Laura Bianconi Vicepresidente dei Senatori del Gruppo PDL
Newsletter n. 86 del 6 dicembre 2011

In Commissione
Affari Costituzionali
Comunicazioni del Ministro dell’interno sulle linee programmatiche del suo Dicastero
Pareggio di bilancio nella Carta costituzionale
Affari Esteri
Ratifiche trasporti aerei
Ratifica Statuto Agenzia internazionale per le energie rinnovabili
Ratifica Protocolli attuazione Convenzione protezione Alpi
Costituzione Osservatorio euro mediterraneo Mar Nero per politiche ambientali
Bilancio
Comunicazioni del Ministro della coesione territoriale sulle linee programmatiche del suo Dicastero
Spazi verdi urbani
Decreto legislativo su valutazione degli investimenti nelle opere pubbliche
Decreto legislativo su procedure di monitoraggio dello stato di attuazione delle opere pubbliche
Lavori pubblici, comunicazioni
Riparto spesa del Ministero delle infrastrutture per contributi enti del settore navigazione aerea
Agricoltura
Imprenditoria giovanile in agricoltura
Industria, commercio, turismo
Valorizzazione associazioni proloco
Frodi settore assicurativo
Promozione del golf
Qualifica di pizzaiolo e ristorazione italiana nel mondo
Imprenditoria femminile
Lavoro e previdenza sociale
Comunicazioni del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sulle linee programmatiche del suo Dicastero
Igiene e sanità
Indagine conoscitiva sulla CRI (audizioni)
Politiche dell’Unione europea
Esame atti comunitari


In Aula
Mozione Bianconi, sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani


In considerazione dei tanti e pressanti temi all’ordine del giorno dell’agenda politica, questa settimana Spazio di Libertà modifica la propria impaginazione per ospitare l’intervista pubblicata da QN - La Nazione, il Giorno, Il Resto del Carlino, al Segretario del Pdl Angelino Alfano e l’intervento svolto in Senato dal Presidente del Consiglio Mario Monti per illustrare la manovra economica. Due contributi per una migliore lettura della situazione che il nostro Paese sta vivendo.
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ALFANO: CI HANNO ASCOLTATO, ORA IL GOVERNO E’ PIU’ FORTE
Non sarà un sì a scatola chiusa, ma tutto fa pensare che dopo averla studiata e ristudiata nelle prossime ore, anche in virtù dell’accoglimento di alcune richieste come quella sull’Irpef e quella sulla tracciabilità dei pagamenti, il Pdl terrà il pollice alzato sulla manovra. Angelino Alfano – alla sua prima vera prova da segretario – in queste ore dispone sullo scacchiere le mosse per una partita che sembra destinata a durare molti mesi: per le sue mani passano non solo le sorti del partito, ma pure quelle del governo. “L’abbiamo fatto nascere – spiega – non gli toglieremo il sostegno alla prima prova”.
Sta dicendo che voterete il decreto “Salva Italia”?
Non possiamo dire che voteremo a scatola chiusa: studieremo a fondo il testo. Noi non abbiamo voluto fare negoziati con il governo, perché la responsabilità della manovra è sua. Ma ci siamo battuti per evitare eccessi come la pressoché totale eliminazione della circolazione del contante: un conto è combattere l’evasione, altro eliminare il contante. E non c’è dubbio che il “no” all’aumento dell’Irpef, se confermato, vuol dire che è passata la nostra impostazione di non colpire i soliti noti. Ne sono contento.
Ci sarà una linea di partito?
Sì. Eviteremo che ci sia un rompete le righe.
Ora il governo è più debole o più forte?
Se mi limito a esaminare l’atto devo dire che è più forte. Ma potrebbe indebolirsi se questa manovra produrrà una forte reazione sociale che il governo non sarà capace di reggere, o se avrà contraccolpi negativi sui mercati finanziari. Bisogna aspettare per dare una risposta seria.
E quanto occorre attendere per capire se c’è o no un patto di Berlusconi con Monti e Passera per la ricostruzione di un nuovo centro?
Il patto non c’è. Berlusconi è il fondatore del principale polo italiano, non credo che abbia interesse a smontare il bipolarismo.
Mettiamo che il governo duri fino al 2013: crede che dopo ci sarà il bipolarismo che conosciamo o nasceranno cose inedite?
Non ho la sfera di cristallo. Posso dire che utilizzeremo il 2012 per lavorare alla costruzione di una coalizione moderata alternativa alla sinistra.
Insieme a Casini? L’ha sentito in questi giorni?
Sì, l’ho sentito anche sabato per gli auguri di compleanno. E’ chiaro cche noi crediamo che la coalizione dei moderati sia il naturale destino delle forze che militano nel Ppe in Europa.
Mercoledì si apre il congresso del Ppe a Marsiglia: cosa si aspetta? Un appello all’unità dei moderati in Italia?
E’ la sede giusta per farlo. Andremo con una delegazione ampia e di grande rappresentatività guidata dal presidente Berlusconi.
E la Lega? Maroni chiede al Pdl di non appoggiare una riforma elettorale per fare fuori il Carroccio.
E’ una richiesta sacrosanta. Impediremo disegni che tendano a cancellare la Lega anche perché vogliamo tornare ad essere suoi alleati.
Intanto i leghisti tornano a parlare di secessione: vi imbarazza?
L’hanno fatto in varie stagioni della loro attività politica. Lo schema classico, però, prevede che quando sono nostri alleati siano argomenti che imbarazzano, se invece diventano alleati della sinistra sono qualcosa di digeribile. Noi le prendiamo per quelle che sono: parole. Voglio ricordare che uno degli ultimi atti del governo Berlusconi è stato un disegno di legge di riforma dell’architettura dello Stato, di questo stato, messo a punto con il contributo rilevante di Calderoli.
Bossi prevede che l’euro salterà: una tesi balzana o un rischio serio?
Un rischio serio. E noi lavoriamo oerchè non accada.
Come sono i rapporti con Maroni? Migliori di quelli con Casini?
Con Maroni abbiamo governato insieme tre anni, lui al Ministero dell’Interno e io alla Giustizia, e siamo riusciti a fare tandem con ottimi risultati nella lotta alla criminalità organizzata. Con Casini non ho fatto un’esperienza del genere, spero che il futuro possa riservare forme di collaborazione importanti ai nostri partiti.
Pensa a un ticket Alfano-Casini?
L’ultima cosa a cui penso è la poltrona su cui potrei sedermi. Mi preoccupo del Pdl, non del mio personale futuro.
E’ turbato per la rivalità con Formigoni che sembra intenzionato a candidarsi alle primarie?
No. Con Formigoni ho un ottimo rapporto e non vivo il mio incarico in una dimensione competitiva con altri. Sono stato educato a un metodo: prima di immaginare compiti più importanti, occorre svolgere quelli che ci sono stati affidati. A me è stato chiesto di guidare il Pdl.
Nel Pdl c’è chi pensa che sia stato troppo tenero con Monti.
Non sono un battitore libero. La linea è stata stabilita dal partito, nel comitato di presidenza. Io sono una persona coerente.
A proposito di coerenza: avete chiesto a Monti di non candidarsi?
Sì, non sarebbe leale che il sostegno al governo producesse candidature a noi ostili, ma la partita l’ha chiusa il presidente Napolitano, con la nomina di Monti a senatore a vita.
Ma la richiesta vale anche per la sua squadra?
E’ un modello che questo governo si è dato.
(intervista di Antonella Coppari - QN di lunedì 5 dicembre)

INFORMATIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI SUI PROVVEDIMENTI URGENTI DI POLITICA ECONOMICA
 Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento desidero esprimere un vivissimo, sentito ringraziamento a lei, signor Presidente del Senato, che mi ha particolarmente assistito, aiutato e guidato nella mia fase delicata di introduzione alla vita, stavo per dire politica, ma naturalmente intendo alla vita tecnica che sono stato chiamato a condurre in Parlamento. Con lei desidero ringraziare le sue strutture, a cominciare dal Segretario generale, che mi hanno supportato in tutti i modi in questa fase.
Signor Presidente, onorevoli senatori, il Governo è consapevole di aver ricevuto, dal Capo dello Stato e dalla fiducia del Parlamento, un mandato limitato nel tempo per far fronte a una situazione estremamente grave. Il Governo ritiene, pertanto, di dovere intervenire con urgenza e determinazione. Al tempo stesso, siamo convinti che, al fine di affrontare un'emergenza finanziaria che ha portata europea e internazionale e che mette a rischio il benessere conquistato in sessant'anni, attraverso gli sforzi e i sacrifici compiuti da quattro generazioni di italiani, sia necessario operare impegnando tutte le energie per disegnare e attuare una strategia organica di riforma strutturale su tutti i punti che frenano il nostro futuro.
Gli interventi, anche dolorosi, deliberati ieri dal Consiglio dei ministri e trasmessi alla valutazione del Parlamento, contengono in sé i semi di un'azione che mira a disegnare l'Italia dei nostri figli, un'Italia seria, europea, saldamente ancorata ai valori del lavoro e del risparmio, ma finalmente capace di esprimere una crescita duratura.
Questo è uno di quei momenti storici nei quali il dovere di tutti è di essere fedeli all'Italia e di pensare, in ogni istante e in ogni comportamento, alla salvezza di questa grande Nazione, che attraversa un momento molto critico. Sappiamo bene quanto siano acuti i sacrifici che il Governo chiede, oggi, a tutti i gruppi sociali e a tutte le componenti del Paese. Dobbiamo sapere tutti che non fare questi sacrifici significherebbe farne di ben più gravi tra poche settimane, forse tra pochi giorni, e mettere a rischio la ricchezza e il benessere accumulati. Inoltre, la stabilizzazione della nostra economia e del nostro sistema finanziario e produttivo rappresenta un contributo decisivo al superamento di una crisi europea che ha più volte, in questi mesi, sfiorato la natura di crisi sistemica.
È bene, dunque, avere presente anche questo: al di fuori dell'euro e della casa comune costruita nell'Unione europea ci sono il baratro della povertà e della stagnazione, il crollo dei redditi e del potere d'acquisto, il prosciugamento delle fonti del credito, l'isolamento e, soprattutto, l'assenza di futuro per il Paese e per le giovani generazioni. Non esiste alternativa.
I sacrifici di oggi ci danno la speranza di poter costruire, nei prossimi mesi, le basi per una fase di crescita. Ci consentono di sbloccare le strozzature di un Paese ricco che, però, cresce troppo poco (è stagnante, è statico) e non riesce a produrre un reddito proporzionato alle proprie risorse morali ed economiche.
Gli interventi che proponiamo alla Nazione mirano a riportare l'Italia nella dignità di uno dei Paesi fondatori della Comunità europea, un Paese che ha costruito con le sue mani, con i suoi lavoratori, con i suoi imprenditori, con le sue famiglie, la ricchezza e la capacità produttiva che lo collocano tra le potenze industriali del mondo. È lì che intendiamo rimanere con orgoglio e con credibilità.
Lo sforzo che si richiede al Paese è urgentissimo. Soltanto creando nuovamente un robusto avanzo primario nel bilancio pubblico - avanzo primario adeguato al peso del nostro debito pubblico, che noi italiani, e non altri, abbiamo fabbricato - e rispettando scrupolosamente gli impegni assunti a livello europeo, è possibile ritornare all'investimento e alla creazione di posti di lavoro. Ma sappiamo bene che questo sforzo non sarà sufficiente se ciascuno di noi, se ciascun cittadino, non cercherà di cooperare alla salvezza dell'Italia anche nei suoi comportamenti individuali.
Noi guardiano con fiducia ai nostri titoli di Stato: rappresentano una ricchezza reale imponente. Hanno oggi rendimenti eccessivamente alti, che noi speriamo scendano presto sul mercato. Senza attribuire alcun valore particolare a quell'indicatore che chiamiamo spread, e che ormai tutti conoscono, il mercato, oggi, attraverso questo indicatore, che è pur sempre importante, ci ha confortato come prima valutazione della nostra risoluta azione di ieri. Noi siamo sicuri, ma non tutti sono sicuri nel mondo di quello che sto per dire: l'Italia non fallirà. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e IdV). Vi parla uno che ha speso parte della sua vita a cercare di assicurare l'assenza di protezionismi e di preferenze tra Paesi. Ma in questo momento, in quest'Aula, mi sento tranquillamente di dirvi: pensiamo anche, in queste settimane che precedono le festività natalizie, che quando si acquista un bene, un manufatto prodotto in Italia, non solo si sceglie la qualità delle conoscenze e delle esperienze che in esso sono racchiuse, ma si contribuisce anche a tenere in vita aziende e a sostenere posti di lavoro sul nostro territorio in un momento delicato. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
Il pacchetto di interventi prevede sacrifici, ma anche azioni a sostegno delle imprese, sia in termini di riduzione del costo del lavoro, sia in termini di fiscalità premiale per le imprese che raccolgono capitale. Contiene inoltre misure di liberalizzazione nell'interesse dei consumatori e per favorire la concorrenza. E vogliamo creare anche le basi per ulteriori azioni (e già alcune sono qui presenti) a sostegno della famiglia.
C'è poi la lotta all'evasione: è una priorità del Governo, volta ad eliminare alla radice la possibilità stessa dell'evasione fiscale. È implicita la scelta di escludere la possibilità di fare ricorso a condoni che riducano la base imponibile futura, in cambio di un gettito una tantum, spesso, del resto, inferiore al dovuto. Al contrario, si è avviata la definizione di meccanismi sistematici che allarghino la base imponibile in settori chiave, per esempio quello delle imprese individuali, artigiane e delle piccolissime imprese, per le quali verrà creata una fiscalità non punitiva, un regime opzionale.
La filosofia complessiva degli interventi è ispirata a tre principi che mi avete già sentito enunciare in quest'Aula: il rigore, l'equità e lo sviluppo. Naturalmente c'è un forte legame tra queste direttrici: non c'è crescita, né benessere senza una finanza pubblica sana e sostenibile, senza equità, senza un comune sentire e una partecipazione allo sforzo necessario per uscire da questa grave crisi. E il rigore, che spesso ci piace più proclamare che praticare, e che impone sacrifici al Paese e a ciascuno di noi, rappresenta il presupposto essenziale per l'equità e al tempo stesso il volano per lo sviluppo.
Le vicende di questi ultimi mesi testimoniano più che mai che il destino del nostro Paese e quello dell'Europa sono strettamente intrecciati. La crisi della zona euro accresce la vulnerabilità dell'Italia e indebolisce l'ancoraggio a una solida cornice europea che in passato ha svolto un ruolo fondamentale di stabilizzazione nei confronti di turbolenze dell'economia internazionale. L'espandersi sui mercati della crisi del debito sovrano, fino ad interessare il nostro Paese, terza economia dell'area euro, ha generato la convinzione che il futuro dell'euro dipenda anche dalle scelte che l'Italia sta facendo. Se l'Italia non fosse capace di invertire la spirale negativa di crescita del debito, restituendo così fiducia ai mercati internazionali, si determinerebbero conseguenze drammatiche, che potrebbero spingersi fino a mettere a rischio la stessa sopravvivenza della moneta comune e a colpire al cuore il processo di integrazione europea avviato sessant'anni fa proprio con i Trattati di Roma.
La crisi dell'unione monetaria avrebbe a sua volta conseguenze gravemente destabilizzanti per l'intera economia mondiale. In questo momento, come mai prima di oggi, gli sguardi dell'Europa e del mondo sono concentrati sull'Italia: sono in questo momento concentrati su quest'Aula. Il percorso di risanamento del debito pubblico discende certo da vincoli europei, che noi stessi abbiamo con convinzione contribuito a definire nell'interesse dei cittadini italiani e in particolare delle generazioni future. La riduzione del nostro debito pubblico è un'esigenza vitale, e ogni deviazione rischierebbe di far sprofondare il nostro Paese in un abisso. L'esempio della Grecia è vicino, e ci dà una visione precisa di quello che può succedere. La tabella sull'evoluzione degli spread è eloquente: solo un intervallo di tre mesi differenzia l'andamento verificatosi in Grecia dalla situazione italiana.
Le raccomandazioni che la Commissione europea, il Consiglio europeo, la Banca centrale europea o il Fondo monetario internazionale hanno rivolto all'Italia in questi mesi mostrano chiaramente che la crisi del debito sovrano non è solo una crisi di finanza pubblica: è una crisi di crescita mancata, dovuta a riforme mancate. Vediamo anche l'aspetto positivo delle cose. Siamo in una situazione nella quale, forse per la prima volta, fare riforme per la crescita - cosa buona e gradita ai cittadini, a differenza del rigore astratto - è qualcosa che ci viene chiesto anche sul piano internazionale, perché senza crescita persino il consolidamento dei conti pubblici, di vitale importanza per il resto dell'Europa al fine di evitare contagi, non sarebbe percepito come sostenibile. Quindi, se facciamo certe riforme, non facili economicamente, socialmente e politicamente, noi contemporaneamente mettiamo più al sicuro i progressi realizzati negli ultimi anni sul fronte della finanza pubblica e creiamo concrete prospettive di crescita. Non spendo altre parole per sottolineare il nesso che esiste tra il nostro risanamento, la nostra crescita e gli impegni presi con l'Europa, perché so che i senatori sono profondamente consapevoli di questo.
Il pacchetto di misure che ieri abbiamo adottato in Consiglio dei ministri mi è capitato di definirlo (non era previsto che così lo definissimo, ma mi è venuto spontaneo nella conferenza stampa) decreto salva-Italia. Noi tante volte abbiamo visto in Italia decreti «salva-qualcosa» (salva-calcio o altro), di solito a tutela di legittimi e qualche volta persino nobili, forse, interessi particolari. Questa volta ciò che siamo chiamati a valutare e, io spero, ad approvare risolutamente è un decreto salva-Italia: niente di meno di così. Se volessimo essere enfatici, attraverso il salva-Italia passa pro quota (non soltanto attraverso il salva-Italia) anche il salva-Europa, in questa fase. Ebbene, questo pacchetto di misure interviene sia sul lato delle entrate che su quello della riduzione delle spese. In entrambi i casi abbiamo agito in modo da preservare e anzi agevolare la capacità produttiva del Paese.
Quando potrete fare un'analisi di dove l'aumento della fiscalità, che c'è, colpisce, vedrete che cerca proprio di evitare di colpire i fattori di produzione, lavoro e impresa, e si dirige piuttosto verso elementi del patrimonio, perché questo ha effetti meno negativi sul processo di produzione. L'Italia è un Paese ad alta ricchezza privata, ad alto debito pubblico e a ritmo di produzione non adeguato all'altezza di questa ricchezza privata. Quindi la cosa da evitare più di tutte è proprio scoraggiare fiscalmente lo stimolo a produrre, attraverso il reddito, attraverso l'occupazione, nuova ricchezza.
Di qui, con gli strumenti utilizzabili nell'immediato, il Governo ha provveduto ad estendere l'efficacia dei provvedimenti di natura fiscale anche a diversi componenti del patrimonio per assicurare una maggiore equità del pacchetto. La ricchezza finanziaria viene fatta partecipare allo sforzo comune attraverso l'estensione dell'imposta di bollo, che era stata deliberata dal precedente Governo sui conti correnti, anche a titoli e altri strumenti e prodotti finanziari. Avendo particolarmente a cuore gli obiettivi di equità sociale, abbiamo deliberato un intervento una tantum per i capitali fatti rientrare in Italia con il cosiddetto scudo fiscale.
Siamo consapevoli che l'equità dell'insieme dell'azione non sarebbe completa senza avviare sul lato delle spese un sistematico lavoro di selezione ed eliminazione di programmi e di enti della pubblica amministrazione ritenuti non più utili. Questa azione, già presente nel decreto adottato ieri, si svilupperà a partire dal Governo fino a coinvolgere tutti gli enti territoriali. A questo riguardo, il Governo esprime la netta convinzione che si debba procedere al superamento delle Province. Si impegnerà perciò attivamente nel Parlamento per favorire iniziative legislative in questa direzione.
Chiedere agli italiani di accogliere le misure del pacchetto fiscale di salvataggio impone una premessa importante: l'adozione di un regime di trasparenza diffuso che coinvolga anzitutto i rappresentanti della classe politica e le pubbliche amministrazioni. La trasparenza è il primo e più importante strumento di equità al fine di accrescere la consapevolezza di uno sforzo comune verso il bene pubblico, e la trasparenza deve applicarsi in primo luogo ai membri del Governo. Abbiamo annunciato ieri l'imposizione a noi stessi di una trasparenza, per quanto riguarda le dichiarazioni patrimoniali da rendere in base alle leggi vigenti, molto più estesa di ciò che è richiesto obbligatoriamente.
Equità significa anche dare voce alla domanda sociale di una drastica riduzione dei costi della politica. Nel decreto adottato ieri, per esempio, l'organizzazione delle Province viene profondamente modificata finché esse esistono, a Costituzione vigente: i consigli provinciali avranno solo dieci componenti, vengono eliminate le giunte provinciali e viene attuata una drastica riduzione del numero dei consiglieri. Gli organi previsti vengono riportati al ruolo di governo intermedio con funzioni di servizio e coordinamento nei settori che saranno disciplinati con leggi statali e regionali. Ministri e Sottosegretari non parlamentari che siano dipendenti pubblici non conservano l'intera retribuzione in godimento, ma il solo trattamento fondamentale, fatti salvi i diritti previdenziali.
Il segnale deve essere forte e senza incertezze nella finanza pubblica in generale: se non si assicura la tenuta della finanza pubblica, subito, sarà poi tardi per pensare ad interventi più articolati per liberare le forze dinamiche dell'economia italiana.
Nel chiedere forti sacrifici a tutte le componenti della società, ci si è fatti carico di mettere a disposizione dell'economia e del suo rilancio un significativo pacchetto di azioni anticicliche. All'interno di ciò, il Governo ha tenuto conto delle numerose e giuste esigenze rappresentante nel corso degli incontri con parti sociali, forze politiche ed enti territoriali: tra queste, per esempio, la necessità di sostenere il settore del trasporto pubblico locale, come sapete oggi in grave difficoltà.
Abbiamo avviato un'azione sistematica e di lungo periodo a favore della competitività del sistema produttivo e del lavoro. Nel decreto-legge sono previsti provvedimenti concreti che mirano a raggiungere risultati in materia di sostegno della competitività delle imprese, solidità, capitalizzazione, internazionalizzazione delle imprese, creazione di posti di lavoro. Gli interventi di urgenza saranno, tuttavia, presto ricompresi nel quadro di un intervento sistematico a favore della competitività, che darà vita a una serie continua di pacchetti di iniziative che riguarderanno le infrastrutture, con l'accelerazione dei cantieri già pronti per partire, la conoscenza e il capitale umano, l'efficienza del settore energetico, i costi della burocrazia nei confronti del sistema economico, la produttività, e il Mezzogiorno.
Dobbiamo accelerare l'utilizzo dei fondi strutturali europei, rispettando gli impegni presi con la Commissione europea, e pertanto dobbiamo assicurare che il Patto di stabilità interno permetta il cofinanziamento per le opere immediatamente cantierabili.
Gli interventi a favore dell'impresa e del lavoro partono dalla completa deducibilità della componente lavoro dall'IRAP (imposta regionale sulle attività produttive). Viene affermata la deducibilità integrale dalle imposte dirette dell'IRAP, calcolata sulle spese non dedotte relative al personale assimilato, in deroga al principio generale di indeducibilità dell'IRAP dalle imposte statali. In questo modo - un po' tortuoso a pronunciarsi - si elimina una forte penalizzazione sulle imprese che assumono lavoratori; in termini di equità, l'intervento include una specifica clausola di favore per l'impiego di giovani e donne.
Dalla delega fiscale viene anticipata l'introduzione del meccanismo cosiddetto ACE, che attua una riduzione delle imposte sugli utili commisurata al rendimento del nuovo capitale immesso nell'impresa, per rendere più conveniente il reinvestimento nell'impresa stessa, anziché la destinazione di capitali a strumenti finanziari meno legati al volano produttivo del Paese.
Viene rifinanziato il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Questa misura, agendo sui coefficienti di moltiplicazione, consente di fornire credito per oltre 20 miliardi di euro a piccole e medie imprese, che non avrebbero accesso al sistema bancario. Questo, indirettamente, sarà anche un sostegno alle banche, rendendo meno costoso il credito a questa tipologia di imprese, oggi particolarmente colpite dalla crisi finanziaria.
Vengono stabilizzate e rese durature tutte le detrazioni per gli interventi di ristrutturazione immobiliare e di efficientamento energetico. Queste agevolazioni vengono doverosamente - credo - estese alle aree colpite da calamità naturali, in precedenza escluse.
C'è anche un pacchetto di interventi di carattere ordinamentale, che hanno però anche un effetto di emergenza, perché sbloccano cantieri e infrastrutture che trovano ostacoli di natura amministrativa. A questo scopo, è stata fissata per domani una riunione del CIPE, con l'obiettivo di mobilitare almeno 5,2 miliardi di euro, in particolare in favore di alcune grandi opere ferroviarie, come l'AV/AC Treviglio-Brescia e il terzo valico dei Giovi, del MOSE e degli interventi di manutenzione straordinaria, diffusi su tutto il territorio nazionale, di ANAS e di Rete ferroviaria italiana. Sono previsti anche diversi interventi nel Mezzogiorno, tra i quali quelli che interessano la strada statale 106 Ionica, la metropolitana di Napoli, la strada statale Palermo-Agrigento e il porto di Taranto.
Ci sono poi provvedimenti per favorire l'emersione di vaste aree di economia sommersa, di evasione, di diffusa elusione. A questo scopo il decreto prevede un'azione di promozione dell'uso di moneta elettronica e della fatturazione telematica e stabilisce che l'uso del contante come mezzo di pagamento viene consentito esclusivamente per le transazioni inferiori a 1.000 euro.
Non voglio dilungarmi troppo sui vari provvedimenti specifici. Vorrei sottolineare che nel decreto-legge c'è un notevole pacchetto di interventi in favore della concorrenza e delle liberalizzazioni, un aspetto che giova molto ai consumatori e che è stato da lungo tempo richiesto con insistenza anche dall'Unione europea. Questo passa anche attraverso il rafforzamento dei poteri dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato che, per esempio, potrà impugnare in giudizio i provvedimenti delle pubbliche amministrazioni che siano restrittivi della concorrenza.
Vengo, avviandomi alla conclusione, a sottolineare che dei diversi interventi a riduzione della spesa, quello più importante e strutturale ha come suo momento centrale la sistemazione della previdenza. A questo riguardo, devo dire che negli incontri con le parti sociali, che sono stati forzatamente a ritmo serrato, come è nella natura dell'emergenza che abbiamo dovuto affrontare, non c'è stato né il tempo né il modo di affrontare i temi del mercato del lavoro e il tema, associato, dell'ammodernamento dei sistemi di welfare. Quella è la materia che necessita in misura maggiore del negoziato vero e proprio con le parti sociali, per cui questo sarà il prossimo cantiere che, a distanza di qualche giorno, partirà; mentre altre materie noi le riteniamo tutte interessanti per tutte le parti sociali, ma incardinate veramente, se mi permettete, nelle competenze del Parlamento. Quindi, siamo passati certamente attraverso fasi di comunicazioni alle parti sociali, ma pensiamo che, soprattutto in situazioni di emergenza, non ci dovessimo appesantire troppo attraverso un sistematico dialogo su tutto, perché l'interlocutore nostro siete naturalmente voi, membri del Parlamento.
Per quanto riguarda la previdenza, il provvedimento rappresenta una riforma strutturale di lungo periodo - come la riforma della concorrenza e le liberalizzazioni - che affronta con determinazione il tema dell'equità tra diversi trattamenti, con l'estensione a tutti del calcolo contributivo per la determinazione del trattamento pensionistico fin dal 1° gennaio 2012, e il tema dell'equità intergenerazionale, per ridurre il grave, gravissimo squilibrio che oggi esiste a danno dei giovani.
Sia pure molto sinteticamente, vi cito le quattro direttrici lungo cui questo intervento previdenziale si muove. La prima è l'estensione del calcolo contributivo per la determinazione del trattamento pensionistico - come ho già detto - per tutti i lavoratori a partire dal 1° gennaio prossimo. La seconda direttrice insiste sul tema dell'equità intergenerazionale. La terza riguarda l'introduzione di maggiore flessibilità nell'età di pensionamento e la quarta è quella della semplificazione.
La riforma si concentra soprattutto sull'eliminazione di particolari regimi procedurali (tra questi, quello delle cosiddette finestre mobili). Il pilastro della riforma è l'affermazione del sistema contributivo come criterio di calcolo delle pensioni per tutti: il meccanismo viene applicato pro rata ai lavoratori che sono ancora soggetti al sistema di calcolo retributivo. Vi è inoltre un'accelerazione del processo di convergenza del trattamento pensionistico tra uomini e donne: è previsto l'innalzamento dell'età di pensionamento delle lavoratrici dipendenti del settore privato e di quello autonomo e la progressiva equiparazione ai lavoratori uomini. La progressione prevede l'innalzamento di un anno ogni 24 mesi, con conseguente completamento nel 2018. Vengono conservate le pensioni di anzianità con 42 anni e un mese di contributi per i lavoratori e con 41 anni e un mese per le lavoratrici.
Abbiamo anche dovuto - questo lo voglio sottolineare - nell'intento di determinare minori spese correnti per il prossimo biennio, decidere il blocco dell'adeguamento all'inflazione dei trattamenti previdenziali superiori al doppio del trattamento minimo. Tuttavia, grazie anche al gettito che verrà dalla misura, modesta ma significativa nell'ammontare, sullo scudo fiscale, ci è possibile dare almeno copertura piena dell'inflazione per le pensioni che stanno tra quella minima e il doppio del minimo, che, in assenza di quel gettito, sarebbero state costrette ad avere solo metà della copertura dell'inflazione.
Non mi soffermo su altri aspetti come l'imposta municipale propria, l'IMU, elaborata da un approfondito lavoro di questo Parlamento, la quale, a decorrere dal 2012, sostituirà l'ICI. Voglio invece concludere il mio intervento con tre punti sui quali chiedervi comprensione.
Per quanto riguarda il primo punto, ho letto da più parti, nei giorni scorsi, che questo Governo non è stato abbastanza rapido nell'elaborare e adottare un pacchetto di misure. Può darsi. L'abbiamo però fatto in 17 giorni dal momento in cui abbiamo ricevuto la fiducia delle Camere. Ho fatto compiere un'indagine su quanto tempo è occorso in passato a Governi già lanciati e in corsa per elaborare una manovra finanziaria. La risposta è: intorno alle cinque settimane. Noi eravamo un Governo che partiva da fermo, sia pure con l'appoggio di una vastissima maggioranza del Parlamento. Quindi, vi assicuro che non abbiamo perso tempo.
Il secondo punto per il quale, più che chiedere comprensione, desidero ringraziarvi, è il rapporto che nella inconsueta configurazione politica esistente in Italia in questo momento abbiamo potuto stabilire con voi, con le vostre forze politiche. Io e i miei colleghi abbiamo molto apprezzato il modo discreto, incisivo - talvolta molto incisivo - con il quale i rappresentanti delle forze politiche con cui abbiamo avuto interlocuzioni ci hanno manifestato le vostre rispettive esigenze, preoccupazioni, prospettive e i vostri suggerimenti. Non abbiamo tenuto conto al 100 per cento di nessuno di questi suggerimenti, non avremmo potuto. Abbiamo ragionato con la nostra testa e ci assumiamo per intero la responsabilità di ciò che abbiamo ieri deliberato, e che voi valuterete.
Ho trovato in ogni caso molto significativo il contributo di conoscenze e di valutazione dei problemi che dalle forze politiche ci è stato offerto. Sono sicuro che ciascuna forza politica sappia valutare che, a fronte di una non piena soddisfazione per ciascuna di esse, ci sarà probabilmente, tuttavia, una praticabilità dell'insieme dei provvedimenti - che comportano insoddisfazioni per ciascuno - più alta di quella che vi sarebbe stata se avessimo estrapolato, di fronte alle necessità del momento, un bipolarismo vivace come quello che abbiamo potuto osservare, noi cittadini dal di fuori, e voi, in queste Aule, negli ultimi tempi. Credo, quindi, che saprete apprezzare il sacrificio rispetto all'esigenza di ciascun gruppo politico e, al tempo stesso, il fatto che, in questo modo, forse possiamo procedere rapidamente nell'interesse del Paese.
La terza e ultima considerazione, signor Presidente, signori senatori, con la quale intendo concludere il mio intervento è che quando il provvedimento adottato ieri sarà convertito in legge l'Italia acquisterà credibilità. Devo dire che già oggi, nelle percezioni che ci sono state espresse dai mercati e dagli organismi internazionali, l'Italia sta rapidamente guadagnando una credibilità che, per circostanze obiettive - questo non dipende da singole, diverse personalità, ma, ripeto, da circostanze obiettive - negli ultimi tempi non aveva avuto.
Ebbene, vi voglio assicurare che, forti di una rinnovata credibilità di un'Italia che sa adottare misure pesanti, dando prova di rapidità e di maturità, questo Governo agirà nelle sedi europee, perché non dobbiamo prendere l'Europa come un dato, a volte considerato sovrastante, se non ostile. Noi possiamo, in modo dialettico e anche forte - tutte le volte che sarà necessario - avere un maggior peso nella determinazione di quelle politiche europee, o dell'Europa a 27 o dell'eurozona, dalla cui qualità, dalla cui bontà o dalle cui lacune dipende molto del nostro destino. La contropartita dell'impegno che vi chiedo per quanto riguarda l'adozione di questi provvedimenti, non graditi a nessuno, è un impegno, nostro e mio, perché la voce dell'Italia nel quadro europeo abbia tutto il peso che merita. (Applausi dai Gruppi PdL, PD,UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, CN-Io Sud-FS, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Pardi, Caforio, Colombo e Astore)
(tratto dal sito www.senato.it)


VIGNIDEA 2011: LAURA BIANCONI AL CONVEGNO ORGANIZZATO DAL CONSORZIO AGRARIO DI FORLI’-CESENA E RIMINI
Venerdì 1° dicembre la Senatrice Laura Bianconi ha partecipato all’ultimo dei convegni del ciclo Vignidea 2011, organizzato dal Consorzio Agrario di Forlì-Cesena e Rimini. Tema dell’incontro “I progetti di valorizzazione in Romagna: quale strada per crescere?”
“Come presidente dell’Associazione Luigi Veronelli, associazione di cui fanno parte oltre cento parlamentari di tutti gli schieramenti politici – ha dichiarato Laura Bianconi – partecipo sempre con molto piacere e interesse a questi momenti di discussione e approfondimento sulle problematiche del settore vitivinicolo. Questo è il motivo per cui è nata l’associazione Luigi Veronelli, per essere un punto di riferimento per un comparto produttivo che mantiene viva una grande tradizione della nostra agricoltura. Ovviamente – continua Bianconi – il piacere è ancora più grande quando posso incontrare i produttori della mia terra. I vini della Romagna non hanno nulla da invidiare ai grandi e blasonati testimonial delle nostra eccellenze. Occorre però che tutti gli operatori maturino la consapevolezza che solo superando le logiche di campanile i nostri vini potranno trovare spazio e competere sui mercati internazionali”.


La scorsa settimana il Senato ha licenziato il disegno di legge (testo unificato di numerosi disegni di legge di iniziativa parlamentare) avente per oggetto la “Valorizzazione dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale”. Un provvedimento atteso da tutto quel mondo di eccellenze che opera nel campo dell’alta formazione artistica e che forma artisti che sono il vanto del nostro Paese nel mondo. Il Maestro Giovanni Bartoli, per lunghi anni direttore del Conservatorio di Cesena, ci consente di approfondire meglio le problematiche di questo settore alla luce della sua diretta esperienza.

ALTA FORMAZIONE ARTISTICA E MUSICALE: FINALMENTE UN PASSO AVANTI
In via preliminare desidero esprimere la mia totale condivisione ed un ringraziamento particolare al Senatore Asciutti ed alla Senatrice Sbarbati per il loro instancabile e pluridecennale impegno nel settore dell’alta formazione artistica e musicale.
Si deve solo a loro se nel lontano dicembre del 1999 fu approvata all’unanimità in commissione pubblica istruzione, (cosa quasi unica nella storia repubblicana) in sede deliberante, la legge 508 che finalmente dopo più di sessant’anni, dava la giusta collocazione nell’ambito dell’istruzione superiore di carattere universitario, nel rispetto dell’art.33 della Costituzione, ai Conservatori di Musica, alle Accademie di Belle Arti, all’Accademia Nazionale di Danza, all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica ed agli Istituti Superiori per le industrie Artistiche.
Sin dal 1970, quando ho iniziato la mia attività, prima come insegnante poi come direttore nei Conservatori di Musica, avevo constatato che tutti avvertivano l’urgenza di una riforma delle nostre istituzioni.
Esse erano allora regolate, ed in parte ancora oggi (ahimè), da norme risalenti al 1918 ed al 1930. Basti pensare che già negli anni 20 del secolo scorso importanti compositori italiani come Malipiero, Casella, Pizzetti, Cilea ed altri, auspicavano un urgente aggiornamento delle leggi riguardanti le istituzioni musicali.
Verrebbe a dire, citando un libretto d’opera, “ma si taccia del passato…” (Donizetti, Lucia di Lammermoor). E’ necessario però comprendere il perché di un simile lungo travaglio che, dopo quasi 12 anni dall’approvazione della legge 508, ancora vede le istituzioni interessate “ in mezzo al guado”.
La suddetta legge prevedeva entro breve tempo l’emanazione dei regolamenti attuativi, che invece hanno tardato anni e sui quali occorrerebbero oggi profonde riflessioni e, probabilmente, una accurata revisione.
Ho partecipato personalmente ad innumerevoli convegni sulla riforma e ritengo che a Roma possa esistere un capannone contenente montagne di progetti, documenti, petizioni in merito.
Più probabilmente, invece, con tali progetti si sono alimentati colossali falò per capodanno o stufe, in rispetto del risparmio energetico.
Occorre a questo punto distinguere le posizioni fra le Accademie di Belle Arti, l’Accademia di Danza e quella d’Arte Drammatica, già allora di fatto molto vicine al mondo universitario, ed i Conservatori di Musica.
Nelle prime, fatta eccezione per l’Accademia di Danza, si accedeva e si accede tutt’ora dopo il conseguimento di un titolo di studio medio superiore, mentre nei Conservatori vi erano, come vi sono ancora oggi, molti studenti in età scolare, in quanto l’insegnamento di uno strumento deve, salvo poche eccezioni, iniziare in età precoce.
Di conseguenza se non fosse stato per i Conservatori, probabilmente la riforma avrebbe avuto tempi più rapidi. Disgiungere però, come talvolta è stato proposto da alcune forze politiche, queste realtà artistiche avrebbe favorito alcuni processi di secondarizzazione degli istituti musicali, sempre latenti e mai sopiti.
Le cause:
1 – Negli anni ‘70 il musicista Senatore Andrea Mascagni del PCI (omonimo ma non parente del compositore di Cavalleria Rusticana), già direttore del Conservatorio di Bolzano, in ossequio alle direttive filo sovietiche del suo partito, propose un progetto di riforma in analogia agli ordinamenti dei paesi del blocco sovietico. Questo prevedeva l’istituzione di alcune Accademie Superiori di Musica (quattro o cinque) e la trasformazione dei Conservatori in scuole secondarie.
A questo assurdo progetto, salutato con grande favore dalla CGIL, che di fatto avrebbe disperso professionalità artistiche di grande rilievo, si oppose un solo neonato sindacato, l’U.NA.M.S. (Unione Nazionale Arte Musica e Spettacolo).
Il suo segretario nazionale Dora Liguori, unitamente al compianto prof. Pier Giovanni Damiani, attraverso un’infaticabile opera di sensibilizzazione ed informazione sulle realtà dei Conservatori, arrivando perfino a fermare i parlamentari sulla porta di Montecitorio o di Palazzo Madama, riuscì miracolosamente ad evitare un tale scempio.
Di questo fatto però nel tempo è sempre rimasta memoria, soprattutto in taluni ambiti sindacali o politici.
Ricordo inoltre che in occasione di un’audizione in commissione alla Camera, mi colpì un atteggiamento negativo, politicamente abbastanza trasversale, nei confronti dei Conservatori, più virulento però da parte di taluni rappresentanti dell’allora sinistra.
2 – La legge 508 è stata sì approvata all’unanimità, ma con molta riluttanza da parte di alcune forze politiche e sindacali, le quali nel tempo hanno rallentato l’iter delle successive norme regolamentari. Un importante contribuito frenante in quegli anni lo ha dato anche la burocrazia ministeriale, con la quale il mondo artistico ha sempre avuto un difficile rapporto.
3 – La legge 508 è stata anche fortemente avversata dal mondo universitario, che voleva gestire l’alta formazione artistica, per ovvi ritorni d’immagine e potere.
Basti pensare alla struttura dei vari D.A.M.S. ovvero dipartimenti d’arte musica e spettacolo, di cui potevano essere messe in discussione le ambigue finalità, ma che rappresentavano l’unica possibilità di conseguire una “laurea” in ambito artistico.
I diplomi, infatti, rilasciati da Conservatori ed Accademie non avevano e non hanno ancora (fino alla definitiva approvazione da parte della Camera del disegno di legge da poco approvato dal Senato) riconoscimento di laurea universitaria.
Inoltre l’Università era molto interessata alla produzione artistica legata alla formazione ed alla sua organizzazione, con la possibilità di accedere più facilmente a finanziamenti specifici.
E’ da evidenziare poi che il mondo universitario ha sempre rappresentato un potere trasversale in ambito parlamentare, come si può ben comprendere analizzando i curricula di molti nostri eletti.
4 – Ha anche influito non poco un certo atteggiamento culturale, derivante dalla cultura estetica di Benedetto Croce, che ha permeato ed ancora influisce molto sulle classi dirigenti di formazione universitaria. In altri termini le Arti, e la Musica in particolare, sono viste unicamente come aspetti ludici o di passatempo per signorine nei salotti buoni della borghesia e non come momento fondamentale della cultura generale dell’individuo. Tanto è vero che ancora oggi nelle nostre scuole superiori non si fa cenno alcuno alla storia della musica e tanto meno ad una minima esperienza di pratica strumentale o vocale.
Voglio ricordare anche che, tranne pochissimi Ministri della Pubblica Istruzione, Giancarlo Lombardi (ministro in uno dei vari governi tecnici degli anni ‘90), Rosa Russo Iervolino e pochi altri, i rappresentanti dei Conservatori sono sovente stati trattati alla stregua di fastidiosi postulanti o, peggio, di posteggiatori abusivi.
5 – Un altro snodo fondamentale, che non si è mai voluto affrontare, è quello del rapporto fra le istituzioni di produzione musicale, pubblicamente sovvenzionati dal Fus (Enti lirici, orchestre stabili, società di concerti, ecc.) e le istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale.
Appare, infatti, assurdo che non sia stato mai previsto e definito un rapporto di collaborazione, soprattutto in quelle città in cui convivono le suddette istituzioni, se non per piccoli interscambi del tutto marginali.
Ho esperienza diretta di quanto affermo in quanto, avendo creato al Conservatorio di Cesena, da me diretto per 16 anni, un’attività sperimentale di teatro lirico, ho potuto costatare l’aperta ostilità degli enti lirici, regionali e non, rispetto alla nostra iniziativa.
Posso citare come caso unico la sensibilità mostrata dall’ora sovrintendente del teatro comunale di Firenze, Francesco Ernani, che si mostrò disponibile ad aiutare praticamente la nostra iniziativa con gentili prestiti di materiale musicale, costumi o altro.
6 – Un’altra situazione che coinvolge solo i Conservatori e della quale si continua a rinviare una decisa soluzione è quella dei cosiddetti “privatisti”. Il vecchio ordinamento prevedeva la possibilità di conseguire i titoli di studio finali degli studi musicali anche a coloro che si presentavano “privatamente”. Con l’inserimento dei Conservatori in ambito universitario, tale deleteria pratica si sarebbe dovuta sopprimere velocemente. Ricordo di aver proposto alla Direzione Generale dell’Alta Formazione il progetto di una norma transitoria che nell’arco di due o tre anni avrebbe dovuto estinguere tale anomalia.
Gli interessi però di importanti scuole private hanno di fatto vanificato tali iniziative ed ancora oggi, dopo 12 anni dall’approvazione della 508, permane tale possibilità, che in pratica permette di utilizzare ancora la normativa del 1930, facendo così convivere in modo schizofrenico due sistemi normativi contrastanti.
7 – Un’altra anomalia a cui non si è, sino ad ora, voluto porre rimedio è quella della mobilità del personale docente.
Tale mobilità, infatti, è ancora regolata da disposizioni simili a quelle dell’istruzione primaria o secondaria. In altri termini i trasferimenti sono disposti sulla base di punteggi derivati dall’anzianità di servizio, dall’avvicinamento al coniuge, dai figli a carico ecc., senza alcun riferimento alla qualità o alla professionalità artistica dell’insegnante, cosa impensabile in un sistema universitario.
8 - Alla base di tutto questo permane anche l’anomalia che il settore AFAM è regolato da un contratto nazionale di lavoro, ispirato ancora ai principi dell’istruzione secondaria e non è decontrattualizzato come quello dell’Università.
In conclusione con l’approvazione al Senato del disegno di legge sulla valorizzazione del sistema dell’alta formazione, si è fatto un altro importante passo avanti, ma rimangono ancora in parte irrisolti alcuni problemi.
Con la situazione politica ed economica che l’Italia sta attraversando, ritengo però che molta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti prima che questa importante e fondamentale riforma di una parte della cultura italiana, che il mondo ci invidia, possa finalmente arrivare ad una sua definizione.
Come per altri campi chi ci rimette sono i giovani, che scontano sulla loro pelle la lentezza di un sistema politico che, nascondendo ipocritamente interessi di parte, decide spesso di “non decidere”, e di allungare in maniera insostenibile i tempi legislativi, a mio avviso con la segreta speranza che tutto finisca nel dimenticatoio di tanti progetti riformistici iniziati e mai conclusi.
Speriamo bene!
(Giovanni Bartoli, ex direttore del Conservatorio di musica B. Maderna di Cesena)

 

 

 

A cura della segreteria della Senatrice Laura Bianconi
Via Uberti,14 – 47023 Cesena (FC)
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www.laurabianconi.itsenatrice@laurabianconi.it

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