Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 84 del 22 novembre 2011

In Commissione
Affari Costituzionali
Programmazione dei lavori
Bilancio
Esame degli emendamenti alla Legge comunitaria
Finanze e tesoro
Indagine conoscitiva sulla riforma fiscale, audizione dei rappresentanti del Cnel
Istruzione pubblica
Valorizzazione efficienza università
Riparto enti vigilati mbac
Lavori pubblici, comunicazioni
Riparto spesa del Ministero delle infrastrutture per contributi enti del settore navigazione aerea
Industria, commercio, turismo
Autorizzazione di spesa 2011 per studi e ricerche per la politica industriale
Lavoro, previdenza sociale
Indagini conoscitive e audizioni informali
Igiene e sanità
Audizione informale di rappresentanti “Alleanza contro le epatiti”
Territorio, ambiente
Sistema casa di qualità
Aree protette
Sviluppo spazi verdi urbani
Prevenzione rischio idrogeologico



In Aula
Non sono previste convocazioni

ELEZIONI SPAGNA: HA VINTO IL PARTITO DEI VALORI E DELL'ETICA
"Il Partito popolare spagnolo (Pp) ha conquistato domenica una clamorosa vittoria, il risultato uscito dalle urne permette al premier Mariano Rajoy ed al suo partito di ottenere una maggioranza ampia e senza precedenti, la più importante nella storia per numero di voti e deputati, che denota come il popolo spagnolo abbia voluto premiare il partito che da sempre si è schierato in difesa dei valori cristiani, della tutela della vita dal suo concepimento fino alla morte naturale".
Questo il commento al risultato delle elezioni spagnole della senatrice Laura Bianconi, vicepresidente dei senatori del Pdl. "Nel formulare al premier Rajoy i miei auguri, voglio evidenziare come nell'attuale periodo di crisi - sottolinea la senatrice Bianconi - la clamorosa sconfitta del Partito socialista operaio (Psoe) e delle politiche del Governo Zapatero siano un segnale di come i cittadini hanno bisogno di Governi che mantengano forte il richiamo alle radici ed alla cultura della solidarietà e del rispetto dell'altro, valori che appartengono a tutti i partiti che, come il Pdl, si riconoscono nella casa più grande del Partito Popolare Europeo".

DALL’AFRICA IL SANTO PADRE INDICA LA STRADA ANCHE PER L’EUROPA
“Speranza”. E’ questa la parola su cui Papa Benedetto XVI ha incentrato il suo discorso al palazzo presidenziale di Cotonou, in Benin, davanti alle autorità politiche e religiose, affermando che “parlare di speranza significa parlare del futuro, e dunque di Dio”. E se pure i popoli e le nazioni della ricca e decadente Europa, che dell’Africa aveva fatto la sua riserva di ricchezza, godano di un benessere di gran lunga superiore a quello delle popolazioni africane, le parole pronunciate dal Papa si adattano assolutamente alla situazione di difficoltà, economiche e non solo, che sta vivendo il vecchio continente. Basterebbe sostituire la parola Africa con Europa o Italia: “Troppo spesso- ha sottolineato il Santo Padre - il nostro spirito si ferma a pregiudizi o ad immagini che danno della realtà africana una visione negativa, frutto di un’analisi pessimista. Si è sempre tentati di sottolineare ciò che non va; meglio ancora, è facile assumere il tono sentenzioso del moralizzatore o dell’esperto, che impone le sue conclusioni e propone, in fin dei conti, poche soluzioni appropriate. Si è anche tentati di analizzare le realtà africane alla maniera di un etnologo curioso o come chi non vede in esse che un’enorme riserva energetica, minerale, agricola ed umana facilmente sfruttabile per interessi spesso poco nobili. Queste sono visioni riduttive e irrispettose, che portano ad una cosificazione poco dignitosa dell’Africa e dei suoi abitanti”. E l’analisi prosegue con toni che valgono sicuramente per l’Africa nera, ma anche per quel Nord Africa ancora alla ricerca di una strada di pace e democrazia compiuta e per tutti i Paesi in cui la crisi economica sta acuendo le tensioni sociali. “Numerosi sono stati anche i conflitti generati dall’accecamento dell’uomo, dalla sua volontà di potere e da interessi politico-economici che escludono la dignità delle persone o quella della natura. La persona umana aspira alla libertà; vuole vivere degnamente; vuole buone scuole e alimentazione per i bambini, ospedali dignitosi per curare i malati; vuol essere rispettata; rivendica un modo di governare limpido che non confonda l’interesse privato con l’interesse generale; e soprattutto, vuole la pace e la giustizia. In questo momento, ci sono troppi scandali e ingiustizie, troppa corruzione ed avidità, troppo disprezzo e troppe menzogne, troppe violenze che portano alla miseria ed alla morte. Questi mali affliggono certamente il vostro Continente, ma ugualmente il resto del mondo”. Parole pacate e al contempo dure, che interrogano la coscienza di quanti hanno responsabilità di Governo. Paradigmatiche anche le conclusioni: “La Chiesa non offre alcuna soluzione tecnica e non impone alcuna soluzione politica”. Semplicemente “accompagna lo Stato nella sua missione, vuole essere come l’anima di questo copro indicando infaticabilmente l’essenziale Dio e l’uomo. Essa desidera compiere, apertamente e senza paura, questo immenso compito di colei ch eeduca e cura, e soprattutto che prega continuamente, che indica dove è Dio e dov’è il vero uomo”.  Parole forti, fatte proprie dalla senatrice Laura Bianconi che rileva come “le parole di Papa Benedetto sono un richiamo chiaro e autorevole forte per tutti coloro che hanno ruoli di responsabilità politica. In questa epoca caratterizzata da grandi difficoltà troppe volte ci aspettiamo, invochiamo, che qualcuno con la bacchetta magica ci dia la ricetta per risolvere i nostri problemi, quando invece dovremmo solo fare memoria della nostra grande tradizione. Quella tradizione che ha fatto grande il nostro Paese e l’Europa”.




Prima settimana del Governo Monti che tra giovedì e venerdì scorso ha incassato la fiducia, ampissima, di Senato e Camera. Per una settimana Spazio libero non parlerà di economia, anche perché sui mercati l’effetto Monti si è visto solo per un giorno, e non era ancora Primo Ministro. Poi le Borse hanno cominciato a fare quello che hanno sempre fatto in questi ultimi mesi, cioè quello che gli pare. Con l’unica consolazione, magra per la verità, che si comincia a sentire qualche scricchiolio anche dalle parti di Francia e Germania. Ma intanto due cose rimarranno: gli interventi nelle rispettive Camere di Maurizio Gasparri, Capogruppo dei Senatori Pdl, e di Angelino Alfano, Segretario politico del Pdl. Due interventi che vanno ben oltre il tecnicismo della dichiarazione di voto, e che rappresentano un documento politico su cui porre le basi per la riscossa dei moderati nel nostro Paese.

Senato della Repubblica
Resoconto stenografico della seduta n. 637 del 17/11/2011
Dichiarazione di voto del Senatore Maurizio Gasparri
Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio, onorevoli senatori, voglio ringraziare in primo luogo il presidente del Consiglio uscente, l'onorevole Silvio Berlusconi (Applausi dai Gruppi PdL e LNP), per il senso di responsabilità e dello Stato dimostrato in questo frangente della vita della Repubblica. In quest'Aula del Senato, signor presidente Monti, il Governo Berlusconi ha sempre ottenuto una solida e ampia maggioranza, che non è stata mai sconfitta; e questo è motivo di particolare orgoglio per il Gruppo parlamentare del Popolo della Libertà, che ho l'onore di presiedere (Applausi dal Gruppo PdL).
Ringraziamo il Governo Berlusconi per l'azione svolta e per i risultati conseguiti su tanti fronti. E sarà necessaria, nel momento in cui ci accingiamo a sostenere con lealtà il Governo presieduto dal senatore Monti, un'operazione verità che, senza ignorare i problemi della nostra economia, metta in luce risultati importanti e positivi.
L'avanzo primario dell'Italia è il migliore dell'Unione europea e ha raggiunto il 4,4 per cento del PIL, mentre quello della Germania è pari all'1,5 per cento, e la Francia ha un disavanzo primario pari al 2,1 per cento del PIL. Il nostro rapporto deficit PIL è sceso al 4,6 per cento, mentre quello della Germania è salito al 4,3 per cento e quello della sorridente Francia è addirittura al 7 per cento. I dati della disoccupazione italiana sono più bassi rispetto a quelli della media europea.
C'è una crisi mondiale, che non è dunque soltanto italiana: pensiamo anche ai dolori del giovane Obama, alle prese con tante difficoltà per le finanze degli Stati Uniti.
Ci auguriamo che i dati dello spread, che ormai dettano i tempi della politica, calino vertiginosamente. Non starò qui a ripetere quanto è stato detto da molti esponenti politici, che prevedevano conseguenze miracolose all'atto delle dimissioni del presidente Berlusconi. Non è stato così, non poteva essere così. Ci auguriamo che le cose possano andar meglio, anche grazie allo sforzo corale al quale parteciperà il Popolo della Libertà.
Voglio ricordare che alla Camera dei deputati nei giorni scorsi il presidente Berlusconi ha ottenuto 308 voti - forse pochi per un'incisiva azione di governo, ma nessuno ne ha presi 309! - e che, ogni qualvolta il Governo da lui presieduto ha chiesto la fiducia in questa o nell'altra Aula del Parlamento, l'ha ottenuta. (Applausi dal Gruppo PdL).
Vediamo troppe volte il nostro Paese sul banco degli imputati e nel ruolo di giudici altri Stati che non hanno le carte in regola. Rispettiamo la Francia e la Germania, ma leggiamo analisi sugli errori della Merkel e di Sarkozy. Ieri Juncker, il presidente dell'Eurogruppo, personalità autorevolissima, ha detto che il livello del debito tedesco è preoccupante e che solo in Germania nessuno vuole rendersene conto. Le banche tedesche e francesi sono piene di titoli pubblici, ben più delle nostre banche, come ben sanno sui banchi del Governo.
La crisi finanziaria ed economica che viviamo viene da lontano e vorremmo ricordare come abbiamo fronteggiato nel 2008 la crisi proveniente dagli Stati Uniti.
Caro presidente Monti, quante speculazioni, quanta economia di carta, quanti errori del mondo della finanza! Oggi si critica la politica, che avrà pure le sue colpe, ma riteniamo che nel mondo delle banche e delle istituzioni finanziarie molti dovrebbero fare autocritica e confrontarsi con i partiti politici e con il Parlamento. (Applausi dal Gruppo PdL).
C'è ora una drammatica crisi dell'euro, e nessuno meglio di lei, presidente Monti, conosce quello che accade in Europa. Quale deve essere il ruolo della Banca centrale europea? Qual è il destino di una valuta che non ha alle spalle istituzioni sufficientemente solide, né una realtà bancaria che ne possa sorreggere in maniera adeguata la vita? Bisogna fare molto in Italia, ma, mi creda, molto di più in Europa. Capi di Stato e di Governo convengono sulla necessità di rivedere gli stessi Trattati dell'Unione europea.
Si fa presto a parlar male della classe politica italiana, ma noi riteniamo che chi ha retto le sorti dell'Europa forse avrebbe potuto evitare molti errori.
Presidente Monti, noi le daremo oggi il nostro consenso per il nostro senso di responsabilità nazionale, ma lo facciamo anche in riferimento agli obiettivi programmatici che il Governo Berlusconi ha illustrato il 26 ottobre all'Unione europea, con una lettera che resta per noi il programma di questo scorcio di legislatura. (Applausi dal Gruppo PdL).
Le manovre approvate quest'estate e la legge di stabilità votata nei giorni scorsi hanno realizzato già più della metà di quegli obiettivi. Si tratta di completare l'opera, e siamo qui per questo, anche forse tutelando la prima casa, che è un bene primario per milioni di italiani. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi).
Il nostro vincolo è dettato da quei programmi e da quei contenuti. E vogliamo ricordare che il Governo di centrodestra dal 2008, con l'orizzonte del 2014, ha realizzato manovre per un valore di 265 miliardi, con una forza che nessun altro Governo avrebbe avuto.
Occorrono coraggio e decisione in molti campi. Penso alla previdenza, dove molto si è fatto e molto si potrà fare, tenendo conto dei diritti delle giovani generazioni e nel rispetto della società italiana.
Penso al lavoro. L'articolo 8 della manovra che abbiamo approvato è stato importante. Abbiamo apprezzato le sue parole di oggi, presidente Monti: non vogliamo licenziamenti facili, vogliamo meno rigidità per far assumere più persone. Questo è il nostro orizzonte, queste sono le norme che abbiamo votato! (Applausi dai Gruppi PdL e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). E lo diciamo anche a certi imprenditori che affittano le pagine dei giornali in Italia, ma si affrettano a delocalizzare in Cina le loro produzioni! (Applausi dal Gruppo PdL).
Vogliamo condividere il piano di aggressione al nostro debito pubblico. Vogliamo attuare quelle misure per il Sud che anche nei giorni scorsi il Governo uscente ha voluto realizzare.
Lei, presidente Monti, è notissimo per tutelare la concorrenza - ambito nel quale molte misure sono state già varate - e noi in questo la sosterremo. Vogliamo ricordarle anche che dobbiamo rispettare il valore e la competenza delle professioni, una risorsa importante del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Thaler Ausserhofer).
Le ricordiamo che in materia di concorrenza un libero mercato deve vedere regole uguali per tutti: i mercati europei e quello italiano sono aggrediti da Paesi come la Cina dove non c'è alcuna regola e non c'è neanche la democrazia. Concorrenza sì, ma con regole uguali per un mercato davvero libero e paritario per tutti. (Applausi dal Gruppo PdL).
Riteniamo che in questa fase politica uno schieramento come il nostro, il Popolo della Libertà, non possa rinunciare alla difesa di valori fondamentali, anche di quei valori non negoziabili che soprattutto in quest'Aula abbiamo difeso con chiarezza. Il nostro partito ha i valori del Partito popolare europeo. Non è compito di questo Governo affrontare tali questioni, ma le affronterà il Parlamento, e troverà in noi coerenza assoluta, soprattutto sui temi della vita e della famiglia. (Applausi dal Gruppo PdL).
Vogliamo difendere il ruolo del Parlamento e della politica. Si dice che le forze che si accingono a sostenere il suo Governo dispongano di una sorta di interruttore per accendere o spegnere la luce che deve illuminare l'azione del suo Esecutivo. Non vogliamo avvalerci di questo potere in maniera vessatoria. Vogliamo però rivendicare il ruolo delle forze politiche che sono in quest'Aula, in rappresentanza di milioni e milioni di elettori dei più diversi orientamenti di pensiero. (Applausi dal Gruppo Pdl). È opportuna una fase di tregua e di «impegno nazionale» (condividiamo questa definizione che lei fin dalle consultazioni aveva offerto), ma non rinunciamo alla responsabilità, alla dignità, al ruolo della politica e della democrazia, che è basata sull'esercizio della sovranità popolare in nome della quale noi siamo qui e in nome della quale eserciteremo ogni giorno, ogni ora il nostro ruolo, consapevoli del mandato che gli italiani ci hanno affidato e del loro diritto di esprimersi, superata questa fase di emergenza. (Applausi dal Gruppo PdL).
Vogliamo difendere le ragioni del bipolarismo in vista dei futuri confronti elettorali. E non rinunceremo, signor Presidente del Consiglio, all'impegno per la riduzione dei costi della politica e delle caste, ma delle caste di tutti i Palazzi, anche di quelli delle accademie e delle banche, chiamate insieme a noi a dare l'esempio a tutto il Paese. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP). Ci sono gli errori della politica, ma anche quelli dell'economia e della finanza.
Agli amici della Lega diciamo che vogliamo proseguire insieme a voi, come abbiamo fatto fino ad ora, sul territorio l'impegno di governo in tante Regioni e in Parlamento l'impegno per la riforma della Costituzione.
Non esiste vento favorevole, signor Presidente del Consiglio, per il marinaio che non sa dove andare. Noi le auguriamo sinceramente di avere chiara la rotta da seguire. Noi sappiamo, come Popolo della Libertà, quale sia il nostro destino: servire la Nazione, ieri al Governo, oggi in Parlamento, domani forti di un rinnovato consenso. Il vento che deve gonfiare le nostre vele è il vento della democrazia.
Oggi non cambiamo percorso perché l'amor di Patria è sempre stato per noi un imperativo morale, prima ancora di giungere in questo libero e democratico Parlamento. (Applausi dal Gruppo PdL). Non ci sentiamo né commissariati né sconfitti. Abbiamo responsabilmente scelto di condividere l'azione del Governo che lei presenta oggi al Parlamento per uscire da un'emergenza economica e finanziaria non nata in Italia, non causata dall'Italia, sofferta dall'Italia per il nostro enorme debito pubblico.
Ed allora verificheremo giorno per giorno la coerenza del suo agire rispetto agli impegni concordati dall'Italia in Europa. La nostra è una scelta libera e responsabile, come sarà libero e responsabile il suo rispetto per il Parlamento sovrano della nostra Repubblica democratica.
Signor Presidente, le chiedo di allegare il testo integrale del mio intervento. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Marcucci e Thaler Ausserhofer. Molte congratulazioni
(tratto dal sito www.senato.it)

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Camera dei Deputati
 Resoconto stenografico della seduta n. 551 del 18/11/2011
Dichiarazioni di voto dell'Onorevole Angelino Alfano
Signor Presidente, onorevoli colleghi, voteremo compatti la fiducia al Governo presieduto dal senatore Monti e formato da ministri degnissimi della funzione, cui va il nostro augurio di buon lavoro (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Unione di Centro per il Terzo Polo e Futuro e Libertà per il Terzo Polo).
Voteremo la fiducia nonostante il peccato originale che affligge qualunque Esecutivo che non sia espressione di una forte legittimazione diretta, popolare, elettorale. È un sacrificio sul piano dei principi, ma è anche una scelta razionale che abbiamo compiuto con atto di responsabilità. Un atto di responsabilità, in primo luogo, del presidente Silvio Berlusconi, cui va la gratitudine del Popolo della Libertà, per l'atto d'amore per l'Italia compiuto nel momento in cui era più difficile compierlo, senza mai essere sfiduciato in quest'Aula e godendo di un'ampia maggioranza al Senato (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Popolo e Territorio). 
Non credo di dover spendere parole inutili per ribadire quanto il mondo, gli europei e gli italiani e la classe dirigente riunita in questo Parlamento hanno ampiamente compreso: non le decisioni corrette e coraggiose del Governo italiano - fatti salvi gli errori e le omissioni che capitano a tutti -, ma la cattiva gestione politica e finanziaria della crisi dell'euro ha determinato un'emergenza e una tendenza negativa che dura e che si allarga ogni giorno di più verso il nord dell'Europa, come dimostrano gli eventi finanziari di questi giorni, che mi consigliano di consigliare, a chi ha festeggiato in modo scalmanato e a chi ha stappato champagne per le dimissioni del presidente Silvio Berlusconi, di chiamare costoro, dalla forza dei numeri e per la forza dei numeri, a riaversi dalla sbronza e a cercare di mettersi i panni della sobrietà e dell'intelligenza delle cose, oltre la demagogia e la propaganda (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Popolo e Territorio).
Il principale compito di questa classe dirigente eletta dal popolo e del Governo tecnico e di impegno nazionale, che siamo lealmente impegnati a far nascere, è quello di trasformare l'euro in una vera moneta comune, dotata di una vera Banca centrale, capace di difendere, come prestatore di ultima istanza, investimenti, risparmi e lavoro in tutto il continente.
Abbiamo il dovere di dirlo con chiarezza: l'euro sta fallendo la sua prima grande prova, quella nata dalle tensioni di mercato sul debito privato e dalla catena funesta dei derivati, e progredita con l'attacco al debito sovrano di molti Paesi europei. Siamo chiamati ad una gigantesca opera di riconversione del sistema monetario, che implicherà, come la Cancelliera Merkel ha riconosciuto giusto ieri, anche la revisione dei trattati e il cambiamento statutario dell'istituto di emissione di Francoforte.
Il primo grande impegno sul quale il Governo sarà misurato è la capacità di esprimere una politica estera ed europea all'altezza della situazione. Sono, siamo d'accordo con lei, Presidente Monti: l'Europa siamo noi. Affinché questa non risulti una petizione di principio, occorre però che l'armonizzazione delle politiche dei singoli Stati si accompagni a una svolta democratica in grado di dare all'Unione europea quel che non ha mai avuto, e cioè un'autorità politica sopranazionale che sia effettivamente fondata sull'esercizio dei poteri democratici controllabili dai cittadini.
Una moneta comune è tale solo se c'è l'impegno comune a difenderla dagli appetiti legittimi dei mercati finanziari e dalla speculazione, una moneta comune è tale solo se nella fiducia reciproca, in una mutua cooperazione, gli Stati dell'Unione sono in grado di proteggere e promuovere prospettive di crescita fondate sull'accesso al credito, sulla propensione agli investimenti e sulla libertà di impresa e di lavoro.
Occorreva ed occorre, in questo scenario di drammatica urgenza, una tregua, una tregua fattiva ed operosa dopo anni di infausta conflittualità senza confini e senza rispetto per la dimensione alta e nobile della politica, un disastroso dilagare di settarismi inconcludenti lontani dal sentire della nazione. Il fossato di credibilità tra gli italiani e la politica cresceva ogni giorno di più perché questo tipo di conflitto impediva il regolare funzionamento delle istituzioni.
In quelle condizioni, di fronte alla proposta del Presidente della Repubblica, che pure ci aveva lasciata aperta la strada del voto manifestandosi indisponibile a far nascere un Governo privo del nostro consenso - e di ciò gli diamo atto in quest'Aula solennemente (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Popolo e Territorio) -, di fronte a tale proposta si è rivelato necessario prender tempo e rinunciare provvisoriamente all'esercizio del diritto fondamentale in ogni democrazia, quello stesso diritto che gli spagnoli, i portoghesi, i greci, gli irlandesi e gli islandesi hanno esercitato o stanno esercitando in condizioni di crisi finanziaria molto superiori alle nostre.
Ora la tregua va gestita con moderazione, con prudenza politica, con leale convinzione nella bontà della soluzione prospettata e con autentica fiducia verso il Presidente del Consiglio che ha ricevuto pubbliche congratulazioni anche dai vertici del partito del gruppo parlamentare del PPE in Europa e ciò a testimonianza della sua collocazione culturale nell'ambito delle grandi famiglie politiche europee (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Popolo e Territorio).
Dobbiamo procedere a riforme capaci di togliere il gesso del corporativismo e dell'iniquità sociale all'economia italiana, immettendo robuste dosi di libertà di iniziativa e rimuovendo ostacoli alla crescita che avevamo puntualmente indicato come priorità all'inizio della legislatura.
È un compito decisivo, per il quale non mancherà l'apporto politico e, se mi permettete, anche tecnico delle migliori esperienze legislative e di Governo, che hanno segnato la storia degli ultimi tre anni nel campo della lotta alla criminalità organizzata, della tenuta dei conti pubblici, della impostazione della riforma fiscale, della riforma del mercato del lavoro e dell'istruzione (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) e di molte altre priorità e che ci hanno infine condotto alla formulazione del pareggio di bilancio per il 2013, all'avanzo primario migliore tra i nostri partner, a un tasso di disoccupazione inferiore a quello dei concorrenti e alla difesa in generale dei fondamentali di un'economia solida il cui storico sovraccarico di debito pubblico è oggi sotto forte attacco dei mercati finanziari.
Nel discorso del Presidente del Consiglio si riscontrano espliciti ed impliciti riconoscimenti del fatto che il Governo uscente e la sua coalizione di maggioranza lasciano un Paese che ha storici progressi da compiere, ma non ha una storia da rinnegare (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Popolo e Territorio e Misto-Noi per il Partito del Sud Lega Sud Ausonia (Grande Sud)). Siamo lieti, signor Presidente, di lasciarlo in buone mani.
Se dobbiamo togliere il gesso all'economia e cercare la strada di un rilancio dello sviluppo e di un risanamento che disboschi i privilegi e le rendite passive, non dobbiamo però ingessare la politica democratica, la libertà di iniziativa e di dialogo di partiti e movimenti, la capacità di far vivere il significato della democrazia nella società. Questo sarebbe un errore imperdonabile per tutti, per noi, Popolo della Libertà e per i nostri avversari della sinistra, come per la componente politica centrista.
Questo è un Governo tecnico, politicamente legittimato da un voto del Parlamento, ma non è un Governo delle larghe intese o di compromesso storico (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Nelle prossime settimane e mesi sarà all'opera una coalizione della responsabilità e dell'impegno nazionale, come ha detto il Presidente Monti, ma non una riedizione di esperienze passate che nell'Italia della riforma maggioritaria non devono riemergere (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Sarebbe il morto che afferra il vivo, sarebbe la riedizione della storia, una volta come tragedia e una seconda volta come farsa (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Popolo e Territorio).
Ci sono delle cose iscritte nel DNA della parte d'Italia, di cui facciamo parte insieme agli amici - che voglio e vogliamo che continuino a rimanere amici - della Lega Nord (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) e a settori moderati che non facevano parte della nostra maggioranza di Governo uscente. Ci sono delle cose iscritte nel nostro DNA, nel DNA di forze che si sono riconosciute in un lungo percorso riformatore.
Noi siamo sempre stati contrari, e lo rimarremo, ad interventi economici che rafforzino il peso dello Stato sulla vita dei cittadini, peso politico e fiscale insieme, compromettendo i beni e i risparmi delle famiglie. Il grande sforzo nazionale deve essere indirizzato verso obiettivi compatibili con i conti dell'emergenza, ma in un contesto di libertà e di rispetto per un popolo che si esprime in un'imprenditoria tra le più operose ed avanzate del mondo occidentale e in una capacità di lavoro e di competenza dell'industria e dei servizi, che non temono confronti.
Dobbiamo muoverci con ottimismo responsabile, con la forza di trascinamento di una fiducia che provvedimenti ambigui o decisamente punitivi potrebbero scalfire. Non c'è alcuna opposizione a riesaminare nel dettaglio la tassazione sugli immobili, ma c'è una forte opposizione di principio ad un'imposta patrimoniale indiscriminata, pesante, centralista e depressiva (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Noi non siamo e non saremo mai il partito della recessione. Siamo e resteremo un partito, un movimento e una coalizione di forze che punta a realizzare ideali e pratiche di giustizia liberale per tutti.
Un Governo di tregua, un Governo che però ci chiede di restare fieramente fermi nelle nostre identità e avviare il Paese ad un confronto pubblico aperto, leale e trasparente sul suo destino, un Governo di tregua e d'impegno può servire oggi a questo fine; che sta sopra le parti; per lasciare poi il campo alla politica democratica, nella sua essenza di decisione elettorale.
Questo è il senso del nostro appello agli italiani, questo è il senso della nostra fiducia al Governo presieduto dal senatore Monti.
La nascita di questo Governo - e concludo, Presidente - apre un tempo della politica che non ha precedenti. Il Popolo della Libertà attraverserà questo tempo con serenità, perché lo attraverseremo con il sostegno dei nostri elettori, con la forza dei nostri ideali, con la chiarezza dei nostri programmi, con la fiducia nel destino di un'Italia più libera e più prospera (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Popolo e Territorio, Misto - Noi per il Partito del Sud Lega Sud Ausonia (Grande Sud) - Congratulazioni).
(tratto dal sito www.camera.it)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
tel. 0547/613927 – fax 0547/613935
www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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