Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 81 del 2 novembre 2011

In Commissione
Anche questa settimana l’esame della legge di stabilità occupa gran parte del calendario delle Commissioni. In aggiunta a questo argomento si segnala:
Affari istituzionali
Riforma del Parlamento e forma di governo
 Agricoltura
Atti preparatori della legislazione comunitaria
Politiche dell’Unione europea
Politica comune della pesca
Controllo di frontiera

In Aula
Discussione della mozione n. 405, Ramponi, sulla sicurezza da minaccia cibernetica
Discussione della mozione n. 426, Bruno, ed altre connesse, sulla riscossione dei crediti fiscali
Risoluzione della 14a Commissione permanente sulla Relazione annuale 2010 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali
Discussione della mozione n. 452, Bianconi, sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani

SALUTE DONNA: LAURA BIANCONI A MODENA PER PARLARE DI EPATITE C
Lo scorso 24 ottobre la Senatrice Laura Bianconi ha partecipato alla Sala Civica del Comune di Modena ad un incontro pubblico sull’epatite C organizzato da Donne in rete e Women in hepatology, un approccio a questa patologia dal punto di vista delle donne, anche per sviluppare sempre di più l’attenzione a una medicina di genere e alla sua importanza. Secondo i dati forniti dall'OMS ogni anno vi sono oltre un milione di morti per patologie collegate all'epatite, due miliardi di persone infette e 45 milioni di portatori cronici. Panorama sicuramente desolante che però è già notevolmente migliorato da quando, a partire dagli anno '90, si è intrapresa un'importante campagna di vaccinazione, proprio a seguito delle risoluzioni approvate in ambito internazionale.
"Mentre possiamo definire buone le percentuali di successo relative alle terapie per l'epatite B - ha sottolineato la Senatrice Bianconi - altrettanto non possiamo sostenere per quella di tipo C, proprio perché più subdola e difficile da diagnosticare in tempi rapidi. Solo l’Italia conta circa 1000 nuovi casi ogni anno e ad esserne colpite sono in numero consistente proprio le donne. Ben vengano, quindi, momenti di confronto come questi in grado, non solo di fare il punto sullo stato attuale di questo tipo di epatite, ma anche di promuovere tutta una serie di buone pratiche da contestualizzare all'interno della cosiddetta medicina di genere. Ne deriva - ha sottolineato nelle conclusioni Laura Bianconi - che dobbiamo pensare ad una migliore e più attenta gestione clinica per le donne e promuovere una rete, in linea con quanto emerso anche al convegno di Modena, in grado di fornire le giuste informazioni su che cos'è l'epatite di tipo C, qual è lo stile di vita più corretto che la donna deve seguire, ma anche per sensibilizzare maggiormente i medici di base a porre più attenzione ai sintomi iniziali di questa grave malattia”.


MOZIONE SULLA VALORIZZAZIONE DEI PRODOTTI VITIVINICOLI E OLIVICOLI ITALIANI: IN VOTAZIONE AL SENATO LA MOZIONE PRESENTATA DA LAURA BIANCONI
Questa settimana il calendario del Senato prevede la votazione della mozione sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani che ha come prima firmataria la Senatrice Laura Bianconi. “Si tratta di una mozione molto importante – ha commentato Laura Bianconi - volta a impegnare il Governo ad azioni di sostegno nei confronti di due settori, quello del vino e quello dell’olio, che rappresentano due eccellenze della nostra agricoltura. In questo particolare momento in cui tutto il mondo agricolo sta attraversando un periodo di transizione, tra crisi, concorrenza dei mercati emergenti e mancato ricambio generazionale, è importante fare sentire il sostegno delle istituzioni a questi custodi delle nostre tradizioni e del nostro patrimonio”.
Di seguito viene proposto il testo della mozione che è stata sostenuta da tutti i capigruppo e da numerosi senatori tra cui il precedente Presidente del Senato, Franco Marini
Il Senato,
premesso che:
a tre anni dalla riforma dell'organizzazione comune di mercato (OCM) nel settore vinicolo, le imprese hanno dimostrato grandi capacità di reazione e adattamento ai mutamenti di mercato, nonostante la crisi economica. In questo quadro, però, si inserisce la concorrenza sleale di alcuni Paesi europei, che si avvalgono di pratiche fraudolente per produrre a basso costo;
le nuove regole sulla protezione dei vini DOP (denominazione di origine protetta) e IGP (indicazione geografica tipica), gli obblighi legati alla certificazione dei vini alla luce del decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 2 novembre 2010, recante "Approvazione dello schema di piano dei controlli", nonché la nuova disciplina sull'etichettatura dei vini con le novità introdotte dal decreto legislativo n. 61 del 2010 anche in ordine ai meccanismi di classificazione dei vini e di utilizzo delle menzioni tradizionali prospettano scenari futuri che non rassicurano i nostri produttori;
le recenti e più severe norme sulle indicazioni da inserire nelle etichette degli alimenti approvate il 6 luglio 2011 dal Parlamento europeo riunito in seduta plenaria a Strasburgo impongono agli operatori del settore l'obbligo di adeguarsi entro tre anni dall'entrata in vigore della normativa;
con riferimento specifico all'olio d'oliva, nel febbraio 2010 la Commissione europea ha apportato una modifica al regolamento sulle caratteristiche e i metodi di analisi degli oli di oliva e degli oli di sansa d'oliva, che inasprisce e affina i controlli sulla presenza dei cosiddetti "oli deodorati" negli oli "normali", poi spacciati e venduti illegalmente per oli di frantoio (regolamento (CE) n. 61/2011);
con questo provvedimento normativo l'Unione europea ha preso atto dell'esistenza di un problema di sofisticazione, muovendosi in una direttrice volta a fare chiarezza sulle zone d'ombra di una certa olivicoltura che nulla ha a che fare con l'alta qualità e che fino ad oggi ha inquinato il mercato dell'origine certa del prodotto made in Italy;
negli ultimi anni sta emergendo sempre più l'esigenza da parte del consumatore di conoscere l'origine e l'autenticità dei prodotti agro-alimentari acquistati. La difficoltà principale, per chi vuole assicurare la tracciabilità, sta nell'individuare una proprietà del prodotto che lo identifichi in maniera inequivocabile lungo tutta la filiera agro-alimentare e che risulti affidabile e di semplice identificazione: una sorta di DNA del prodotto, in quanto l'informazione in esso contenuta lo contraddistingue univocamente e non può essere modificata durante i processi di lavorazione, a differenza delle caratteristiche qualitative su cui si basavano le tradizionali identificazioni varietali,
impegna il Governo:
a
continuare ad attivarsi, con determinazione, presso tutte le sedi comunitarie affinché vengano privilegiate la qualità e le tipicità del vino italiano e sia tutelato il lavoro dei produttori vinicoli, scongiurando l'introduzione di sistemi produttivi che abbiano come effetto il livellamento dei gusti verso il basso;
ad adoperarsi, in accordo con gli altri Paesi che, come l'Italia, hanno interesse a salvaguardare la vitivinicoltura di qualità, per ridiscutere le normative europee che prevedono, a partire dal 2015, la liberalizzazione degli impianti dei vigneti e per mantenere l'attuale regolamentazione che assicura un giusto equilibrio tra la tutela dell'esistente e le esigenze di mercato;
a consentire ai produttori di olio d'oliva di operare all'interno di un sistema in cui risulti più flessibile promuovere la migliore produzione delle aziende olivicole che aderiscono al consorzio "I.O.O.% qualità italiana", il consorzio del vero olio extra vergine di oliva prodotto in Italia, con programmi di promozione sui mercati esteri;
ad incrementare le misure di sostegno al comparto produttivo del vino e dell'olio, anche in vista della revisione dell'OCM vino, prevista per il 2015;
a promuovere sul mercato la qualità e l'originalità delle eccellenze enogastronomiche italiane e valorizzarle anche dal punto di vista territoriale e agrituristico, con azioni strategiche da parte delle istituzioni nazionali e locali che coinvolgano anche i singoli produttori, garantendo la creazione di una filiera "virtuosa", in modo da rendere più competitivi i prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani.

ASPETTANDO IL G20
Orami anche i più deboli di cuore hanno allenato le loro coronarie al continuo altalenare delle borse. Sembrava che la lettera del Governo italiano inviata a Bruxelles la scorsa settimana avesse dato una boccata d’ossigeno alle principali Piazze d’Affari quando, la decisione del Primo Ministro della Grecia di sottoporre a referendum le misure di risanamento dell’economia, ha nuovamente scatenato il panico nelle Borse. Aspettiamo allora il G20 di Cannes, che mai come questa volta metterà in evidenza la crisi delle economie occidentali, dagli Stati Uniti all’Europa, in confronto ai tassi di crescita di quelle che una volta venivano chiamate economie emergenti e che ora sono una realtà con cui confrontarci e da cui imparare. I vertici internazionali hanno un senso, e un’utilità, solo se non si riducono a mera passerella a favore di camera, e a mera esibizione muscolare da parte di chi naviga in acque meno burrascose. E soprattutto auguriamoci che a nessuno venga in mente di risolvere i problemi con battute di spirito e sfottò.

BUON COMPLEANNO A MONICA VITTI
Non venga letto come irriverente o fuori luogo; a volte è bene parlare anche di qualcosa che non ha attinenza con la politica. Oggi compie 80 anni Monica Vitti, artista che con il suo talento, con la sua capacità di empatia ha reso grande il cinema italiano e ha conquistato il cuore degli italiani. Bravissima e bellissima, ma di una bellezza mai ostentata, sempre misurata, convive da anni con una malattia devastante che cancella i ricordi. Ma a ricordare sono gli italiani. Auguri Monica.


Come il ’29. No, peggio del ’29. Solo quando ne saremo usciti potremo veramente misurare la portata della crisi economica che stiamo vivendo. Certo è che ora che ci siamo in mezzo non possiamo che dire che è la peggiore, anche perché, per fortuna, non abbiamo esperienza diretta di crisi analoghe. Abbiamo letto, studiato, conserviamo ancora il ricordo di nonni e zii che raccontavano com’era la vita prima della seconda guerra mondiale, ma quasi nessuno di noi aveva sinora toccato con mano cosa significhino le parole crisi economica globale. Una crisi dalla quale sicuramente usciremo, anche se adesso è difficile dire come e a che prezzo. Una crisi che implica anche la necessità di ripensare tanta parte dei nostri modelli organizzativi ed economici (ed ovviamente tanta parte dei nostri stili di vita). Una crisi in cui lavoro e welfare saranno gli elementi su cui maggiormente si dovrà intervenire con una serie di riforme forse troppo a lungo tenute in stand-by. Ma in Italia si può parlare di questi temi senza trovarsi di fronte ad una serie infinita di veti incrociati o, peggio ancora, al rischio che cresca e si rafforzi il partito della “mano armata”? In questa riflessione ci aiuta il Ministro Sacconi, che prendendo spunto dalla manifestazione degli “indignados” a Roma fa un’approfondita analisi dei rischi che dobbiamo assolutamente evitare e combattere.


LE PROVE DELL’EVERSIONE CI SONO: BASTA VEDERE IL CAOS DI ROMA
Perché io sono protetto con un complesso dispositivo? Perché lo sono i miei collaboratori, servitori dello Stato, esponenti di maggioranza e di opposizione impegnati sui temi del lavoro, leaders dei sindacati dei lavoratori e degli imprenditori? Per ciascuno le autorità hanno deciso sulla base di notizie precise? Qualcuno ha fatto loro i “nomi”? Niente di tutto ciò: le scorte vengono assegnate prevalentemente sulla base di analisi di “contesto”, che tengono conto del clima politico, sociale e criminale nel quale chi è sottoposto a tutela si trova ad operare. La prevenzione si basa non solo su dati certi, ma anche e soprattutto sull’intelligenza dei fenomeni.
L’Italia non è la Svizzera. Il 15 ottobre gli “indignati” hanno manifestato in oltre 900 città di tutto il mondo, ma solo Roma è stata messa a ferro e fuoco. A Roma si è assistito ad una violenza organizzata e pianificata: il furgone dal quale i “bravi” ragazzi hanno prelevato i loro “strumenti di lotta” (bastoni, mazze ferrate, liquido incendiario) era stato parcheggiato all’angolo tra piazza San Giovanni e viale Emanuele Filiberto fin da venerdì 14 ottobre. Quello che è successo a Roma è il sintomo di insofferenza giovanile, ma indica anche che sono al lavoro nuclei organizzati che operano clandestinamente per trasformare il disagio in rivolta. I terroristi e i violenti in Italia,come dimostrano i decenni tristi che abbiamo vissuto, non sono venuti da Marte; li abbiamo allevati nelle nostre scuole, nelle nostre università, nelle nostre case. E con molta tolleranza politica, culturale, istituzionale. La Germania non ha fatto così. Che cosa significa ciò? Significa che il terrorismo non nasce da lucide elaborazioni estremistiche prodotte all’interno del quadro politico, ma nasce dal ventre della società, da pulsioni che diventano irrefrenabili quando la dialettica politica da strada diventa linea politica. Ricordiamo l’uccisione del commissario Calabresi: per oltre due anni Calabresi è stato indicato, anche sulla stampa “borghese”, come il defenestratore di Pinelli creando il clima e il “contesto” (ricordate Sciascia?) in cui è maturato, fino alla scontata conclusione, l’omicidio Calabresi. Facciamo un salto di quasi trent’anni: abbiamo scordato il “contesto in cui è maturato l’assassinio di Marco Biagi?
Oggi, in Italia non esiste (ancora ...) un movimento eversivo da cui possano scaturire energie terroristiche paragonabili a quelle che abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni del secolo scorso. La crisi delle ideologie ha colpito anche le progettualità rivoluzionarie. Quello che è successo a Roma ci dovrebbe tuttavia far riflettere sull’esistenza, nel nostro Paese, di spinte ribellistiche di non sottovalutabile potenzialità eversiva. Le tossine degli anni Settanta continuano a produrre patologia politica. L’Italia non vive una condizione di guerra civile. Viviamo, tuttavia, quotidianamente un dibattito politico e una dialettica da guerra civile. Le parole corrono, i concetti si semplificano e si amplificano e concorrono alla creazione del “contesto” nel quale dalla “character assassination” è agevole passare all’intolleranza insistita nei luoghi pubblici e al tentativo di violenza fisica sul “nemico”. Marco Biagi non è stato ucciso da una possente organizzazione terroristica. E’ stato assassinato da un gruppetto di una decina di persone (infermieri, tcnici di radiologia, precari universitari) che pensavano di fare un favore alla società eliminando quello che anche voci non rivoluzionarie descrivevano come un “nemico dei lavoratori”. Non è necessario temere un ritorno all’eversione di massa degli anno Settanta, per paventare che un dibattito politico manicheo ed esasperato come quello dei nostri giorni possa produrre un “contesto” nel quale un gruppetto sparuto di esagitati possa tentare di eliminare il “nemico dei lavoratori” di turno.
Il dissenso è necessario e costituisce il sale della democrazia. Quando esso muove dal rispetto dell’avversario è ancor più efficace e convincente. Soprattutto se si ha fiducia nelle proprie ragioni.
(On. Maurizio Sacconi – Ministro del Lavoro)
Pubblicato su Libero del 1° novembre 2011)
 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
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