata dalla riparametrazione dei nostri conti. Siccome talvolta, anche in questo, si è paragonata l'Italia a qualche altra Nazione che i conti pubblici non li aveva detti per vero, voglio dire che, ove mai i nostri conti pubblici non sono stati detti per vero, è per eccesso di rigore e prudenza, e ciò, sia in materia civile che di finanza pubblica, fa onore al Governo, alla maggioranza e all'intera Nazione, che così si è comportata. Questo è un punto che è meglio stabilire.
Questo ovviamente non deve e non può farci in nessun modo abbassare la guardia sulle questioni che abbiamo di fronte. E su questo non posso che concordare su due aspetti del rendiconto. Non mi soffermerò, come analiticamente hanno fatto altri colleghi, sui dati del rendiconto, ma due questioni le pongo perché stanno tutte di fronte a noi e dobbiamo affrontarle.
La prima è che il nostro debito pubblico rimane eccessivamente alto; seppure il suo rapporto con il prodotto interno lordo, sulla base delle nuove statistiche, diminuirà, è però in valore assoluto eccessivamente alto. Bene facciamo ad aggredirlo nel modo più deciso possibile. Anche qui non tutti se ne accorgono, ma il dato è vero: da sempre è detto che il parametro più importante al fine dell'aggressione del debito è l'avanzo primario, e oggi l'avanzo primario italiano è il migliore d'Europa. Ma questo, secondo me, non è ancora sufficiente: va incisivamente affrontato il problema dell'onere degli interessi per il servizio del debito, che dal rendiconto sono alti e possono ancora aumentare.
La seconda questione - e qui abbiamo già una risposta bipartisan - è quella dell'eccessiva rigidità della spesa corrente. Già bene ha detto prima il senatore Morando che di fatto le cosiddette spese incomprimibili seguono un trascinamento verso l'alto che obiettivamente irrigidisce fortemente il bilancio dello Stato. E naturalmente, trattandosi di spese incomprimibili, si è costretti ad intervenire pesantemente sulle spese comprimibili, che sono quelle per investimenti. Ma comprimendo le spese per investimenti, hai voglia a parlare di crescita! La crescita è data dalle spese per investimenti.
Noi allora pensiamo su questo - devo dare atto al sottosegretario Gentile di aver confermato in questa sede ciò che abbiamo detto ieri in Commissione su iniziativa del collega Morando - che la spending review che abbiamo approvato nella manovra dobbiamo cominciare a farla seriamente, aggredendo la spesa corrente, che in Italia presenta ancora dei profili che sono facilmente aggredibili.
Signor Presidente, questo è il livello del dibattito. Mi sarei potuto soffermare più a lungo, ma non è il caso. Questo è quanto è stato fatto in quest'Aula. Ed allora io, non solo concordo con la sua posizione di ieri di riprodurre subito il dibattito e l'approvazione del rendiconto, perché così diamo un segnale giusto e vero ai mercati e alle Nazioni estere che ci osservano, ma osservo che lei ci ha consentito di riproporre anche qui non una discussione stancamente procedurale, bensì una discussione che sta portando a dei risultati - quello della spending review e dell'aggressione del debito sono due risultati - che a mio avviso continueranno un percorso che, al di là delle ovvie ragioni polemiche della politica, che sono comprensibili ma che non condivido, può portare l'Italia, che - così come abbiamo visto - è ancora una grande Nazione, fuori dalle secche, anche grazie a questo percorso di approvazione del rendiconto generale per l'anno 2010.
(Sen. Antonio Azzollini – seduta del 20 ottobre 2011)

STESSI ERRORI DI PADRE IN FIGLIO
Il Paese è pieno di padri e madri, ex sessantottini, che si compiacciono delle battaglie di figli sempre all’inseguimento di mode che durano solo una stagione. Così evitano di interrogarsi sui propri errori giovanili e si risparmiano di convincere i figli a non ripeterli in maniera autocritica.
Poi, visto che non hanno più il fisico per indossare le scarpette da tennis, sono sempre pronti a condannare la violenza.
Analizziamo come viene trattata, nel dibattito politico, sui media, nei talk show, la brutta pagina di sabato scorso. Per le strade di Roma c’erano i “buoni” e i “cattivi”. Dai “cattivi” – dicono – occorre prendere le distanze. Anzi, in questa azione di contrasto dei black bloc si caratterizza Antonio Di Pietro, nonostante che sia proprio l’IDV a fomentare l’odio che ha fatto da “brodo di cultura” delle violenze. Nei confronti delle richieste dei “buoni” – aggiungono – occorre avere, invece, capacità di ascolto. E’ vero: i giovani hanno tanti motivi per protestare e per rivendicare i diritti loro negati. Purtroppo, perdono tempo a difendere le loro catene ovvero quelle “conquiste” dei padri che hanno caricato sulle loro spalle un debito pubblico insostenibile. Ma le abbiamo lette e meditate le parole d’ordine del “movimento”?
Per dare una risposta positiva a quelle richieste un po’ naives occorrerebbe smantellare la Tav in Val di Susa, effettuare assunzioni in massa nella pubblica amministrazione, evitare come un’eresia le liberalizzazioni e le privatizzazioni, far pagare alle banche il fio della crisi. Ma non basta. I sedicenti economisti del “movimento” prefigurano, persino, la ristrutturazione del debito pubblico se non addirittura il suo congelamento, dal momento che, se si vogliono onorare gli impegni contratti cin i sottoscrittori, non vi sarebbero più margini per vivere al di sopra delle possibilità effettive di una economia condannata a competere. Questa linea, però, porterebbe l’Italia fuori dall’Unione europea e dall’euro. In sostanza, meglio il default che il risanamento dei conti pubblici (che è poi la condizione necessaria per la crecita). A pensarci bene, non è proprio questa – mutatis mutandis – la posizione dei Tea Party?
(On. Giuliano Cazzola – parlamentare Pdl)
Pubblicato su Il Resto del Carlino del 17 ottobre

 

 

 

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